Nella giornata di ieri ad Anguillara Sabazia, alle porte di Roma, i carabinieri del Nucleo Investigativo di Ostia, della Compagnia di Bracciano, della Stazione di Anguillara e del Reparto Investigazioni Scientifiche di Roma hanno ritrovato il corpo di Federica Torzullo. Il 9 gennaio, il marito Claudio Agostino Carlomagno ne aveva denunciato la scomparsa dal villino di Anguillara dove abitavano insieme con il figlio di dieci anni. Il corpo della donna è stato rinvenuto all’interno di un terreno in via Comunale San Francesco vicino a quello in cui ha sede la ditta del marito.
I militari hanno quindi transennato e blindato tutte le vie d’accesso al campo e svolto le operazioni di recupero. Il corpo della 41enne era seppellito in una buca scavata con un mezzo meccanico e ricoperto dai rovi, come precisato dal Procuratore di Civitavecchia, Alberto Liguori. Il riconoscimento formale verrà fatto all’Istituto di medicina legale della Sapienza a Roma, dove il cadavere è stato portato dalla polizia mortuaria. Lì sarà eseguita anche l’autopsia.
Omicidio Federica Torzullo: la ricostruzione
Il marito della 41enne è stato trattenuto a lungo nella caserma dei carabinieri di Anguillara e nella serata di ieri è stato trasferito in carcere con l’accusa di omicidio aggravato. “Da quello che so, il suo intento era di presentarsi in caserma ma è stato fermato prima”, ha spiegato l’avvocato Andrea Miroli, difensore dell’uomo. Il procuratore Liguori, che coordina le indagini, aveva rivolto un appello a Carlomagno perché collaborasse. Le poche dichiarazioni fatte dall’uomo non avevano chiarito i contorni della vicenda ed erano apparse contraddittorie agli investigatori. Gli accertamenti svolti hanno infatti portato a repertare “tracce ematiche dappertutto”: all’interno della macchina, nel bagagliaio, sui vestiti da lavoro dell’indagato, sul pavimento dell’ingresso della villetta, nella cabina armadio della camera da letto di Federica (dove molto probabilmente si è compiuto il femminicidio) e sul mezzo meccanico all’interno del magazzino della ditta di famiglia.

Visionando invece il sistema di videosorveglianza a presidio anche della villetta della famiglia, si vede che Federica non usciva di casa dalle ore 19:30 dell’8 gennaio. “Differentemente da quanto sostenuto dal marito, quando ha affermato che in casa non aveva fatto rientro nonostante avesse tentato di farlo convinto di avervi lasciato il portafoglio, l’uomo il 9 gennaio si sarebbe recato alle 7:30 al lavoro per pochi minuti per poi far rientro in casa”. Carlomagno avrebbe provveduto a nascondere il cadavere nel terreno vicino alla sua ditta che opera nel movimento terra. Questo spiegherebbe le macchie di sangue sulla sua tuta da lavoro, sull’auto e su un mezzo meccanico presente in azienda. Resta da chiarire il movente e se non ci sia stato il coinvolgimento di altre persone.
La Procura ha ritenuto opportuno fermare Carlomagno per pericolo d’inquinamento probatorio: “È in grado di influenzare la raccolta della prova dichiarativa, avendolo già fatto con una persona informata dei fatti”. A non essere ancora stati trovati sono l’arma del delitto e il telefonino di Federica. Il cellulare dell’uomo e quello di Federica “erano localizzati nella zona della ditta, ma alla guida dell’auto c’era solo Carlomagno”.
L’articolo Federica Torzullo uccisa nella cabina armadio in camera da letto: il corpo ritrovato sotto due metri di terriccio. La Procura: “C’è il pericolo di inquinamento delle prove” proviene da Blitz quotidiano.