Food Network, intervista a Mitch: “Le Iene mi ha regalato la furbizia, gli scherzi erano proprio cattivi. Mediaset? La tv è cambiata, non c’è spazio per osare”

Personalità poliedrica del panorama radiotelevisivo italiano, autore e stimato professionista della comunicazione, Mitch torna in tv con il nuovo format Recensioni del Terzo Tipo, in onda ogni venerdì su Food Network. Affiancato da uno chef o un esperto di settore, il conduttore offre un’analisi tecnica e immediata dei piatti e dell’esperienza complessiva, indagando sui locali più chiacchierati del web.

In questa intervista a TvBlog, racconta le tappe più importanti della carriera, quelle che l’hanno portato a diventare un vero esperto della comunicazione radiofonica e televisiva. E a proposito della sua esperienza a Le Iene, dice: “Gli scherzi erano proprio cattivi, ma questo approccio continua ad essermi utile“.

I suoi inizi sono stati legati anche alla musica e alla produzione. Quanto ha aiutato quella creatività “musicale” a dare il giusto ritmo al suo lavoro di oggi?

Il programma delle recensioni parte proprio perché la musica mi porta in giro, a suonare e a fare eventi. Sono quindi spesso a contatto con ristoranti in giro per l’Italia. C’è inoltre da dire che, già nel mio DNA, sono un buongustaio e questa è stata sicuramente un’arma in più. Nel mio percorso formativo, ho collezionato diverse esperienze: ho iniziato con la radio e poi sono passato al web, quando ancora non erano diffuse le piattaforme, nemmeno Youtube. Sono quindi stato tra i primi creator a creare programmi interattivi. In seguito sono passato a Le Iene e, dopo aver sperimentato anche la tv, ho aperto una società televisiva. L’importante è sempre comunicare qualcosa agli altri.

Parlando del format Recensioni di terzo tipo. In un mondo pieno di recensioni “stellate”, qual è il dettaglio che le fa dire: “Questo piatto non è di questo pianeta”?

Faccio un passo indietro e spiego cosa sono le recensioni di primo tipo, cioè quelle che vengono fatte tutt’ora tra amici, colleghi o parenti; parlo del classico passaparola. La recensione del secondo tipo è invece quella che ormai è diventata prettamente social: si arriva in un posto, si vede cosa si mangia e si divulga il proprio pensiero sul web.

mitch intervista
Intervista a Mitch – tvblog.it

La recensione del terzo tipo è invece quella che ci siamo inventati noi, cioè andare in questi ristoranti e vedere se effettivamente tutto combacia con ciò che il ristorante scrive online. Noi vediamo e capiamo se c’è davvero la sostanza; tra l’altro ci siamo accorti che la maggior parte dei ristoratori non elenca le materie prime presenti nel piatto, un dettaglio che è invece molto importante. Mangiare fuori vuol dire spendere dei soldi, crearsi un’esperienza, un’emozione.

Venendo dal mondo della radio, com’è stato passare dal far “immaginare” i sapori degli ascoltatori al doverli mostrare in modo così visivo e sopra le righe?

La radio è innanzitutto fantasia: quando tu parli in radio, puoi immaginare qualsiasi cosa. La forza della cucina è anch’essa l’aspettativa: quando prepari un piatto a casa oppure lo ordini, tu lo stai vedendo nella mente e te lo stai immaginando. Questo è il filo conduttore tra i due mondi.

C’è stato un cibo che visibilmente sembrava un esperimento di laboratorio ma che poi si è rivelato paradisiaco?

Sono in realtà riuscito a beccare il riso Pupi, che sarebbe il riso di Zanetti, ex Capitano dell’Inter. Quel piatto è particolare perché è nato da delle vicissitudini che lui stesso mi ha raccontato. È stato un esperimento e alla fine ha confermato il fatto che in cucina vince chi prova esperimenti particolari. Al suo interno c’è un’aggiunta di ragù con riso allo zafferano: erano degli avanzi rimasti in cucina, lui li ha raccolti e vi ha creato un piatto che è stato commercializzato e chiamato Riso Pupi.

mitch intervista
Intervista a Mitch – tvblog.it

Ho inoltre trovato un ristorante con una logica particolare: loro si fanno pagare 10 euro per qualsiasi piatto si scelga di mangiare, che sia antipasto, primo o secondo. Mi sono chiesto come facciano a ricavare guadagni, ma in realtà direi che questo posto funziona alla grande.

È stato “iena” per anni, le manca quel tipo di adrenalina? 

Io credo che, quando uno fa un programma di inchiesta o basato sugli scherzi, c’è sempre quell’adrenalina costante. Gli scherzi erano proprio cattivi, ma questo approccio continua ad essermi utile. Ad esempio, quando andiamo a testare i cibi, avvisiamo il ristorante che è consapevole della nostra presenza. Nella mia testa di “iena“, penso però che giustamente questi ristoranti abbiano un occhio di riguardo nei nostri confronti, e questa malizia mi porta spesso a fare dei cambi di piatto con delle persone che sono lì a fianco a me, a volte pagando anche il loro pranzo. In questo modo posso verificare se quel piatto è effettivamente uguale a quello preparato per me. Questo approccio deriva secondo me dalla scuola de Le Iene, che mi ha permesso di conservare quella “furbizia” in più.

Pier Silvio Berlusconi ha impresso una direzione molto diversa a Mediaset negli ultimi anni. Pensa che un personaggio come lei avrebbe ancora lo stesso spazio di manovra oggi a Cologno Monzese, o canali come Food Network sono diventati l’unico posto per chi vuole fare progetti innovativi?

È sicuramente più difficile poter sperimentare progetti innovativi in canali come Mediaset o Rai, soprattutto in un periodo in cui c’è l’avvento di piattaforme come Netflix o Amazon Prime Video. Quella che una volta era la cosiddetta Tv generalista, che catturava l’attenzione di diverse fasce d’età, dai bambini agli anziani, non c’è più. Su quei canali vediamo ora le serie e i programmi; se si vuole vedere un film, si deve andare appunto sulle piattaforme streaming. La televisione è cambiata, si sta evolvendo, si sta modificando e bisogna trovare degli spazi dove poter osare o creare situazioni nuove. Secondo me, quei canali lì sono un po’ più chiusi e più tradizionalisti.

Futuri progetti da raccontarci?

Al momento, mi sto concentrando anche su una possibile seconda stagione di Recensioni di Terzo Tipo. Vorrei che ci fossero più sorprese e aneddoti, e mi piacerebbe mettere a confronto il cliente che fa la recensione face-to-face con il ristorante. È facile tornare a casa e scrivere una recensione negativa; sarebbe invece bello vivere il momento faccia a faccia con l’operatore. Tante volte non ci rendiamo conto che, dentro al ristorante, ci sono persone che hanno famiglie e che vivono di quello. Capita invece spesso che un cliente arriva e demolisce con cattiveria il lavoro altrui, perché ha aspettato tanto o perché non ha apprezzato un particolare piatto.