“Giustizia, il governo vuole impunità”. Il fronte del No al referendum ci spera e incassa il voto di Vasco Rossi

Roma – Una riforma che non serve a risolvere l’ordinaria inefficienza della giustizia, ma a favorire l’impunità delle classi dirigenti politiche e di governo a scapito dell’indipendenza della magistratura. Ai sensi di un “disegno” diretto a indebolire la separazione dei poteri e i “contrappesi costituzionali” a esclusivo vantaggio del governo, come nelle intenzioni dell’altra riforma sul premierato per dare l’investitura popolare a una persona sola al comando.

La spiegazione semplice del referendum sulla Giustizia 2026: cosa succede se vince il Sì (o se passa il No)

Nel penultimo giorno di campagna referendaria, risuonano come un coro unanime le parole pronunciate in differita non solo dalle e dagli esponenti di punta del centrosinistra, ma anche dei sindacati, la società civile e i magistrati impegnati per il No alla consultazione di domenica e lunedì 22 e 23 marzo. “C’è chi dice No”, elargisce del resto il proprio endorsement Vasco Rossi nel 39° anniversario della pubblicazione del singolo.

Schlein: No al referendum, non migliora la giustizia e indebolisce l’indipendenza dei giudici

Nonostante la chiusura unitaria di mercoledì in Piazza del Popolo a Roma non abbia fatto faville, il fronte del No vagheggia la possibilità di vincere la partita condotta tutta in rimonta contro la riforma sulla separazione delle carriere tra pm e giudici. Anzi. Una volta tanto la piazza romana un po’ vuota potrebbe essere un buon viatico per riempire i seggi. Tutta la campagna, del resto, è stata improntata su iniziative nei territori; anche se nei dirigenti che escono dagli incontri pieni rimane sempre il dubbio su “cosa pensano le migliaia di persone che incontri quando esci per strada”. Ancora di più: il No di centrosinistra ha avuto buon gioco ad affondare il dito nelle piaghe delle contraddizioni di una maggioranza che, salvo i liberali di Forza Italia, stenta a difendere la dottrina garantista di una riforma che pertanto non è particolarmente nelle corde della base di destra; per quanto ieri Giorgia Meloni ci abbia provato nel podcast con Fedez. Ma da Genova la sindaca Silvia Salis chiosa che sentirla dire “che i magistrati liberano gli stupratori come amministratore mi fa provare profonda vergogna”.

Vasco Rossi -
01-06-2023 Rimini – Concerto di Vasco Rossi – – photo Petrangeli

Archiviata la fredda e umida piazza romana di mercoledì, ieri il No ha parlato ancor più all’unisono da diversi microfoni. L’obiettivo della riforma della giustizia “non è la separazione delle carriere” e “non è l’efficienza”, ma “scudare” la politica per garantire uno “spazio di impunità di chi governa”, sostiene il leader 5 Stelle Giuseppe Conte, che ha riempito un’aula della Statale di Milano (con annesse polemiche da parte leghista respinte dall’ateneo in quanto a tutte le liste studentesche sono state autorizzate iniziative analoghe).

Vogliono un Paese nel quale chi vince legittimamente le elezioni poi nel governare non abbia nessun limite né controllo

La riforma serve al governo per “non essere giudicato come tutte le cittadine e i cittadini”, dice a Bruno Vespa la segretaria dem Elly Schlein, spiegando che “il governo pensa che chi prende un voto in più alle elezioni non debba essere giudicato come tutte le cittadine e i cittadini”. Serve insomma, “a indebolire l’autonomia della magistratura, perché vogliono un Paese nel quale chi comanda, chi vince legittimamente le elezioni poi nel governare non abbia nessun limite né controllo”, fa eco per Avs Nicola Fratoianni. Spiega infatti il presidente dell’Anm Cesare Parodi che “chi è potente a livello politico, economico, sociale ha meno bisogno dell’indipendenza della magistratura”. Mentre l’ex ministra Rosy Bindi si compiace del ritrovato “patriottismo costituzionale” nella battaglia referendaria.