Da domenica scorsa, 8 marzo, non a caso nella giornata internazionale dei diritti della donna, Rai 3 ha iniziato la messa in onda in seconda serata della settima stagione di “Illuminate”, la docuserie di Rai Cultura dedicata alle vite esemplari di grandi protagoniste italiane. Quattro appuntamenti, quattro donne che hanno lasciato un segno profondo nel Novecento: Tina Lagostena Bassi, Lea Pericoli, Eleonora Giorgi e Rosita Missoni. A raccontarle, altrettante attrici amate dal pubblico: Cristiana Capotondi, Sveva Alviti, Ornella Muti e Greta Ferro.
La prima puntata ha visto Cristiana Capotondi nei panni di narratrice per raccontare Tina Lagostena Bassi, considerata una delle pioniere della giustizia femminile in Italia.
“È stato un grande onore, al di là della responsabilità – spiega l’attrice in una bella chiacchierata radiofonica su RAI Radio Uno – veramente un grande onore perché è una donna che ha preso per mano tutte le altre donne. Mi vengono i brividi quando sento le violenze che hanno subito le donne, credo sia stato gigantesco il contributo di Tina Lagostena Bassi” considerando le cose che ha testimoniato e che ha dovuto vedere.
Tina Lagostena Bassi, l’avvocata delle donne
Il docu-film ripercorre le tappe fondamentali della battaglia di Lagostena Bassi per i diritti delle donne: dalla difesa di Donatella Colasanti, sopravvissuta al massacro del Circeo, alla collaborazione con la Casa Internazionale delle Donne di Roma, fino alla messa in onda di “Processo per stupro” nel 1979 e alla conquista della legge che nel 1996 ha reso lo stupro un reato contro la persona e non più contro la morale.
“Lei per prima ha capito come le donne non erano considerate persone – sottolinea ancora Cristiana Capotondi – il processo di personificazione che ha portato avanti da un punto di vista giuridico è stato accompagnato da un cambiamento culturale profondo. Ha fatto in modo che le donne per prime si ponessero come persona, senza paura, sapendo che alle spalle c’era qualcuno che le guardava e che poteva accompagnarle in un percorso di giustizia”.
“Avvocata”, non “avvocato”
La serie mette in luce anche aspetti meno noti ma significativi della figura di Lagostena Bassi, come la sua battaglia per farsi chiamare “avvocata” invece di “avvocato”: “Non era un vezzo, era una scelta, un atto politico”, sottolinea Cristiana interpretando le parole della protagonista – quando dice che farsi chiamare avvocata era la prima forma di difesa e di diritto sottolinea un aspetto fondamentale. Non era una scelta di tutela personale: ma collettiva”.
Un tema, quello dell’autodeterminazione femminile e del riconoscimento professionale, quanto mai attuale: “Tina Lagostena Bassi Affermando se stessa ha affermato un nuovo modo del femminile – spiega l’attrice – una donna che difende le donne in un mondo maschile ha accompagnato il sistema italiano, la cultura italiana, verso un riconoscimento delle competenze femminili. Ha dato davvero il ruolo di persona alle donne, che erano considerate oggetti. Ricordiamo che fino al 1981 la nostra giurisprudenza includeva anche il delitto d’onore…”
Il valore del racconto al positivo
La serie “Illuminate”, prodotta da Anele in collaborazione con Rai Cultura, si conferma uno degli appuntamenti di riferimento del racconto al femminile in tv. “Il titolo mi sembra perfetto – commenta Capotondi – nasce con l’idea di dare spazio e protagonismo a un racconto al positivo del femminile. Raccontare la forza delle donne in quest’epoca è molto più importante che certificare ogni giorno i numeri sulla violenza. È necessario accompagnare quel racconto a questo: in questo binomio c’è tutta la forza delle donne, le loro fragilità e le difficoltà che ancora socialmente riscontrano, ma anche la nostra forza che ci rende merito del percorso grandissimo che abbiamo fatto”.

Il valore del racconto al positivo
La serie “Illuminate”, prodotta da Anele in collaborazione con Rai Cultura, si conferma uno degli appuntamenti di riferimento del racconto al femminile in tv. “Il titolo mi sembra perfetto – commenta ancora Cristiana Capotondi – nasce con l’idea di dare spazio e protagonismo a un racconto al positivo del femminile. Raccontare la forza delle donne in quest’epoca è molto più importante che certificare ogni giorno i numeri sulla violenza. È necessario accompagnare quel racconto a questo: in questo binomio c’è tutta la forza delle donne, le loro fragilità e le difficoltà che ancora socialmente riscontrano, ma anche la nostra forza che ci rende merito del percorso grandissimo che abbiamo fatto”.
Un percorso lungo mezzo secolo
Un percorso lungo cinquant’anni, dal processo degli anni Settanta alla votazione in parlamento che ha cambiato la legge, che Tina Lagostena Bassi ha contribuito a tracciare. E che “Illuminate” racconta intrecciando narrazione cinematografica, materiali d’archivio e testimonianze dirette, nei luoghi simbolo di quella battaglia: dalla Casa delle Donne al Foro Italico, agli studi televisivi e cinematografici romani.
Tra i testimoni che hanno contribuito al racconto su Tina Lagostena Bassi ci sono il figlio Raimondo Lagostena, la nipote Beba Lagostena, Paola Di Nicola (giudice della Corte Suprema di Cassazione), Anna Finocchiaro (magistrata e parlamentare durante gli anni dell’elaborazione della legge n. 66 del 1996 contro la violenza sessuale), gli avvocati Mario Melillo, Anton Giulio Lana, Grazia Volo e Loredana Rotondo, autrice radiotelevisiva e regista di “Processo per stupro”.