Chi vive in condominio ha il diritto di conoscere i nomi dei condòmini morosi senza che ciò costituisca una violazione della privacy. È quanto chiarito dalla Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 7823/2026, che rafforza il principio di trasparenza nella gestione condominiale.
Secondo i giudici, la condivisione di queste informazioni è legittima purché resti confinata all’interno dell’ambito condominiale, come durante le assemblee. Diversamente, è vietato diffondere dati sensibili in spazi accessibili a soggetti esterni. In particolare, non è consentito affiggere avvisi di mora o solleciti di pagamento nelle bacheche condominiali situate in aree comuni aperte anche a ospiti o lavoratori, dove tali informazioni potrebbero essere viste da terzi.
Il caso: la richiesta di documenti e il ricorso
La vicenda esaminata dalla Cassazione risale al 2015, quando una proprietaria immobiliare aveva deciso di citare in giudizio il proprio condominio. La donna lamentava che l’amministratore non le avesse fornito, nonostante ripetute richieste, una serie di documenti fondamentali per verificare la gestione.
Tra i documenti richiesti figuravano il registro dell’anagrafe condominiale, gli estratti del conto corrente del condominio e le dichiarazioni relative ai consumi di acqua dei singoli condòmini. In primo e secondo grado, però, la richiesta era stata respinta e la proprietaria era stata persino condannata per responsabilità aggravata.
La decisione: obblighi dell’amministratore e diritti dei condòmini
La Corte di Cassazione ha ribaltato le decisioni precedenti, stabilendo che l’amministratore ha un preciso obbligo di collaborazione nei confronti dei condòmini. In particolare, deve fornire, su richiesta, informazioni relative alle spese e agli eventuali inadempimenti degli altri partecipanti al condominio.
Non solo: ogni condomino ha il diritto di consultare ed estrarre copia della rendicontazione periodica del conto corrente condominiale, a proprie spese. Questo conto, intestato al condominio, deve raccogliere tutte le entrate e le uscite, garantendo così tracciabilità e chiarezza nella gestione economica.
La sentenza rafforza quindi il principio secondo cui la trasparenza è un diritto fondamentale dei condòmini, bilanciato però dal rispetto della riservatezza, che impone limiti precisi alla diffusione delle informazioni al di fuori del contesto condominiale.
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