Roma – Oltre alla guerra sul campo, ormai c’è anche quella della propaganda. Il conflitto entra oggi nella terza settimana e se gli Stati Uniti continuano a porre l’accento sui loro grandi successi militari, il presidente, Donald Trump, ha ammesso che per la caduta degli ayatollah “potrebbe volerci tempo”. Tanto che gli Stati Uniti starebbero inviando in Iran più di 2.200 i soldati per un attacco di terra sull’isola di Kharg. Nel mentre il tycoon ha rifiutato l’aiuto che l’Ucraina aveva offerto sui droni. E un terzo missile intanto è stato abbattuto nei cieli turchi, ma il presidente Erdogan lo ha detto chiaramente: Ankara è determinata a restare fuori dal conflitto.
Marinaio bloccato in stretto di Hormuz: “Sento esplosioni e ho paura”
Il Pentagono trasferisce marines e navi da guerra in Medio Oriente
Secondo i media americani, il Pentagono sta trasferendo altri marines e navi da guerra in Medio Oriente a seguito dell’intensificarsi degli attacchi iraniani nello Stretto di Hormuz. Per l’Abc ci sarebbero oltre 2.200 soldati della 31Ma Unità di spedizione dei Marines diretti in Medio Oriente, nell’ambito della guerra all’Iran. Sarebbero state mobilitate anche le unità Uss Tripoli, Uss San Diego e Uss New Orleans, navi di assalto e da trasporto anfibio.

La nuova forza è accompagnata da circa 20 caccia di quinta generazione F-35B Lightning II, capaci di decollo e atterraggio verticale. C’è la probabilità che il gruppo d’attacco possa essere destinato a una operazione per la conquista dell’isola iraniana di Kharg, nel Golfo Persico, da cui transita circa l’80% dell’export petrolifero di Teheran. Uno sforzo militare che contrasta con il messaggio trionfalistici che, ancora venerdì 13 marzo, sono arrivati dal Segretario alla Guerra, Pete Hegseth, che, oltre a sollevare nuovi dubbi sulle condizioni di salute di Mojtaba Khamenei, ha affermato che la marina iraniana è stata distrutte e che la Repubblica Islamica è stata colpita anche nella sua capacità di produrre missili. Hegseth ha poi concluso attaccando il regime di Teheran, dicendo che si nasconde come i topi.

La rabbia di Teheran: “Gli iraniani resteranno sempre saldi e non si piegheranno mai”
La replica del regime non si è fatta attendere. Nella capitale si è tenuta una manifestazione numerosa a cui hanno partecipato anche tutti i leader della Repubblica Islamica. Il ministro degli Esteri, Abbas Araghchi, ha dichiarato di essere “orgoglioso e onorato” del popolo iraniano, aggiungendo: “Gli iraniani resteranno sempre saldi e non si piegheranno mai di fronte ad attacchi codardi. La reazione dei manifestanti al bombardamento di Teheran è un incubo per gli aggressori”. Particolarmente caustico il segreta del Consiglio per la sicurezza nazionale, Ali Larjiani: “Signor Hegseth! I nostri leader sono stati, e ancora sono, tra la gente. I vostri leader invece? Sull’isola di Epstein!”. Lo ha scritto su X, con evidente riferimento alle vicende che imbarazzano, e non poco, la Casa Bianca. Il presidente iraniano, Masoud Pezeshkian, intanto, ha parlato con l’omologo egiziano, accusando Washington di “voler disintegrare l’Iran”.

I dati dell’offensiva e i bombardamenti su Israele
Si fa sentire anche Israele. L’Idf ha fatto sapere di aver condotto “oltre 7.600 attacchi contro l’Iran e 1.100 in Libano”, colpendo così oltre 150 obiettivi. Ma nonostante questo, nello Stato ebraico le sirene continuano a suonare. Un cratere si è aperto sull’autostrada 431, a sud di Tel Aviv, in seguito a un altro impatto registrato dal bombardamento iraniano. Sembra essere causato da bombe a grappolo. Un incendio è poi scoppiato in un edificio di Shoham, non lontano dall’aeroporto di Tel Aviv, colpito da un bombardamento proveniente dall’Iran. Non è ancora chiaro se si tratti di detriti di intercettazione o di una testata con bombe a grappolo.