Aldrich Hazen Ames, ex ufficiale della CIA condannato per aver venduto segreti all’Unione Sovietica, è morto a 84 anni in carcere. Considerato uno dei traditori più dannosi nella storia dell’intelligence statunitense, Ames non fu solo una “talpa”, ma anche un uomo segnato da dipendenze, relazioni instabili e una lenta deriva personale. Una vicenda che sembra uscita da una spy-story, ma che ebbe conseguenze reali e drammatiche.
Un agente cresciuto nell’ombra della CIA
Ames non arrivò alla CIA per caso. Nato nel 1941, figlio di un funzionario dell’Agenzia, respirò l’aria dell’intelligence fin da giovane, sviluppando presto un rapporto ambiguo con l’istituzione che avrebbe poi tradito. Entrato ufficialmente nella CIA negli anni Sessanta, fece carriera soprattutto nel controspionaggio sovietico: un paradosso che rende la sua storia ancora più inquietante. Dietro l’apparenza dell’agente affidabile, però, si nascondevano fragilità evidenti. Problemi di rendimento, difficoltà relazionali e una dipendenza dall’alcol che più volte ne aveva compromesso il lavoro, senza mai portare a una reale esclusione dai ruoli sensibili.
La passione per le belle donne e i problemi di alcoolismo
Negli anni Ottanta la vita privata di Ames iniziò a deragliare. Il matrimonio fallì, i debiti aumentarono e l’alcolismo divenne sempre più invasivo. Fu in questo contesto che conobbe Rosario Casas Dupuy, diplomatica colombiana dallo stile di vita costoso, che Ames non poteva permettersi con il suo stipendio. La pressione economica e il bisogno di mantenere quell’esistenza furono uno dei fattori che lo spinsero, nel 1985, a contattare il KGB. Da quel momento iniziò una doppia vita quasi grottesca: mentre beveva nei bar e accumulava segreti, acquistava auto di lusso, pagava contanti e viveva al di sopra delle sue possibilità, senza che la CIA riuscisse a collegare quei segnali evidenti a un tradimento in corso.
Il tradimento, l’arresto e una fine senza redenzione
Per quasi dieci anni Ames vendette informazioni cruciali a Mosca, causando l’arresto e la probabile esecuzione di numerosi informatori occidentali. Arrestato nel 1994 dopo un’indagine dell’FBI, si dichiarò colpevole e fu condannato all’ergastolo senza possibilità di libertà condizionale. Anche durante il processo e negli anni successivi, Ames non mostrò mai un reale pentimento, minimizzando l’impatto delle sue azioni e attribuendo tutto a problemi finanziari. La sua morte in carcere chiude una storia che sembra scritta da uno sceneggiatore.