Coesione Ue, l’Italia rialloca 3,6 miliardi: 1,5 destinati agli alloggi sostenibili

Nelle grandi città l’emergenza abitativa non è più solo una questione sociale, ma un fattore che incide su lavoro, mobilità e coesione territoriale. Affitti in crescita, offerta ridotta, difficoltà per giovani e famiglie a basso reddito: il tema casa è diventato uno dei punti più sensibili dell’agenda europea. È anche da qui che parte la riallocazione italiana nella revisione intermedia della politica di coesione 2021-2027. L’Italia ha riprogrammato 3,6 miliardi di euro verso nuovi obiettivi strategici, destinando 1,5 miliardi agli alloggi sostenibili e a prezzi accessibili. A fare il punto è il ministro per gli Affari europei, il Pnrr e le politiche di coesione Tommaso Foti intervenuto durante il Consiglio Ue Affari generali dedicato alla coesione.

La revisione intermedia consente agli Stati membri di adattare la programmazione a uno scenario mutato, segnato da tensioni geopolitiche e trasformazioni geoeconomiche. Non è solo una rimodulazione tecnica: secondo Foti, 32 dei 48 programmi italiani della politica di coesione hanno modificato le proprie strategie. Nel dibattito sul futuro bilancio pluriennale, però, si apre una questione più ampia. L’Italia insiste sul fatto che la coesione debba “mantenere e rafforzare le finalità per le quali è nata”, cioè la riduzione dei divari economici, sociali e territoriali. “La coesione può interagire, e non essere invece in concorrenza, con gli strumenti della competitività”, ha sottolineato il ministro.

Sulla revisione è intervenuto anche il vicepresidente della Commissione europea Raffaele Fitto, che l’ha definita “un importante passo avanti” e una “svolta nel metodo”. “La Commissione ha offerto agli Stati membri la possibilità di adattare i programmi e riorientare le risorse verso nuove priorità e gli Stati membri hanno risposto positivamente”, ha dichiarato al termine del Consiglio. Ma il confronto non riguarda solo governi e Commissione. Le Regioni rivendicano un ruolo diretto nella futura programmazione e mettono in guardia dal rischio di centralizzazione delle risorse.

“Con il vicepresidente Fitto abbiamo riscontrato una forte sintonia rispetto alla centralità del ruolo dei fondi di coesione, da mantenere assieme al rapporto con le Regioni e senza esagerare nella costituzione di un fondo unico che potrebbe sottrarre risorse”, ha dichiarato il presidente della Toscana Eugenio Giani. Il timore è che la creazione di un fondo unico europeo possa drenare risorse oggi destinate alla coesione, eventualmente orientandole verso altre priorità, come la difesa. “Centralizzare e convogliare tutte le risorse in un fondo unico che oggi può essere usato per la difesa e domani per qualcos’altro continua ad essere un errore”, ha aggiunto Giani.

Per le Regioni il tema è concreto. “Se questo ruolo venisse a mancare, probabilmente la Toscana non sarebbe più in grado di realizzare interventi importanti come i nidi e i libri gratis per i ragazzi, il sostegno ai progetti di vita indipendente per i giovani e le iniziative dedicate alle persone fragili”, ha spiegato il presidente. La partita si intreccia anche con la fase finale del Pnrr. In Toscana, ha ricordato Giani, il Piano ha portato circa 12 miliardi di euro. E proprio sul fronte dell’attuazione il presidente ha assicurato l’impegno a realizzare oltre 70 delle 77 Case di comunità previste, tassello centrale della sanità territoriale.

Il quadro che emerge da Bruxelles è dunque articolato. Da un lato, una coesione più flessibile, capace di riallocare 3,6 miliardi verso nuove priorità, con un focus evidente sull’housing sociale. Dall’altro, il dibattito sul futuro assetto del bilancio europeo e sul ruolo delle Regioni nella gestione delle risorse. La revisione intermedia segna un passaggio di metodo. Il prossimo negoziato sul bilancio pluriennale dirà se la coesione resterà uno strumento con governance multilivello o se prevarrà una logica più centralizzata. In gioco non ci sono solo equilibri istituzionali, ma la capacità di tradurre le risorse europee in politiche sociali concrete sui territori.