Roma, 17 gennaio 2026 – La Russia interviene nella partita artica e sulla Groenlandia assume una posizione in contrasto con quella degli Stati Uniti. Di sicuro questo non è sufficiente per far mollare la presa al presidente Trump, che minaccia nuove conseguenze se l’isola non deciderà di consegnarsi al controllo americano. Intanto, la missione Arctic Endurance entra nel vivo, mentre l’Italia, proprio oggi, ha presentato il suo piano per la Groenlandia, da condurre sotto l’egida dell’Ue e della Nato.
L’affondo del Cremlino
Dopo la conferenza di due giorni fa, in cui il presidente Vladimir Putin aveva messo in guardia da iniziative unilaterali — dimenticando quanto fatto in Ucraina — ieri il suo portavoce Dmitry Peskov ha esposto la posizione di Mosca sulla questione Groenlandia. Un’opinione destinata a piacere poco al presidente Trump. “La Russia parte dal presupposto che la Groenlandia sia territorio del Regno danese”, ha esordito Peskov, aggiungendo subito dopo che Mosca, insieme al resto del mondo, “osserverà l’evoluzione della situazione inusuale intorno alla Groenlandia”. L’inviato del presidente, Kirill Dmitriev, non risparmia il sarcasmo e, dicendo che la Groenlandia diventerà il 51° Stato americano, si chiede se il Canada non sarà il 52°. Attraverso la sua ambasciata in Belgio, poi, la Russia ha fatto sapere che l’Artico è già entrato in una fase di “militarizzazione accelerata” da parte della Nato, esprimendo “seria preoccupazione” per questa situazione.
Le minacce di Trump
Il presidente Trump, intanto, sembra sempre più determinato e passa alle minacce contro chi si metterà di traverso rispetto al suo piano. “Potrei imporre dazi doganali ai Paesi” ostili al controllo americano della Groenlandia, di cui “abbiamo bisogno per la sicurezza nazionale”, ha dichiarato Trump. Il tycoon, che si è definito il tariff maker, ha già nel mirino Francia e Germania. Danimarca e Groenlandia, intanto, mantengono i nervi saldi e, nonostante l’esito non incoraggiante dell’incontro di Washington di pochi giorni fa, continuano a perseguire la via diplomatica, convinte che prima o poi “una soluzione si troverà”.
Le due vie

Intanto l’Unione Europea procede in ordine sparso. La missione Arctic Endurance entra nel vivo: ieri sono sbarcati a Nuuk i primi militari francesi. Una quindicina di uomini, con l’obiettivo di mandare un messaggio a Trump che, per il momento, non ha risposto in modo conciliante. Dalla Casa Bianca hanno fatto sapere che la presenza di truppe europee non influenzerà le decisioni del numero uno di Washington. L’Italia, invece, ha scelto un’altra strada. Ieri il ministro degli Esteri Antonio Tajani, alla Farnesina, ha presentato un lungo dossier in cui viene illustrata la strategia italiana nella regione. Roma non invierà soldati, almeno non in occasione dell’esercitazione Arctic Endurance. L’esecutivo Meloni punta sul “pieno rispetto del diritto internazionale, della sovranità danese e del diritto all’autodeterminazione del popolo groenlandese”. Ma le minacce — è la tesi — arrivano da Russia e Cina. In quest’ottica, l’Italia intende collaborare con Nato e Ue, tenendo a bordo gli americani. Così potrebbe offrire i propri satelliti e partecipare a “esercitazioni mirate”. Un tentativo di tenere insieme l’Occidente e, nel frattempo, di sfruttare la benevolenza di Trump per guadagnare posizioni in un’area strategica.