David di Donatello 2026: Zalone ha convinto 9 milioni di persone, l’Accademia lo ignora. Chi sbaglia?

Rispetto all’edizione dello scorso anno dei David di Donatello c’è una sorta di continuità. Nel 2025 il premio più prestigioso del cinema italiano aveva quasi ignorato Diamanti di Ferzan Ozpetek che era stato in grandissima evidenza in termini di incasssi.

David di Donatello e Checco Zalone

Partiamo quest’anno Buen Camino di Checco Zalone, uscito il giorno di Natale è diventato il film italiano con il maggior incasso di sempre: 75 milioni di euro, oltre 9,3 milioni di spettatori in sala — più di Quo Vado?, più di Avatar, più di qualunque altro film proiettato nelle sale italiane da quando esistono i dati Cinetel.

Non è semplicemente un successo commerciale, l’ennesimo del comico pugliese: è un fenomeno culturale. Nei soli giorni di Natale e Santo Stefano ha tenuto una quota di mercato del 70%, trascinando l’intero botteghino italiano a livelli che non si vedevano dal 2011 e portando il mese di gennaio 2026 a segnare un incremento del 32% sugli incassi rispetto all’anno precedente.

Ma ai David di Donatello 2026 Buen Camino ottiene una candidatura. Per la miglior canzone originale. E basta.

Che cos’è il David

Vale la pena un breve inciso su ciò di cui si parla. Il David di Donatello è il principale premio cinematografico italiano, assegnato ogni anno dall’Accademia del Cinema Italiano. Prende il nome dalla celebre scultura di Donatello e viene assegnato dal 1956, con una storia che attraversa settant’anni di cinema italiano e internazionale.

Le categorie principali riguardano film, regia, interpretazioni maschili e femminili — protagoniste e non — sceneggiatura, fotografia, musica, costumi, scenografia e documentari. A differenza degli Oscar, che premiano anche produzioni straniere e di nicchia in categorie specifiche, il David si concentra solo ed esclusivamente sul cinema italiano, con alcune sezioni dedicate alle coproduzioni internazionali. La cerimonia di premiazione viene trasmessa in diretta su RAI 1 ed è uno degli appuntamenti più seguiti del calendario culturale italiano.

David e pubblico, una frattura che dura da decenni

Abbiamo parlato del caso dello scorso anno, ma in realtà la spaccatura tra il cinema che gli italiani scelgono di vedere e il cinema che l’Accademia sceglie di premiare non è una novità del breve periodo. Si tratta di una frattura strutturale che si trascina da anni ed è diventata così profonda e così stabile da essere quasi accettata come dato di fatto, come se fosse normale che il film visto da oltre 9 milioni di persone non meriti considerazione in nessuna categoria che non sia quella riservata alla canzone.

Non è sempre stato così. Il cinema italiano ha avuto una lunga stagione in cui qualità e popolarità coincidevano: Dino Risi, Mario Monicelli, Ettore Scola facevano film che riempivano le sale e vincevano premi. La commedia all’italiana era insieme arte e industria, critica e intrattenimento. Poi qualcosa si è rotto — lentamente, progressivamente — fino ad arrivare a oggi, dove il pubblico e la critica sembrano guardare due cinematografie diverse che coesistono nello stesso paese senza mai davvero incontrarsi.

L’Accademia ha le sue ragioni

Va detto che la logica dell’Accademia ha una sua coerenza interna. I David nascono per valorizzare ciò che il mercato non riesce a premiare autonomamente: il cinema d’autore, il film più colto e meno accessibile, l’opera prima che non ha la distribuzione e la promozione per raggiungere il grande pubblico. Se Zalone riempie le sale da solo — e lo fa con una costanza che non ha eguali in Europa — non ha bisogno di un premio per esistere o gratificarsi. Il David dello Spettatore, che andrà certamente a Buen Camino, è il riconoscimento pensato esattamente per questo: un tributo al consenso popolare che non interferisce con il giudizio artistico.

Il problema non è che l’Accademia ignori Zalone. Il problema è che questa separazione netta, applicata con rigidità anno dopo anno, finisce per trasmettere un messaggio implicito difficile da ignorare: che il cinema più popolare e commerciale non sia cinema serio, che far ridere dieci milioni di persone non è un’arte, che il botteghino e il valore artistico siano categorie per definizione incompatibili. E questo messaggio è implicitamente sbagliato.

Cosa premia davvero l’Accademia nel 2026

La carrellata di nomination della 71esima edizione è dominata da Le Città di Pianura di Francesco Sossai con 16 candidature — un esordio alla regia che fino a pochi mesi fa era noto ai soli frequentatori dei festival minori e che oggi si ritrova a sfidare La Grazia di Sorrentino (14 candidature) e Le Assaggiatrici di Silvio Soldini (13). Sono film importanti, film che meritano attenzione e che il circuito commerciale fatica a far arrivare al grande pubblico. È esattamente il tipo di cinema per cui i David di Donatello esistono.

Ma nel momento in cui la cerimonia andrà in onda il 6 maggio su RAI 1 — davanti a milioni di spettatori televisivi, molti dei quali hanno visto Buen Camino ma probabilmente non Le Città di Pianura — quella spaccatura diventerà visibile a tutti. E la domanda che il pubblico a casa si farà, inevitabilmente, è la solita: perché il film che ho amato non è lì sul palco?

