Nel percorso di Giorgio Pasotti c’è un’eleganza silenziosa. L’attore ha saputo attraversare il cinema italiano con coerenza e semplicità e, dai primi passi nel mondo delle arti marziali in Cina alla consacrazione con i grandi maestri della cinematografia, non ha mai smesso di evolversi. La sua nuova sfida è quella che lo vede nei panni del bobbista italiano Eugenio Monti nel film Rosso Volante, in onda il prossimo 23 febbraio 2021, una coproduzione Rai Fiction e Wonder Film.
In questa intervista a TvBlog, l’attore racconta le tappe più decisive del suo percorso artistico, svelando aneddoti e retroscena sulla sua ultima fatica televisiva. Un racconto che intreccia imprese sportive e valori umani profondi.
Con l’uscita de L’ultimo bacio, è diventato il volto di una generazione. Come ha gestito quell’improvvisa popolarità e il rischio di rimanere incastrato in un unico tipo di ruolo?
L’ho gestita scegliendo semplicemente progetti che avrei voluto vedere io come spettatore e che erano per me molto qualitativi. Non mi è mai interessato il modo in cui guardare questi progetti, se in televisione, al cinema o al teatro. Negli anni ho optato sempre per scelte coraggiose, perché credo che il coraggio sia una parte fondamentale nella carriera di un attore. I percorsi si costruiscono attraverso i no e attraverso le scelte coraggiose. Dopo L’Ultimo Bacio, sono infatti entrato nel cast de Il Distretto di Polizia, che era qualcosa che i miei colleghi e amici non avrebbero mai fatto. All’epoca o si faceva cinema o si faceva tv: il mio lavorare in entrambi gli ambiti è stato visto da molti come un gesto coraggioso, che è poi stato premiato perché mi ha fatto uscire dall’etichetta di “ragazzo di Muccino e de L’Ultimo Bacio“.
Quella serialità mi ha restituito un grandissimo successo, che mi ha permesso di abbandonare un progetto che all’epoca stava andando veramente molto bene. Io non ho mai fatto più di ogni stagione per ciascuna serie, e sono quindi andato avanti così, coraggiosamente, fino ad oggi.
A proposito di coraggio, lei è partito per la Cina giovanissimo per perfezionare le arti marziali, una disciplina che richiede un rigore assoluto. Quanto di quella disciplina sportiva porta ancora oggi nel suo modo di studiare un copione e stare sul set?
Tantissimo. Lei giustamente l’ha definita “disciplina“, perché è proprio figlia di questo termine, non è uno sport. L’insegnamento delle arti marziali l’ho ritrovato spesso nel mio lavoro, da me concepito sempre come se fosse una profonda disciplina alla quale essere fermamente attaccato. Mi considero uno degli artigiani dello spettacolo che, come gli uomini di bottega, stanno chiusi nella loro officina e lavorano al pezzo mettendoci anima, corpo e tempo. In questo senso, la disciplina sportiva mi ha molto aiutato.
Parliamo di Rosso Volante. Cosa le ha fatto dire “sì” a questo personaggio appena ha letto la sceneggiatura?
Questo è in realtà un progetto che ho scoperto per caso, quando sono stato invitato a un anniversario di un celebrativo del CONI. Lì mi hanno dato da leggere un estratto della vita di questo signore (Eugenio Monti n.d.r.), di cui io non avevo mai sentito parlare. Mi sono innamorato di questa storia e da lì ho pensato di creare qualcosa, che fosse al teatro o al cinema. Con le Olimpiadi Invernali si è chiuso un cerchio e ho avuto la possibilità di realizzare un film. La Rai ci ha creduto subito perché ha visto un fortissimo potenziale. Da lì è nato tutto.

C’è da dire che la storia va ben oltre le gesta sportive, ma vuol essere un esempio umano di una vita fantastica che nemmeno la più fervida fantasia di uno sceneggiatore sarebbe riuscito a scrivere. Parla apparentemente di qualcosa che nessuno sa, perché il Bob non è certo uno degli sport più conosciuti al mondo. Pur parlando di uno sport molto cinematografico, perché è appunto una sorta di Formula 1 sul ghiaccio, il film racconta di una vicenda umana e sportiva che commuoverà e appassionerà anche chi di Bob non capisce nulla.
Cosa rappresenta per lei la storia di Eugenio Monti e cosa lascerà nel pubblico?
