Trieste, 12 gennaio 2025 – L’ultimo studio sulle formiche Prenolepis nitens ma anche l’assenza di petecchie sul collo. La Tac “da persona vivente” , l’ipotesi congelamento e la data di morte: sono tra i punti ancora oscuri nella morte di Liliana Resinovich, che dopo 4 anni continua ad essere il giallo di Trieste.
In tutto questo tempo, si sono alternati molti protagonisti – sono cambiati anche procuratore, pm e gip – e molti consulenti.
Ma, fuori dai radar mediatici, alcuni scienziati hanno messo in luce una serie di contraddizioni che meritano approfondimenti.
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La mirmecologa e le formiche (anche) carnivore
L’ultima scoperta arriva paradossalmente da ‘fuori’ inchiesta. Silvia Castro, biologa mirmecologa che collabora con il Museo civico di Trieste, senza mai citare il caso Resinovich a marzo ha condotto uno studio sulle formiche Prenolepis nitens, le stesse che sono state ritrovate sul cadavere di Lilly.
Ha trovato un nido nel parco dell’ex manicomio, a pochi metri da dove, il pomeriggio del 5 gennaio 2022, è stato scoperto il corpo. Ma soprattutto ha lasciato come esca carne di maiale e ha dimostrato che quegli insetti se ne nutrono (subito). Eppure la prima autopsia, a gennaio 2022, non aveva rilevato lesioni sul cadavere della 63enne. Dunque la scoperta sembra illuminare di luce nuova un punto che ha sempre sollevato molte discussioni. La relazione del team Cattaneo infatti ipotizza che Lilly sia stata uccisa la mattina stessa della scomparsa e che il cadavere sia rimasto per 22 giorni nel bosco.

La mancanza di petecchie: i dubbi del medico legale
Aveva sollevato dubbi su questo punto Raffaele Barisani, medico legale consulente di Visintin. Che da quella posizione scomoda per primo aveva messo per iscritto l’ipotesi di lesioni “inferte da terzi” e non dovute a una caduta. Barisani, leggendo bene la consulenza Cattaneo, ha sempre insistito su un punto: quello studio “lascia aperta anche la possibilità della morte da sacchetto, l’elemento certo è l’asfissia“. Non solo. La manovra chokehold – “afferramento da tergo con incavo dell’avambraccio dell’aggressore che avvolge il collo”, tra le ipotesi avanzate da Cattaneo – secondo il medico legale non sarebbe possibile, “perché lascia dei segni inequivocabili, le petecchie congiuntivali che invece non erano presenti sul collo della vittima”.

La data di morte, il microbioma e l’ipotesi congelamento
Noemi Procopio, consulente per il marito di Lilly, docente di scienze forensi in Gran Bretagna, attraverso lo studio del microbioma è arrivata a ipotizzare due possibili date di morte: potrebbe risalire al 14 dicembre 2021 se il corpo fosse stato congelato; in caso contrario bisogna riferirsi a 12 ore prima del ritrovamento. Procopio – che sta proseguendo le sue ricerche con colleghi americani – intervistata da Quotidiano Nazionale aveva fatto una doverosa premessa: la scienza non può dare certezze assolute, ragiona su ipotesi.

Come la Tac di una persona vivente
Resta quel dato che ancora oggi, dopo anni, lascia dei dubbi: come si possono spiegare le buone condizioni del corpo con i 22 giorni nel bosco? La radiologa Claudia Giaconi, dirigente medico dell’azienda ospedaliera universitaria di Pisa, scienziata di grande esperienza e consulente per i professionisti che assistono Sergio Resinovich, il fratello di Lilly, ha dichiarato a Quotidiano Nazionale: “Sembrava la Tac di una persona vivente”. La dottoressa è rimasta molto sorpresa dallo stato di conservazione del reperto che doveva analizzare. Ricordando di aver fatto centinaia di esami post mortali senza mai aver trovato una situazione simile. Ragionamento riferito alla irregolarità sulla vertebra T2, quello scalino che è stato poi interpretato come frattura.

Dunque quattro voci autorevoli, intervenute da posizioni diverse, convergono su una stessa conclusione e sollevano dubbi suffragati dalla scienza su due elementi centrali di questo giallo: la data di morte e i giorni nel parco. A fare la sintesi – di questo e molto altro – dovrà essere la Procura di Trieste.