Roma, 3 aprile 2026 – Londra chiama Roma. A margine del vertice ministeriale virtuale sullo Stretto di Hormuz, con oltre 40 Paesi, il premier britannico Keir Starmer ha avuto un colloquio telefonico con Giorgia Meloni.
Secondo Palazzo Chigi, i due leader hanno condiviso valutazioni sulla sicurezza nello Stretto e concordato “un costante coordinamento per iniziative volte alla de-escalation e alla garanzia della libertà di navigazione”. Un messaggio ribadito anche nel vertice, dove è stata sottolineata l’urgenza di riaprire Hormuz.
Anche la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha parlato con Starmer: “Le azioni dell’Iran mettono a rischio la stabilità economica globale. Lavoreremo per garantire la libertà di navigazione”. L’Alto rappresentante Ue Kaja Kallas ha invece discusso della crisi con il ministro degli Esteri cinese Wang Yi.
Vertice “volenterosi” su Stretto Hormuz: riapertura necessità urgente
Coalizione per Hormuz: “La riapertura è urgente”
Durante il vertice della “Coalizione per Hormuz”, presieduto dalla ministra degli Esteri britannica Yvette Cooper, sono state esaminate misure diplomatiche e politiche per ripristinare la navigazione, garantire la sicurezza di navi e marittimi e riavviare il trasporto di petrolio e merci. “La riapertura è urgente”, ha detto Cooper, che condanna l’utilizzo dello Stretto come arma nel conflitto.
Intanto il prezzo del greggio è in rialzo e circa 2.000 petroliere e navi restano alla fonda. Nella riunione è emersa anche la condanna dell’uso dello Stretto come leva nel conflitto, con diversi Paesi che hanno evocato nuove pressioni economiche su Teheran. Nonostante l’Iran sostenga restrizioni limitate alle navi dei Paesi coinvolti, i transiti risultano ridotti del 90-95%. Attraverso Hormuz passa circa il 20% del petrolio mondiale via mare, oltre a gnl e jet fuel.
Tajani: la soluzione deve passare dall’Onu

Per l’Italia, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha ribadito – insieme con l’omologo olandese e alla viceministra degli Emirati Arabi Uniti – che la soluzione deve passare dall’Onu. In questo quadro si inserisce la proposta di un “corridoio umanitario” per fertilizzanti e beni essenziali, per evitare una crisi alimentare soprattutto in Africa. Tajani ha sottolineato che un eventuale choc alimentare inciderebbe anche sui flussi migratori verso l’Europa.
L’Italia è inoltre disponibile a valutare la partecipazione a iniziative multilaterali per garantire il transito delle navi, ma solo sotto mandato Onu e dopo la fine delle ostilità. “Le priorità – ha scritto Tajani – sono tutelare la libertà di navigazione e salvaguardare la stabilità dei mercati energetici”.
Il fronte diplomatico
Sul piano diplomatico, la Finlandia ha tentato un’apertura: il presidente Alexander Stubb ha parlato con l’omologo iraniano Masoud Pezeshkian, ribadendo “l’urgenza di un cessate il fuoco”. Intanto Iran e Oman lavorano a un protocollo per monitorare il passaggio nello Stretto, mentre Teheran valuta l’introduzione di una tassa sul transito, misura che potrebbe aggravare ulteriormente le tensioni sui prezzi dell’energia.
La risoluzione Onu
Resta complesso il percorso in sede Onu: la risoluzione presentata dal Bahrein incontra resistenze, anche dopo l’eliminazione del riferimento al Capitolo VII. Il presidente francese Emmanuel Macron ha definito “irrealistica” un’operazione militare immediata. Intanto gli Stati Uniti si sfilano: “Non importiamo petrolio tramite lo Stretto”, ha detto Donald Trump, spingendo gli alleati a muoversi in autonomia e rafforzando la necessità di una risposta europea coordinata.