Conte sconfessa l’Europa: “Sull’Ucraina un fallimento”. In sintonia con la Lega: “Lasciamo fare agli Usa”

Roma, 11 dicembre 2025 – “La linea dei governi europei sul conflitto in Ucraina è fallita”. È questa la dura accusa lanciata da Giuseppe Conte, presidente del Movimento 5 Stelle, che ha espresso profonda preoccupazione per il disorientamento dell’Unione Europea. Secondo Conte, l’Europa “avrebbe puntato unicamente sulla vittoria militare sulla Russia” – scommessa che si sarebbe rivelata errata – lasciando ora il continente “senza nessuna alternativa strategica”. La via d’uscita? “Lasciamo che a condurre il negoziato siano gli Stati Uniti”.

Le dichiarazioni di Conte hanno immediatamente polarizzato il dibattito politico nazionale, in una ritrovata sintonia giallo-verde con i leghisti. Comprensibile dunque l’irritazione del resto della maggioranza, secondo cui sono un attacco diretto alla linea atlantista e al sostegno all’Ucraina, che l’Esecutivo, guidato da Giorgia Meloni, ha sempre ribadito come elemento centrale della politica estera italiana ed europea. Eppure, nella versione estesa della nuova Strategia di sicurezza nazionale degli Stati Uniti – non pubblicata dalla Casa Bianca ma visionata dalla rivista Defense One – l’Italia viene indicata con Polonia e Ungheria tra i Paesi con cui Washington dovrebbe “collaborare maggiormente” con l’obiettivo di “allontanarli” dall’Unione Europea. Il documento suggerisce inoltre che gli Stati Uniti dovrebbero sostenere “partiti, movimenti e figure culturali” favorevoli alla sovranità nazionale a condizione che rimangano filoamericani. Questa relazione sottolinea qualche crepa nell’impostazione europeista italiana, e sembra dare adito alle parole di Conte, che già in un’altra occasione accusò il Governo “di essere assente ai negoziati per aver fallito totalmente puntando sulla vittoria sulla Russia”. In un’altra occasione, Conte definì “follia bellicista, delirio collettivo” il piano di riarmo Ue da 800 miliardi.

A esprimere il dissenso della maggioranza è stata la deputata di Forza Italia e Vice Responsabile del Dipartimento Esteri, Isabella De Monte, che ha sottolineato come Conte “si è finalmente tolto la maschera, dopo aver finto di essere pacifista. Il suo cuore ha sempre battuto per Vladimir Putin”. Si spinge al paradosso invece l’europarlamentare del Pd Giorgio Gori, che sempre su X commenta amaramente: “Ma sì, lasciamo che sia Trump a condurre il negoziato, visto che ha tanto a cuore le sorti dell’Ucraina e il futuro dell’Europa. Anzi – aggiunge Gori – lasciamo fissare ai russi le condizioni, così evitiamo di perderci del tempo”.

Le dichiarazioni dell’ex premier puntano dunque in una direzione “ostinata e contraria” rispetto al sentiment europeo, che da tempo sostiene la necessità per l’Italia di essere “in prima fila per dare un contributo per la via diplomatica”. Tali posizioni hanno cercato di creare un “fronte del buon senso” e di pacifismo in Italia e in Europa, trovando sponda in alcune aree della Sinistra Europea, ma restando in netta minoranza rispetto al sostegno unanime dei principali leader europei per la difesa e il riarmo.

Usa il sarcasmo infine Carlo Calenda, segretario di Azione, che su X ha commentato: “Conte-Salvini era decisamente una coppia naturale”. E in effetti anche la Lega, sul tema Ucraina, ieri ha puntato di nuovo i piedi sul rinnovo del decreto legge che fa da cornice, da 4 anni, alle forniture militari all’Ucraina. Ieri hanno aperto i giochi le parole del generale Roberto Vannacci (“L’invasione di droni russi è propaganda“), a cui ha fatto eco il presidente dei senatori leghisti Massimiliano Romeo, che ancora una volta invita ad “attendere l’evoluzione delle trattative in corso sul piano di pace Usa” prima di varare il nuovo decreto armi, per “poter definire un provvedimento pienamente coerente con il percorso diplomatico” e “in grado di includere le garanzie di sicurezza per l’Ucraina”. Unità d’intenti, modello Conte I.