Una grandissima emozione. Questo è un film universale perché porta in dote un linguaggio universale, parla di amicizia, famiglia, amore, di scelte coraggiose. Parla di un uomo che ha combattuto contro tutti e tutte per raggiungere i propri obiettivi ma, nella maniera più leale e coraggiosa possibile. Un uomo che ha vissuto nella libertà. Si racconta di una vicenda umana che travalica lo sport e il senso sportivo ma che svela un mondo, una storia meravigliosa ambientata negli anni ’60, nel pieno del boom economico in Italia, un Paese che si stava tirando su e che aveva un grande fermento economico, artistico e culturale. In questo panorama abbiamo la vita di questo personaggio. È una vicenda che può piacere a un pubblico larghissimo.
Monti era tra l’altro un uomo che ha messo la lealtà sportiva sopra la vittoria stessa. Come ha lavorato per restituire al pubblico la sua incredibile forza fisica?
Mi sono davvero allenato molto per la preparazione di questo ruolo. Nella mia carriera trentennale, questo è stato sicuramente il film più faticoso dal punto di vista di preparazione fisica, proprio perché volevo restituire verità e onore a questo campione. Il Bob è uno sport che io non ho mai praticato ed è durissimo, perché si spingono strumenti che pesano 75 kg ed è anche necessaria una preparazione atletica simile a quella di un pilota di Formula 1. Ho quindi avuto una preparazione degna di un atleta olimpico, né più né meno.
Qual è l’aspetto più intimo o meno conosciuto di Eugenio che ha cercato di far emergere tra una discesa e l’altra?
Il suo inseguire la velocità. Monti l’ha inseguita per tutta la sua esistenza, pur rischiando la morte diverse volte. In quegli anni non c’erano protezioni né aiuti tecnologici in grado di salvaguardare l’incolumità delle persone. Lui nasce come sciatore di discesa libera, poi si “ricicla” come bobbista a 160 all’ora in gallerie completamente ghiacciate.

Nel mentre prova inoltre la Formula 1 e lo fa con tempi incredibili, spostandosi con una moto senza mai l’utilizzo di una macchina per non avere la costrizione di un abitacolo ma per sentire l’ebrezza del vento, per stare a contatto con la natura. Eugenio Monti ha quindi fatto della velocità un senso di vita. In un confine molto labile tra la vita e la morte, ma portando sempre avanti un’idea e cercando di realizzare i propri obiettivi in modo leale. Era uno di quei campioni che restano.
Un campione diventato immortale, proprio per quello che ha trasmesso a prescindere dallo sport…
Sì, assolutamente. Questo film nasce proprio dall’idea di vedere una storia che non parli solo di un campione di Bob, ma di un essere umano che viene dal nulla ma che riesce a realizzare i propri sogni rialzandosi ogni volta che la vita cerca di abbatterlo.
Il film va in onda il 23 febbraio, il giorno dopo la cerimonia di chiusura delle Olimpiadi. È quasi un passaggio di testimone: dai campioni di oggi alla leggenda di ieri. Cosa spera che resti nel cuore degli italiani dopo queste settimane di sport, guardando la sua interpretazione di Monti?
Intanto abbiamo un dato importante: le Olimpiadi Invernali sono andate veramente molto bene in tv e il pubblico si è seriamente e profondamente affezionato. Noi regaliamo quindi al pubblico la possibilità di vedere una storia proprio quando le Olimpiadi si concludono, ed è una storia che racchiude in sé il senso olimpico più intimo e più vero, cioè la storia di un Campione che è stato soprattutto un esempio e che continua ad esserlo per gli sportivi di oggi, anche perché lo sport è molto cambiato al giorno d’oggi. Ne sono un esempio i gesti antisportivi e di cronaca che circolano ogni giorno; lo sport dovrebbe invece essere lealtà, rispetto delle regole e dell’avversario, lealtà. Mi auguro quindi che questo film sia un esempio soprattutto per gli sportivi, ma anche per la gente comune.
La nostra sarà inoltre una vera staffetta, anche perché il giorno dopo inizierà Sanremo, una vera Olimpiade canora. Noi siamo quindi l’esatto anello di congiunzione tra la fine delle Olimpiadi e l’inizio di un evento musicale così importante come Sanremo, che inizia il 24 febbraio.
Futuri progetti da raccontarci?
Ho appena terminato il montaggio del mio terzo film da regista, il cui tema è il mondo del lavoro, che uscirà quest’anno. Inoltre è appena uscito il mio secondo romanzo e attualmente sono in tournée, fino a marzo inoltrato, con una mia regia su Otello.