La vittoria di Sal Da Vinci non deve cogliere di sorpresa. Il cantante napoletano aveva un massiccio sostegno popolare pari a quello che spinse Geolier, nel 2024 a un passo dalla vittoria che andò invece ad Angelina Mango in una delle edizioni più controverse e contraddittorie del festival, l’ultima diretta e condotta da Amadeus.
Sal Da Vinci: andrà all’Eurovision?
Fin dalle primissime uscite la sua Per Sempre Sì anche per la sua struttura estremamente popolare e immediata, aveva ottenuto un considerevole consenso. Una vittoria che proietta Sal Da Vinci alla prossima edizione dell’Eurofestival anche se l’artista avrà adesso qualche giorno per accettare e confermare il mandato. Cosa che per esempio lo scorso anno Olly decise di rifiutare per concentrarsi su un tour già in programma, lasciando l’esibizione europea a Lucio Corsi, secondo classificato.
Chi è Sal Da Vinci
Il nome di battesimo è Salvatore Michael Sorrentino, il nome d’arte è quello del padre declinato al singolare, e la vittoria al Festival di Sanremo 2026 è arrivata con il 22,2% dei voti, superando di misura Sayf (21,9%) – uno degli scarti più ridotti in assoluto nella storia recente del Festival con queste modalità di voto – e Ditonellapiaga, terza assoluta davanti ad Arisa e alla coppia Fedez-Masini.
Un trionfo che chi conosce Da Vinci da tempo non ha faticato troppo a spiegarsi: si tratta di uno di quegli artisti che costruiscono tutto mattone dopo mattone, senza scorciatoie, con una coerenza rara nel panorama della musica leggera italiana. Un artista che da sempre si esibisce in Italia e all’estero e che ha costruito il suo successo su un tappeto immenso di concerti e serate dal vivo.

Le origini: nato a New York, cresciuto a Napoli
Sal Da Vinci è nato a New York il 7 aprile 1969, ma la circostanza è quasi un accidente geografico: il padre, Mario Da Vinci – al secolo Alfonso Sorrentino, cantante e attore napoletano – era in tournée negli Stati Uniti quando la moglie Nina lo raggiunse oltreoceano. Il bambino nacque lì, per altro un po’ in anticipo, con tanto di cittadinanza americana, ma crebbe a Napoli, e con Napoli strinse un legame che non si è mai allentato, diventando il centro di gravità di tutta la sua produzione artistica.
In famiglia, il talento circolava già: fu proprio il padre a introdurlo alla musica quando aveva appena sette anni, nel 1976, incidendo con lui il brano “Miracolo ‘e Natale”. L’anno dopo, ancora insieme, il debutto a teatro con le sceneggiate “Caro papà” e “Senza mamma e senza padre”. Nel 1978 arrivò anche il cinema, con una parte nella pellicola di Carlo Caiano “Figlio mio sono innocente!”. Una gavetta precocissima, quasi inevitabile per un bambino cresciuto in quel contesto.
La carriera tra musica, teatro e cinema
Sal Da Vinci ha costruito la sua carriera su più fronti, senza mai scegliere uno solo. Il teatro è stato per lui una palestra fondamentale: dai musical di grande successo come “Stelle a metà” (di cui scrisse anche la colonna sonora, in collaborazione con Alessandro Siani), a “Italiano di Napoli” e “La Fabbrica dei Sogni” nel 2019, ogni produzione ha registrato il tutto esaurito con code interminabili ai botteghini costringendo l’organizzazione ad ampliare al massimo il calendario di repliche.
Dal mondo del teatro Da Vinci ha ereditato una capacità espressiva che si vede ancora oggi quando canta: il corpo e la mimica accompagnano ogni passaggio, ogni parola. Il suo balletto è diventato immediatamente virale scatenando tormentoni e meme un po’ ovunque, persino in sala stampa dove i giornalisti della Lucio Dalla hanno trasformato la sua ultima uscita all’Ariston in una esibizione da villaggio turistico.
Sal Da Vinci e il cinema.
Pochi conoscono l’ompegno di Da Vinci sul fronte cinematografico: nel 1986 recitò nel film “Troppo forte” di Carlo Verdone accanto ad Alberto Sordi, nel ruolo dello scugnizzo Capua. E nel 1995 si esibì davanti a oltre 450mila persone nella conca di Loreto, in presenza di papa Giovanni Paolo II: uno di quei momenti che restano scolpiti in una carriera.
Il suo rapporto con Sanremo è antico e non sempre facile. Nel 1992 partecipò al concorso “Una voce per Sanremo” nella trasmissione “Domenica in”, con Toto Cutugno e Alba Parietti. Uscì senza qualificarsi.