David di Donatello
Il David di Donatello, il premio più prestigioso del cinema italiano – Credits ANCI (TVBlog.it)

Chi sbaglia davvero

La risposta onesta è che non sbaglia nessuno in modo assoluto, a fallire l’approccio forse è il sistema nel suo insieme. Un sistema in cui il cinema popolare di qualità non trova quasi mai riconoscimento istituzionale, e in cui il cinema d’autore fatica a trovare il suo pubblico al di fuori del circuito dei festival. La frattura non si cura ignorandola — si cura costruendo ponti. E finora, né l’Accademia né l’industria cinematografica italiana sembrano avere fretta di farlo.

Due strade diverse e divise

Persiste dunque un dualismo evidente. Da un lato una lista di candidature che premia la visione, il rischio creativo, la ricerca formale. Dall’altro Checco Zalone — che i David li ha visti da lontano per tutta la carriera — che con Buen Camino detiene il record di maggior incasso nella storia del cinema italiano contemporaneo e ottiene una sola candidatura, quella per la miglior canzone originale.

Stesso destino anche per FolleMente, commedia di Paolo Genovese con un cast d’eccezione, da Giallini a Edoardo Leo, da Claudia Pandolfi a Maria Chiara Giannetta che ha incassato moltissimo mettendosi in grande evidenza nel listing stagionale. L’Accademia lascia fuori entrambi i campioni di botteghino, riservando loro al massimo il David dello Spettatore che andrà comunque certamente a Zalone.

La sorpresa Sossai e la novità Spampinato

La vera rivelazione di questa edizione arriva da due nomi che fino a pochi mesi fa erano noti ai soli frequentatori dei festival minori. Francesco Sossai con Le Città di Pianura — esordio alla regia di un regista Millennial — si ritrova in lizza per il miglior film e la miglior regia, sfidando nomi consolidati.

Ancora più clamoroso il caso di Gioia Mia, opera prima di Margherita Spampinato: un film costato circa 235.000 euro, premiato a Locarno, che ha incassato oltre 400.000 euro al botteghino e che si gioca cinque candidature tra cui miglior esordio, attrice protagonista, produzione, sceneggiatura e casting. È come se Davide arrivasse a battere Golia. I presupposti ci sono tutti.

Sul fronte della regia femminile si segnalano Isabelle Coixet con Tre Ciotole e Giulia Steigerwalt con Diva Futura, con la grande assente Carolina Cavalli — regista non esordiente che non trova spazio nelle candidature principali.

Gli attori in gara: Servillo, Mastandrea e l’outsider Capovilla

Nella categoria miglior attore protagonista il favorito sulla carta è Toni Servillo, presenza quasi istituzionale ai David, seguito da Valerio Mastandrea. Ma la cinquina riserva due outsider capaci di ribaltare i pronostici: Pierpaolo Capovilla e Sergio Romano. Il più giovane dei cinque è Claudio Santamaria, 51 anni.

Tra le attrici il dato più sorprendente di questa edizione è strutturale: tre categorie su quattro dedicate alla recitazione passano dalle tradizionali cinquine alle sestine. Un posto in più che apre la competizione ma rischia anche l’effetto concentrazione: Valeria Golino, Valeria Bruni Tedeschi e Barbara Ronchi sono candidate sia come protagoniste che come coprotagoniste, monopolizzando di fatto le candidature femminili. Golino con Fuori e Breve Storia d’Amore, Bruni Tedeschi con Duse, Ronchi con Elisa e Diva Futura.

C’è poi un altro dato che preoccupa: su 32 interpreti in gara nella categoria recitazione, solo due hanno meno di trent’anni — Tecla Insolia e Francesco Gheghi, entrambi 22enni. I giovani sono quasi assenti, e la loro scarsità dice qualcosa sulla difficoltà del cinema italiano di far emergere nuove generazioni di attori nel circuito dei grandi riconoscimenti.

David di Donatello Flavio Insinna alla conduzione
Flavio Insinna condurrà i prossimi David di Donatello (Instagram profilo ufficiale) – TvBlog

Chi conduce il David e quando

La cerimonia della 71esima edizione dei David di Donatello sarà condotta da Flavio Insinna e Bianca Balti, una coppia inedita che porta sul palco televisivo per eccellenza la combinazione tra il volto RAI storico e il glamour internazionale della modella e attrice milanese. La cerimonia andrà in onda su RAI 1.

Chi vince davvero

La risposta alla domanda nel titolo resta scomoda: nessuno vince mai davvero del tutto. I David premiano un cinema che spesso non trova il suo pubblico. Il botteghino premia prodotti che i critici faticano a riconoscere, aiutati per la verità anche da massicce campagne promozionali.

Il cinema italiano che funziona su entrambi i livelli — popolare e autorevole insieme — è raro, prezioso e sistematicamente sottovalutato. La 71esima edizione dei David è una fotografia fedele di questa contraddizione: ricca di talento, piena di domande aperte, con qualche risposta che arriverà solo la sera della cerimonia.