Esame di cittadinanza, la Lega ci prova di nuovo: “È un onore da meritare”. Raddoppiano i tempi

Roma, 7 dicembre 2025 – “La Lega presenta una proposta di legge per introdurre requisiti più stringenti per la richiesta della cittadinanza italiana, norme ‘anti-maranza’, ampliamento dei casi in cui è prevista la revoca, stretta sui ricongiungimenti. La cittadinanza è cosa seria e va trattata come tale”. Nell’Europa che secondo le immaginifiche iperboli dagli Stati Uniti sarebbe a “20 anni” dall’estinzione a causa dei flussi migratori, Matteo Salvini torna alla carica chiedendo di modificare la legislazione vigente. Parole che spiazzano Forza Italia (a favore dello ius scholae) e Fratelli d’Italia (dove il ministro della Difesa Guido Crosetto auspica un’accoglienza che “dia forza”). In entrambi i casi, toni opposti al riferimento gergale e dispregiativo ai ’maranza’.

La morsa leghista parte proprio dai 18enni: per acquisire la cittadinanza, gli stranieri nati in Italia dovranno superare un esame di integrazione. Condizione di ammissione: l’assenza di condanne o procedimenti penali per delitti non colposi. L’istituenda prova con contenuti e modalità stabiliti dal ministro dell’Interno avrebbe lo scopo di “verificare l’effettiva integrazione” del candidato alla cittadinanza, nonché la conoscenza delle regole sociali e giuridiche minime. “Sondaggi e ascolto nelle piazze consentono di affermare che gli italiani considerano lo status di cittadino come un riconoscimento importante, da attribuire solo agli stranieri residenti nel territorio nazionale che dimostrino di meritarlo”, affermano i presentatori che sembrano puntare ben al di là dell’oggetto legislativo, ma a una paradigmatica disincentivazione dei flussi e del (residuo) richiamo dell’Italia.

Quasi tutto raddoppia nella proposta leghista (persino a carico di cittadini Ue): da 2 a 4 anni il periodo minimo di residenza legale in Italia per i minori, figli o discendenti di secondo grado di italiani, nel caso di richiesta della cittadinanza al raggiungimento della maggiore età; da 2 a 4 anni il periodo di residenza legale per chi ha un genitore italiano per nascita; da 3 a 10 anni per gli stranieri nati in Italia, da 4 a 8 per i cittadini Ue e da 5 a 10 per gli apolidi.

I firmatari intendono rivedere profondamente anche la revoca della cittadinanza, riducendo da 10 a 2 anni il termine per l’adozione del provvedimento ed eliminando ogni previsione ostativa al suo esercizio, in particolare l’impossibilità di revoca qualora l’interessato non possieda o non possa acquisirne un’altra. La revoca della cittadinanza riguarderebbe tutti i casi di condanna definitiva oltre i 5 anni o superiore a 3 per violenza di genere, stupro, maltrattamenti, stalking, revenge porn, nonché per i reati “culturalmente motivati”.

Considerevole anche la stretta sui ricongiungimenti familiari che – relativamente ai genitori ultra65enni – sarebbe negata alle persone “che nella propria vita attiva non hanno fornito alcun contributo al progresso della comunità nazionale italiana e che, ragionevolmente, possono determinare un aumento degli oneri in termini di prestazioni sociali anziché rappresentare un sostegno per la collettività”. E quand’anche esistessero i meriti (e un oggettivo metro di valutazione), diventerebbero assai più alti i costi di esercizio del ricongiungimento: dall’attuale reddito minimo pari a quello dell’assegno sociale aumentato della metà per ogni familiare, al triplo dell’assegno sociale aumentato dell’intero importo (sempre per familiare), più l’obbligo di assicurazione sanitaria.

“La Lega prosegue la sua crociata anti-migranti, non curante che migliaia di giovani nati qui ne sono privi. È una vergogna che porterà solo più conflitti”, considera Filiberto Zaratti (Avs). Solo “propaganda contro chi è un lavoratore regolare nel nostro Paese”, aggiunge Riccardi Magi, segretario di +Europa, facendo notare che “la legge italiana è già molto restrittiva” perché “bisogna essere legalmente residenti” da almeno 10 anni, “in regola con il pagamento delle tasse e dei tributi, non avere precedenti penali e dimostrare la conoscenza dell’italiano”.