LA PROSSIMA EDIZIONE DEL FESTIVAL AFFIDATA A STEFANO DE MARTINO
La prima vera partecipazione al Festival risale al 2009, con “Non riesco a farti innamorare”, scritta con Vincenzo D’Agostino e Gigi D’Alessio: si classificò terzo alle spalle di Marco Carta e di Povia in quella che p considerata una delle edizioni più complicate di sempre del festival. A volerlo sul palco il direttore artistico e conduttore di quella edizione, Paolo Bonolis.
Poi vennero anni di esclusioni, alcune delle quali vissute con amarezza. Nel 2025 tornò all’Ariston per la serata delle cover, ospite dei The Kolors, per cantare “Rossetto e caffè”. E disse… “In gara? Certo che ci vengo: sempre che mi vogliano”.

Il successo di “Rossetto e caffè” e la strada verso Sanremo 2026
Prima del trionfo di quest’anno, il brano che aveva cambiato la sua popolarità era “Rossetto e caffè” (2024), scritto con Luca Barbato e Vincenzo D’Agostino e certificato doppio disco di platino. Un singolo che aveva spopolato su TikTok e superato i 120 milioni di streaming tra YouTube e Spotify, arrivando dove fino ad allora Sal Da Vinci non era ancora arrivato: al grande pubblico generalista. Un fenomeno nato quasi dal basso, fuori dai circuiti industriali tradizionali, con un ritornello irresistibile e un’anima pop neomelodica che non si scusava di essere tale.
Fu proprio quella canzone a spingere Carlo Conti a invitarlo tra i Big di Sanremo 2026, dopo che una partecipazione era già stata valutata – ma scartata – per il 2025 e parzialmente ripagata da una presenza nella serata delle cover.
A gennaio, alla presentazione dei brani in anteprima per i giornalisti, “Per sempre sì” era passata tra i sorrisi di qualcuno forse per via della sua struttura molto classica, da pop autenticamente partenopeo.
COSA RICORDARE DI QUESTA EDIZIONE DEL FESTIVAL, E COSA DIMENTICARE
“Per sempre sì”: la canzone e il suo significato
“Per sempre sì” è un inno all’amore che dura tutta la vita, costruito intorno all’immagine del matrimonio e del “sì” pronunciato davanti all’altare. Il cantante ha spiegato che non è autobiografica in senso stretto, ma che il suo cuore è quello della promessa: “Nei tempi in cui viviamo la promessa è sempre un po’ labile – ha detto – spesso appena arriva un temporale scappiamo, e invece le sconfitte ti aiutano a fare un passo in avanti”.
Nel testo, mentre canta, si indica l’anulare: un gesto semplice, diretto, teatrale nel senso migliore del termine. La canzone è scritta anche da Alessandro La Cava e Federica Abbate, tra gli autori più richiesti del momento, ed è prodotta da Warner Music.
Semplice, elementare, irresistibile, costringe a tenere il tempo: “Per sempre sì” è già diventata un tormentone, a Napoli e non solo, candidata a fare da colonna sonora ai matrimoni italiani dei prossimi anni.
La vita privata: la moglie Paola e i figli
Sal Da Vinci è sposato dal 1992 con Paola Pugliese, che ha conosciuto quando aveva quindici anni e che non ha mai smesso di essere al suo fianco. Insieme hanno due figli, Francesco (nato nel 1993) e Annachiara (nata nel 1998), che a loro volta li hanno già resi nonni. Vive a Napoli, nel quartiere Chiaia, uno dei più esclusivi della città, in un appartamento all’ultimo piano con vista sul Golfo e su Capri. Una vita costruita lentamente, come la carriera: con pazienza, con coerenza, senza fretta.
Il tour di Sal Da Vinci
Sal Da Vinci sarà in tour da ottobre, queste le date del suo spettacolo teatrale.
7 ottobre 2026 San Marino, Teatro Nuova Dogana – Data zero
9 ottobre 2026 Roma, Auditorium Conciliazione 12 ottobre 2026 Brescia, Teatro Clerici
14 ottobre 2026 Torino, Teatro Colosseo
16 ottobre 2026 Padova, Gran Teatro Geox
18 ottobre 2026 Bologna, Europauditorium
20 ottobre 2026 Milano, Teatro Arcimboldi
23 ottobre 2026 Bitritto (BA), Palatour
3 novembre 2026 Firenze, Teatro Verdi
5 novembre 2026 Catania, Teatro Metropolitan
7 novembre 2026 Avellino, Teatro Carlo Gesualdo