Washington, 5 aprile 2026 – L’annuncio viene dato da Donald Trump con i consueti toni enfatici. Il secondo pilota dell’F15 abbattuto in Iran è stato tratto in salvo “in una delle operazioni più audaci della storia”, fa sapere il tycoon. L’ufficiale addetto ai sistemi d’arma, colonnello dell’aeronautica, sarebbe ferito ma in buone condizioni. Le cronache americane parlano di un’infuocata battaglia nei cieli, per mettere in sicurezza il territorio dove era stato localizzato il disperso. Ma cosa sappiamo per certo dell’operazione speciale Usa?
L’abbattimento del caccia F15
Venerdì scorso l’esercito di Teheran abbatte per la prima volta da inizio della guerra un aereo da combattimento americano: si tratta di un F-15E Strike Eagle, un biposto. Il pilota viene immediatamente localizzato dopo l’eiezione e messo in salvo. Ma il secondo membro dell’equipaggio, che siede nel sedile posteriore, specializzato in sistemi d’armamento, non si trova.
L’aeronautica statunitense lancia una massiccia operazione di ricerca e soccorso nell’Iran meridionale, utilizzando elicotteri Pave Hawk a bassa quota e aerei C-130 Hercules.
Il depistaggio della Cia
Nel frattempo, gli 007 Usa attivano una massiccia campagna di disinformazione in Iran, diffondendo la falsa notizia dell’avvenuto recupero, in modo da ingannare le forze iraniane. Anche l’Iran cerca infatti l’ufficiale americano, addirittura offre una taglia a chi lo trova (vivo). Stando a un rapporto della Cia, citato da Axios, l’aviatore disperso viene localizzato dopo più di un giorno dall’intelligence: la sua posizione in un crepaccio montuoso viene comunicata tempestivamente al Pentagono.
Il salvataggio
Stando a quanto riporta un corrispondente dell’US Air & Space Forces Magazine, menzionato da The Guardian, droni Reaper sono stati impiegati per proteggere l’aviatore, che nel frattempo si era nascosto sulle montagne, armato di una pistola. L’obiettivo era colpire “maschi iraniani in età militare ritenuti una minaccia, avvistati entro tre chilometri”. Le autorità di Teheran parleranno poi di almeno 9 iraniani uccisi nell’operazione.
Le circostanze esatte del salvataggio rimangono non chiare, e non lo è neanche la località, ma una persona vicina all’operazione citata dalla BBC conferma che si è trattato di una “enorme” missione di ricerca e soccorso in combattimento (CSAR), una delle più complesse fatte in guerra, con membri specializzati e addestrati. Queste missioni sono spesso condotte da elicotteri che volano a bassa quota, scortati da aerei militari che effettuano attacchi e pattugliano l’area. Il New York Times parla di centinaia di militari americani coinvolti.
La versione di Teheran: “Missione fallita”
Diversa la versione di Teheran: per il comandante iraniano delle forze militari in campo la missione è “fallita”, “presumibilmente concepita come un piano di depistaggio e come una manovra di ritiro rapido con il pretesto di recuperare il pilota, si è conclusa con un fallimento totale dopo che le forze armate iraniane sono intervenute tempestivamente”. Secondo Ebrahim Zolfaqari, portavoce del quartier generale del comando unificato Khatam al-Anbiya, citato dai media iraniani, l’ufficiale americano si trovava in un aeroporto abbandonato a sud di Isfahan, dove sarebbe avvenuto il blitz Usa, respinto dagli iraniani, con la distruzione di due elicotteri e due C-130.
Un bilancio pesante per gli Usa
Quello che è certo è che l’esercito degli Stati Uniti non subiva l’abbattimento di un jet da parte del fuoco nemico da oltre 20 anni – l’ultima volta è successo durante l’invasione dell’Iraq nel 2003. Lo ha confermato all’Associated Press il generale di brigata dell’aeronautica in pensione Houston Cantwell.
Non si sono vittime americane ma il bilancio dell’intera operazione è comunque pesante: in tre giorni gli Usa avrebbero perso l’F15-E, due C-130 e due elicotteri Hh-60 Black Hawk finiti in fiamme, un piccolo Mh-6 Little Bird i cui resti sono stati trovati oggi, due droni MQ-9 Reaper che facevano d’appoggio ai commando e un A-10 Thunderbolt che l’Iran sostiene di avere abbattuto il primo giorno, durante le ricerche del primo pilota.
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