Commisso sul Viola Park: «Sarà il centro sportivo più bello d’Europa. Sulla burocrazia italiana…»

Rocco Commisso, presidente della Fiorentina, ha parlato in conferenza stampa nel giorno dell’avvio dei lavori per il Viola Park

Rocco Commisso, presidente della Fiorentina, ha parlato in conferenza stampa nel giorno dell’avvio dei lavori per il Viola Park. Le sue parole riportate da Firenzeviola.it.

COSTRUZIONE – «Il percorso è stato lungo, c’è molta gente da ringraziare. Ognuno di noi però è orgoglioso di quanto fatto finora, comincio da quanto ho detto quasi due anni fa: sono venuto in Italia a dare quanto mi ha dato, l’opportunità avuta grazie ai sacrifici di mia madre e mio padre di fare successo in America. Alla mia età mi sono detto: ora o mai più, e il calcio per me è sempre stato fondamentale. Senza di quello non avrei mai preso le borse di studio. Dopo tante proposte, ho parlato con mia moglie: la amo dal ’73 e mi ha chiesto di prendere almeno la squadra di una bella città visto che andiamo in Italia. Poi devo dire che lei è stata strumentale per questo progetto, quando i costi si alzavano mi convinceva di fare qualcosa di bello. Nel mio secondo viaggio, quando ero Magnifico Messere, mi è venuto a parlare Casini e da lì abbiamo cominciato tutto. Poi però per esempio non potevo venire a vedere, perché c’erano cani e persone con cui avrei rischiato, in più c’era una discarica aperta. Nei terreni Guicciardini non sono mai andato a vedere, altrimenti forse neanche li avrei presi! Poi c’è un laghetto con dei muri romani: per conservarli, abbiamo dovuto cambiare tutto il progetto dell’edificio. Questa sarà la principale sede della Fiorentina, ci sarà pure il mio ufficio anche se l’hanno fatto troppo in alto per un povero vecchio come me, al quale non hanno fatto fare l’ascensore!»

BUROCRAZIA – «Vorrei che il sindaco Casini spiegasse a tutti come si fanno le cose. Ora deve arrivare la tramvia qui, voglio vedere chi finirà prima i lavori. La situazione pubblica, purtroppo, non può fare fast, fast, fast come il privato perché è condizionato dalla burocrazia, un problema italiano. Con la burocrazia l’Italia non andrà mai avanti. Fatemi dire due parole sullo stadio: dico solo che se l’industria del calcio fosse stata di macchine o scarpe, avremmo potuto portare facilmente queste manifatture produttive fuori dall’Italia, come ha fatto la FIAT. Nel calcio no, è difficile, mentre in America si fa: si mettono in competizione stati tra loro, e se la città di New York non fa le cose giuste gli investitori prendono e vanno su altri stadi. Quest’anno ne hanno fatti due: uno a Las Vegas e l’altro a Los Angeles, a duemila chilometri di distanza dalle rispettive squadre. Senza competizione, o si fa come dico o io o non si fa niente, e così si arriva sul tema stadio. La Fiorentina non è scritta né letta solo a Firenze, ha 3 milioni e mezzo: vogliamo avere un contatto più diretto coi nostri tifosi, sentiranno sempre da Rocco cos’ha in testa».

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