Il giornalista di Sky Sport pone l’accento sul trend negativo fatto registrare un anno fa in concomitanza dell’assenza del nigeriano”.
Paolo Condò, sulle colonne del quotidiano La Repubblica, si è proiettato verso il prossimo big match di campionato della squadra di Spalletti. “Milan e Napoli hanno raggiunto la vetta e domenica si affrontano in un big match che per differenti motivi non verrà giocato da Leao e Osimhen. Uno dei ‘classici’ del discorso calcistico riguarda la dipendenza di una squadra dal suo giocatore migliore, che in genere gli allenatori negano. Quel che fa la differenza è la capacità di una squadra di fare a meno della sua star. Pioli ha detto che il Milan verrà messo in maggiore difficoltà perché gli mancherà anche Rebic, il rimpiazzo naturale di Leao, il che potrebbe consigliare un modulo diverso: bella prova ulteriore per un tecnico che negli ultimi due anni ne ha superate parecchie. Ma sarà vero che il Milan patirà di più?”
“Il dubbio esiste – analizza Condò – perché l’anno scorso il dicembre orribile del Napoli — tre sconfitte in casa con Atalanta, Empoli e Spezia — coincise con la perdita di Osimhen. La prima partita senza il nigeriano, guarda caso ancora con lo Spezia al ‘Maradona’, è stata una sofferenza interrotta appena in tempo da una giocata di Raspadori, che l’anno scorso non c’era come Simeone, che in Champions ha rilevato Osimhen centrando la porta nel giro di tre minuti. Quando si dice che il mercato ha migliorato una squadra”.
“Nel contesto di una gara complessa, un’altra delle reduci europee è venuta a capo della rivale dopo molte fatiche: come l’Inter, il Milan e il Napoli, anche la Lazio ha fatto bingo nell’ultimo quarto di gara. L’ha risolta una diagonale ormai proverbiale nella storia del club, quella da Milinkovic a Immobile, al terzo gol che cambia il risultato della stagione: la notazione non è pleonastica, segnare l’1-0 è un lavoro molto più difficile del terzo e del quarto gol, e a una settimana dal ritorno della Nazionale — che fra tre mesi avrà finito la sua penitenza e potrà pensare al futuro — sarebbe scorretto negare che Ciro resti il miglior attaccante italiano”.