Dall’obbedienza alla compassione: Gesù secondo Martigli e Storaro nel “Romanzo del piccolo Messia”

Gesù – Dio e Figlio di Dio, ma anche figlio di Maria, uomo, filosofo. Gesù, un punto di rottura nella storia del pensiero umano. Prima di lui, c’era un Dio amorevole ma spesso intransigente; dopo di lui, il divino ha cominciato ad abitare nelle coscienze, è diventato più intimo. Ha spostato l’asse della fede dall’obbedienza alla relazione, dal potere alla compassione. Che lo si consideri Figlio di Dio o un uomo straordinariamente illuminato, poco importa. Sicuramente, ha cambiato per sempre la grammatica morale del mondo con quel suo “Ama il prossimo tuo”: non un comandamento, ma una rivoluzione filosofica.

È su questa linea sottile tra umano e divino, tra mito e consapevolezza, che si muove lo scrittore Carlo A. Martigli, ospite del vodcast Il Piacere della Lettura, per parlare de Il romanzo del piccolo Messia (Solferino), scritto a quattro mani con il pluripremiato direttore della fotografia Vittorio Storaro.

Un incontro di luce e parola, quello tra Martigli e Storaro. “È stato facile e difficile al tempo stesso – racconta l’autore –. All’inizio ho provato molte emozioni al pensiero di lavorare con un genio della cinematografia mondiale, poi la sua umiltà, che può avere solo chi è davvero grande, ha reso tutto naturale. Abbiamo fatto un continuo ping pong creativo.”

Nel libro la luce diventa un personaggio. “Storaro mi ha insegnato a vederla. Io ho provato a trasportare la sua luce dentro la pagina, a renderla narrativa. È una luce che illumina il cammino del piccolo Yeshua, ma anche le zone d’ombra dell’animo umano.”

Il romanzo del piccolo Messia ripercorre l’amore di Giuseppe e Maria, il percorso di vita del piccolo Gesù, la fuga in Egitto come un viaggio di formazione, dove fede e conoscenza si intrecciano. Myriam, Yusaf e il bambino che cambierà il mondo sono figure di carne, paura e coraggio. “Maria, o meglio Myriam, era una ragazzina appena diventata donna – spiega Martigli – ma con una forza enorme. Il suo coraggio nasce dalla paura, non dalla follia. E accanto a lei c’è un Giuseppe tutt’altro che anziano e rimbambito: un uomo vero, che sceglie il sacrificio consapevole.”

La copertina del libro protagonista della puntata
La copertina del libro protagonista della puntata

Martigli, scrittore di romanzi storici e visionari, ha costruito l’opera su una base rigorosa – la congiunzione dei pianeti, i Vangeli copti, la scuola essena – ma con il tono della favola. “È un equilibrio fra rigore e poesia. C’è la storia, ma anche la magia del racconto. E questo permette diversi piani di lettura: dall’avventura alla riflessione teologica.”

Il bene e il male, la luce e l’ombra, tornano come una sinusoide eterna. “Non sono solo metafore della nostra epoca, ma di tutte le epoche. Da Roma fino a oggi, la linea che li separa è sempre grigia. Cinquanta sfumature di grigio tra il bene e il male, per dirla ironicamente.”

Gesù, per Martigli, è un simbolo universale, “una figura sincretica di tutte le religioni, un linguaggio che parla a tutti”. Un uomo che non voleva fondare una fede, ma cambiare il modo in cui l’essere umano guarda se stesso. “Gesù non ha inventato il cristianesimo, come Marx non ha inventato il marxismo. Ha solo mostrato una via diversa: non è più l’uomo che segue la legge, ma la legge che deve seguire l’uomo.”

Nel libro – e presto nel film – la nudità dei corpi diventa purezza, la luce diventa verità, la conoscenza diventa amore. “Essere nudi davanti a Dio significa essere liberi – dice Martigli –. Il bianco non è un colore, è un atto di trasparenza.”

Alla fine, resta un pensiero che va oltre la pagina e la fede: la storia del piccolo Messia non è solo la storia di un bambino divino, ma quella di ogni essere umano che cerca la propria luce in un mondo di ombre.

E forse la più grande lezione di Gesù, da qualsiasi punto di vista lo si guardi – religioso o laico -, oggi come duemila anni fa, è ancora questa: la verità e la vita non nascono da miracoli, ma nel coraggio di scegliere l’amore. Ogni giorno.