Roma, 25 luglio 2025 – Mentre prosegue il dialogo sul cessate il fuoco tra Israele e Hamas, la crisi umanitaria nella Striscia diventa sempre più complicata. Un’emergenza che la presidente di Medici senza frontiere Italia, Monica Minardi, definisce come un “genocidio”.

Dottoressa, il problema della malnutrizione è al centro della crisi.
“I casi di donne incinte e bambini malnutriti stanno aumentando vertiginosamente, ormai parliamo di numeri quadruplicati rispetto a una o due settimane fa. Facciamo estremamente fatica a trattare i nostri pazienti perché non arriva niente, neanche il cibo specifico per i bambini. Oggi un chilo di farina è arrivato a costare fino a 25 euro. Stiamo assistendo a un genocidio”.
Come stanno i vostri operatori?
“Ormai mangiano una volta ogni due giorni, assistiamo al loro spegnimento. La situazione è estremamente grave, le strutture sanitarie non sono protette e anche deliberatamente attaccate. Dodici dei nostri colleghi sono stati uccisi e di recente è stato ferito pure il bambino di soli tre anni di un nostro operatore”.
Trappola Gaza: pane e sangue. Mille morti durante la distribuzione del cibo
Secondo fonti giornalistiche negli ultimi quattro giorni sarebbero morte di fame almeno 45 persone. Numeri attendibili?
“Sono numeri sicuramente sottostimati, ma non è possibile fare particolari indagini in questo senso dato che non ci sono luoghi sicuri neanche per gli operatori. Non bisogna dimenticare poi che tante persone sono morte (o moriranno) non solo per gli attacchi diretti dell’esercito israeliano, ma per tutte quelle patologie che non possono essere curate, come quelle cardiovascolari, il diabete, l’ipertensione o le malattie oncologiche”.
C’è poi il tema della distribuzione degli aiuti.
“La Gaza foundation, non uso il termine ‘humanitarian’ perché di umanitario non ha assolutamente niente, è una trappola per le persone. Quasi quotidianamente i palestinesi muoiono nei punti di distribuzione, come purtroppo è successo anche a un nostro operatore. Gli sfollati rischiano che l’Idf spari contro la folla solamente perché qualcuno si è mosso troppo presto o magari si è alzato in piedi. Sono luoghi assolutamente non sicuri, in cui persone affamate da mesi, senza acqua e magari affette da malattie che si trasmettono per via respiratoria o orofecale, come le diarree acute, vengono ammassate. E questo non dovrebbe succedere, così come non dovrebbero essere confinate nel dodici per cento del territorio della Striscia. La situazione è sempre più drammatica”.