Roma, 20 luglio 2025 – Come togliere il sonno o rovinare il risveglio alle controparti (a volte persino entrambi). Le giravolte tariffarie di Donald Trump attraversano i fusi orari e precipitano addosso ai leader europei con puntualità beffarda: all’avvicinarsi della mezzanotte o con la prima tazza di caffè. A volte le virate prendono la forma di indiscrezioni. L’ultima del Financial Times, secondo la quale Trump vorrebbe imporre dazi minimi del 15-20% su tutti i prodotti provenienti dall’Unione europea, è la classica anticipazione difficile da fronteggiare con sorrisi di circostanza a 11 giorni dal termine per trovare un accordo (immaginato al 10%).
“Abbiamo un paio di importanti lettere commerciali in partenza”, gonfia il petto The Donald durante la firma del Genius Act. La nuova legge sulle criptovalute predispone il presidente degli Stati Uniti al buon umore. “Abbiamo accordi commerciali che ci escono dalle orecchie. Ne abbiamo così tanti che ci stanno chiamando tutti”, ripete gongolante. E anche pedagogico. “Quando mandiamo la notizia dicendo che pagherete dazi del 35% o del 40%, quello è un accordo”, spiega. Naturalmente i Paesi colpiti potrebbero chiamare e verificare “se possono raggiungere un accordo un po’ diverso, aprendo il loro Paese al commercio” di prodotti statunitensi (è il suggerimento).

La genericità degli annunci e la risolutezza del tycoon concorrono a mantenere un clima di costante tensione tra le due sponde dell’Atlantico. A Bruxelles la parola d’ordine è dissimulare il nervosismo mostrando calma e ragionevolezza. Implicito che si stia lavorando a una soluzione al fotofinish, ammesso che possa essere trovata. L’apparente indisponibilità di Trump ad abbassare dal 25% al 17,5% i dazi nel settore automotive in cambio di tariffe portate a zero per le auto americane dà il segno della distanza – anche emotiva – tra le parti. “C’è tutto il tempo per un’intesa”, tirano dritto i funzionari Ue.
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È in questo clima di sfida continua che i vertici di Bruxelles provano a variare lo spartito facendo i bagagli diplomatici per l’Asia. La presidente della Commissione Ursula von der Leyen, il presidente del Consiglio Ue Antonio Costa e l’Alto rappresentante Kaja Kallas saranno mercoledì a Tokyo per il 30° vertice Ue-Giappone, poi giovedì incontreranno a Pechino il presidente cinese Xi Jinping. Tokyo è il partner strategico più vicino alla Ue nella regione indo-pacifica nonché il settimo partner commerciale dei 27. Gli scambi annuali assommano a quasi 193 miliardi di euro. Nell’attuale clima di incertezza globale, diventa quindi necessario approfondire la cooperazione sui temi-chiave: sicurezza, difesa, commercio e sicurezza economica, sostegno all’ordine internazionale (che Trump sta cercando di minare) basato su multilateralismo e regole condivise. La qualità della dichiarazione congiunta finale offrirà la misura di quanto Tokyo intenda esporsi a questione dazi ancora aperta. Il capo negoziatore giapponese Ryosei Akazawa è infatti atteso in settimana a Washington. La cooperazione commerciale tra Giappone e Ue potrebbe infine produrre una spinta per rafforzare il Cptpp (l’intesa transpacifica di 11 Paesi tra i quali Canada, Giappone e Regno Unito che più di governo vedrebbe con favore come base di un Wto 2.0).
Più complesso il vertice di Pechino. L’incontro con Xi verterà su affari globali e relazioni bilaterali. La richiesta sarà di interrompere qualsiasi forma di assistenza diretta o indiretta a Mosca colpevole dell’aggressione all’Ucraina. La cena diplomatica con il primo ministro Li Qiang si concentrerà invece sui temi del commercio. Il disavanzo commerciale europeo con la Cina l’anno scorso è raddoppiato arrivando a 300 miliardi. Von der Leyen ribadirà la necessità di privilegiare apertura dei mercati e valore della concorrenza, ma anche la necessità di riequilibrare la bilancia commerciale, come impone una relazione “costruttiva, stabile, equilibrata e reciprocamente vantaggiosa”.