Il ragionier Ugo Fantozzi ha cambiato molto dell’immaginario collettivo con cui l’italiano guardava a se stesso e alla propria evoluzione. Un modo sferzante e spietato di leggere la storia drammatica di un uomo – “Il più grande incassatore della storia” avrebbe detto del suo personaggio Paolo Villaggio a chi scrive in una intervista di oltre trent’anni fa che è diventata una chiave di lettura per interpretare l’Italia, gli italiani e la loro mediocrità.
Dal 12 al 15 marzo il Teatro Carcano di Milano ospita “Fantozzi. Una tragedia”, lo spettacolo diretto da Davide Livermore e prodotto dal Teatro Nazionale di Genova che porta sul palcoscenico l’universo creato da Paolo Villaggio. Protagonista è Gianni Fantoni, attore che nella sua carriera ha più volte incrociato Villaggio e che da anni inseguiva il sogno di portare il ragioniere più famoso e grottesco della storia della commedia italiana a teatro.
Fantozzi, dai libri al palcoscenico
Lo spettacolo nasce da un lavoro di gruppo che ha coinvolto oltre allo stesso Fantoni e a Livermore, anche Carlo Sciaccaluga e Andrea Porcheddu. Il punto di partenza non sono stati i film ma i libri originali, pubblicati tra il 1971 e il 1976: “Sono i libri la pietra angolare di tutta l’operazione – spiega Fantoni – i primi film di Salce erano Fantozzi in purezza, poi dal terzo film in poi si è un po’ persa quella capacità amara e soprattutto quella parte super tragica che nei primi due lo faceva somigliare a Buster Keaton. Con il tempo la maschera si è cartonizzata, è diventata più commedia, più pop. Il Fantozzi che proponiamo oggi a teatro è più crudo, più spietato. Si ride, ma c’è anche una parte molto più amara che nel cinema si è persa”.
Non un’imitazione ma un multiverso
Chi si aspetta una replica di ciò che ha visto al cinema resterà sorpreso. Fantoni chiarisce subito la natura dell’operazione: “Non è un’imitazione di qualcosa già visto. Fisicamente io lo ricordo, anche nella voce e nei movimenti, perché una maschera ha un suo codice e non puoi tradirlo. Ma tutti noi che siamo sul palco proponiamo un Fantozzi mai visto, inedito, in un multiverso. Come se non fosse mai stato fatto prima”.
Lo spettacolo include anche episodi mai portati sullo schermo, presenti solo nei libri: “Riporteremo Fantozzi che scopre di saper volare, una cosa che non è mai stata affrontata al cinema e che a teatro assume una valenza poetica da non perdere. Siamo partiti dai libri, non abbiamo inventato nulla. Abbiamo usato il linguaggio scritto di Villaggio, le battute sono le sue”.
Fantozzi oggi: dagli uffici ai social
La maschera creata da Villaggio cinquant’anni fa conserva intatta la sua forza. “Gli sfigati ci sono ancora, i poveracci schiacciati dal sistema non sono più i colletti bianchi ma sono i rider, quelli che consegnano le pizze – riflette Fantoni – gli ultimi ci saranno sempre finché ci saranno i primi, che diventano sempre più primi. Raccontare il disagio degli ultimi, schiacciati dal potere e dalla società, non passerà mai di moda. Ed è proprio per questo che Fantozzi è un classico”.
Ma il Fantozzi contemporaneo non è solo chi fatica per sopravvivere. Soprattutto oggi è anche chi vive più sui social che nella vita reale: “Cosa c’è di più fantozziano di uno che smanetta sui filtri per sembrare più bello sui social? Più Fantozzi di una Silvani moderna che si mette i labbroni, va a farsi il botox e il filler per sembrare più figa? L’omologazione è molto più profonda e pervasiva di prima. Anzi, oggi siamo ancora più Fantozzi di allora, perché contiamo ancora meno. Anche se ci fanno credere disperatamente il contrario. Ci sembra di poter fare qualcosa perché mettiamo un like a un post che si indigna contro qualcosa, ma in realtà veniamo neutralizzati completamente. Ecco perché non ci sono più le grandi manifestazioni di piazza: uno si sublima mettendo un like. E pensa che il suo dovere sia finito lì…”

Ridere della tragedia: il pubblico diviso
C’è chi ama Fantozzi e chi non riesce a guardarlo perché lo trova troppo angosciante. Fantoni conosce bene il fenomeno: “Non accade solo con Fantozzi, accade con tutto ciò che è commedia slapstick, anche con Stanlio e Ollio. Soprattutto con le donne, perché entrano in empatia in maniera diversa, si medesimano nella disperazione di questi personaggi e non riescono ad avere la giusta distanza per poterne ridere. L’uomo, essendo più cinico, molto spesso invece gli scatta la risata”.
A chi ha questa resistenza, l’attore rivolge un invito: “Quello che posso dire è di venire a teatro, perché non è un’imitazione di qualcosa già visto. È un Fantozzi completamente diverso, pur essendo fedele alla maschera che conosciamo. Con delle valenze teatrali che si possono vedere solo a teatro. Chi conosce questo personaggio dai film più popolari scoprirà delle angolature del tutto nuove e forse gli verrà voglia di leggere i primi libri nei quali Villaggio propose momenti di straordinaria poesia, come quando raccontava del suo primo innamoramento sulle colline di Sant’Ilario, o eventi irripetibili al cinema, umiliazioni devastanti che nemmeno Luciano Salce volle concretizzare in pellicola. Perché erano davvero terribili…”
Il Fantozzi di Gianni Fantoni a Teatro
La versione teatrale di Fantozzi è a Milano al Carcano la prossima settimana, dal 12 al 15 marzo. Ulteriori replice a Cremona, Mestre e Pavia.