Cinque cose da sapere sul prossimo fondo agricolo dell’UE

La riforma del bilancio pluriennale dell’UE da parte della Commissione europea sta generando incertezza in molti settori, in particolare tra gli agricoltori, che restano i principali beneficiari dei fondi comunitari.

Ecco cosa sappiamo finora su come il bilancio comunitario, noto come Quadro Finanziario Pluriennale (QFP), influenzerà la prossima Politica agricola comune (PAC), la cui proposta è attesa per il 16 luglio.

La struttura a due pilastri

Nelle prime bozze della riforma del bilancio UE si è valutata l’ipotesi di fondere i fondi della PAC in un unico “Piano Nazionale Unificato” insieme agli strumenti di coesione.

Ma il commissario europeo all’Agricoltura, Christophe Hansen, ha chiarito mercoledì 2 luglio che resta ferma l’intenzione della Commissione di mantenere il sostegno al reddito per gli agricoltori, il cosiddetto primo pilastro della PAC.

La principale preoccupazione del settore riguarda invece i fondi per lo sviluppo rurale – il secondo pilastro – che rischiavano di dover competere con i fondi di coesione. Secondo Jan Olbrycht, consigliere speciale del Commissario UE al Bilancio Piotr Serafin, quel pericolo sembra ora scongiurato. “La PAC sarà probabilmente mantenuta con i due pilastri… L’idea che lo sviluppo rurale possa confluire nella politica di coesione è superata, è finita,” ha dichiarato la scorsa settimana presso il Comitato delle Regioni.

Resta però da chiarire quante risorse saranno effettivamente destinate al secondo pilastro e se verranno protette o potranno essere riallocate altrove.

Hansen ha più volte ribadito l’importanza di mantenere la struttura attuale a due pilastri. Lo ho fatto durante l’incontro con i ministri europei dell’Agricoltura a Varsavia, e nuovamente questa settimana al Comitato delle Regioni, sottolineando: “Sarebbe un errore buttare a mare questa cassetta degli attrezzi”.

Più potere alle capitali

Dalla precedente riforma della PAC, i governi nazionali hanno assunto un ruolo maggiore nella definizione delle politiche agricole attraverso i propri Piani Strategici Nazionali – un ruolo che dovrebbe ampliarsi dopo il 2027.

Durante un evento tenutosi questa settimana, Gijs Schilthuis, direttore per la sostenibilità presso la Direzione generale Agricoltura (DG AGRI) della Commissione, ha affermato che Bruxelles intende lasciare più flessibilità agli Stati membri per adattare regole e incentivi ambientali alle realtà locali.

Il pacchetto di semplificazione proposto a maggio dalla Commissione prevede già un maggiore margine di manovra per i governi nella revisione dei Piani strategici della PAC.

Possibili riduzioni del budget 

Anche se l’intero QFP è sottoposto a forti pressioni, la PAC dovrebbe comunque disporre di un “bilancio dedicato”, ha dichiarato Hansen a Euractiv.com mercoledì.

Secondo Olbrycht, però, il budget PAC “non sarà certamente aumentato”, e difficilmente l’agricoltura sarà risparmiata dai tagli.

Fonti consultate da Euractiv suggeriscono che il finanziamento della PAC potrebbe subire riduzioni tra il 15% e il 20%, a seconda di come verranno effettuate le riallocazioni di bilancio. Con opzioni limitate – aumentare i contributi nazionali, creare nuove risorse proprie dell’UE o tagliare altri programmi – una certa pressione sui fondi agricoli sembra inevitabile.

Tempistiche incerte

Anche il calendario è incerto. L’attuale PAC è attuata attraverso tre regolamenti: i Piani strategici nazionali, l’Organizzazione comune dei mercati (OCM) e il regolamento orizzontale.

Lo scorso anno, Hansen ha proposto modifiche mirate all’OCM per rafforzare il potere contrattuale degli agricoltori nella filiera alimentare. I lavori sul dossier sono ancora in corso.

Nel frattempo, le modifiche previste dal recente pacchetto di semplificazione toccano sia i Piani strategici nazionali sia il regolamento orizzontale – tuttora in fase di trattativa.

Resta dunque da capire come la Commissione intenda avviare una riforma più ampia della PAC mentre alcune parti della legislazione attuale sono ancora aperte. Secondo più fonti, il pacchetto QFP del 16 luglio includerà probabilmente un regolamento sul fondo unico, con un capitolo dedicato alla PAC che introdurrà alcuni elementi basilari nei Piani strategici e nel regolamento orizzontale. Le modifiche all’OCM potrebbero arrivare in autunno.

In tal caso, una riforma profonda della PAC sembra sempre meno probabile.

Dalle sanzioni agli incentivi

Con il Green Deal e la strategia Farm to Fork ormai archiviati, le condizioni ambientali non saranno più al centro della PAC post-2027. Molti dei requisiti ecologici precedentemente imposti agli agricoltori sono stati ridimensionati o eliminati nel 2024, nel tentativo di ridurre la burocrazia.

Hansen non ha nascosto il cambiamento di rotta: la prossima PAC, ha dichiarato, punterà sugli incentivi, non sulle sanzioni – un passaggio dal “bastone” alla “carota”. Non si tratta di una rivoluzione, ha detto al Comitato delle Regioni, ma di un’evoluzione, probabilmente basata sul pacchetto di semplificazione di maggio.

A suo avviso, i fondi PAC dovrebbero andare “a chi ne ha più bisogno” – in particolare giovani agricoltori, nuovi imprenditori agricoli e piccole aziende. Ma destinare più risorse a questi gruppi implicherebbe tagli in altre aree, ha aggiunto.

La sua proposta è di fissare un tetto massimo ai pagamenti destinati alle aziende più grandi e introdurre una ‘degressività’ più marcata – ovvero riduzioni progressive dei sussidi in base alla loro entità. Una proposta che sta già dividendo le principali organizzazioni agricole europee.