Roma, 20 gennaio 2026 – Proroga del credito di imposta per l’acquisto della carta, misure per tutelare i contenuti editoriali dall’arrivo, in Italia, dell’intelligenza artificiale sui motori di ricerca. E, più in generale, il ripristino delle misure a sostegno di un settore chiave della vita democratica e che, con l’ultima legge di Bilancio, sono state cancellate.
La Fieg, la Federazione degli Editori di Giornali, non ha nascosto ieri, al termine della riunione del Consiglio generale, le sue critiche sulle scelte assunte dal governo. Un’“insoddisfazione”, si legge in una nota, dovuta alla “mancata conferma di alcune delle misure a favore dell’editoria giornalistica previste dalle leggi precedenti” e al “limitato accoglimento delle richieste degli editori da parte del governo”.
In effetti, nell’ultima legge di Bilancio, c’è stata un’ulteriore riduzione degli interventi a favore del settore. “Nei tre anni di attività, l’attuale governo – si legge nella nota diffusa ieri dalla Federazione – ha destinato all’editoria quasi il 50% in meno delle risorse rispetto ai due precedenti governi, nonostante questi ultimi siano stati in carica per meno di due anni. La riduzione delle risorse costringerà le imprese a diminuire l’offerta di contenuti, compromettendo libertà di stampa, pluralismo, occupazione e qualità dell’informazione”. La Fieg auspica che, come annunciato per altri soggetti, nel corso della conversione in legge del decreto “Milleproroghe” vengano previste ulteriori risorse per l’editoria e prorogato il credito di imposta per l’acquisto della carta di quotidiani e periodici, al fine di mantenere foliazione e qualità dell’offerta di informazione, anche politica.
Ma non basta. A preoccupare la Fieg è anche l’uso al di fuori delle regole dell’intelligenza artificiale. Il Consiglio generale ha, infatti, “rilevato gli effetti pregiudizievoli derivanti dall’introduzione in Italia di AI Overviews e AI Mode: un prodotto che si pone in diretta concorrenza con i contenuti realizzati dalle aziende editoriali, riducendone visibilità, reperibilità e relativi introiti pubblicitari, rappresenta una minaccia non solo al loro rifinanziamento ma, più in generale, all’attendibilità e originalità dell’informazione professionale. Ciò ha gravi conseguenze per la sostenibilità economica e la diversità dei media, con tutti i rischi correlati alla mancanza di trasparenza e al proliferare dei fenomeni di disinformazione nel dibattito democratico”, conclude la nota della Federazione degli Editori.