I pizzini di Khamenei, l’azzardo di Trump. Come si è arrivati all’accordo Usa-Iran: cronaca di 48 ore folli

Roma, 8 aprile 2026 – Dall’imminente apocalisse alla tregua. Tutto in poche ore. Questa notte è scattato il cessate il fuoco tra Usa e Iran, il primo stop alle armi dal 28 febbraio, giorno dell’attacco israelo-americano che ha avviato il conflitto in Medio Oriente. Ieri Trump annunciava la distruzione di “un’intera civiltà”, se entro le 2 di notte non ci fossero stati segnali di una riapertura di Hormuz. Ultimatum, l’ennesimo, che Teheran aveva rimbalzato al mittente. Attorno alla mezzanotte è arrivata la notizia della mediazione in extremis del Pakistan: due settimane di tregua per raggiungere un accordo. Nel frattempo il regime farà passare le navi. Entrambe le parti accettano. Ma come si è giunti a un’intesa che fino a pochi minuti prima sembrava improbabile ? 

I retroscena dell’accordo

A svelare i retroscena di una nottata che potrebbe passare alla storia è il portale Axios. Fino al momento dell’annuncio della svolta, persino le persone vicine a Trump non sapevano cosa aspettarsi, rivela il sito che in fatto di politica americana vanta spesso e volentieri fonti affidabili. L’ordine per le forze americane in Medio Oriente e i funzionari del Pentagono guidato da Pete Hegseth era quello di allestire una massiccia campagna di bombardamenti contro le infrastrutture iraniane. Ma senza una strategia certa. “Non avevamo idea di cosa sarebbe successo. Era una situazione folle”, ha spiegato un funzionario della difesa. Intanto i Paesi del Golfo si preparavano a una rappresaglia senza precedenti. 

Mentre il presidente Usa minacciava distruzione totale, in realtà dietro le quinte si moltiplicavano gli sforzi diplomatici. Una vera e propria staffetta che ha scongiurato l’escalation. 

Iran-Usa, cosa prevede la proposta di pace in 10 punti

La mossa di Khamenei e le trattative febbrili 

Lunedì mattina è arrivato per la prima volta un segnale positivo da Teheran. La Guida Suprema Mojtaba Khamenei  aveva dato istruzioni ai propri negoziatori di muoversi in direzione di un accordo. Non era mai successo. 

Ma le trattative erano in salita. Le fonti di Axios raccontano di un inviato della Casa Bianca Steve Witkoff “molto arrabbiato” per il piano in 10 punti ricevuto dall’Iran, definito “un disastro, una catastrofe”. È seguito un febbrile scambio di bozze riviste e emendamenti, mediato dai pakistani, con il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi impegnato insieme agli omologhi egiziano e turco ad arrivare a un compromesso. 

IRAQ-IRAN-US-ISRAEL-WAR
An Iraqi woman holds holds a portrait of Iran’s supreme leader Mojtaba Khamenei during a rally in support of Iran in Baghdad’s Tahrir Square on April 2, 2026. The US embassy in Baghdad warned on April 2 that pro-Iran armed groups in Iraq may attack the city in the coming one or two days. Iraq has been dragged into the war between the United States, Israel and Iran, with strikes targeting both US interests and pro-Iran groups in the country. (Photo by AHMAD AL-RUBAYE / AFP)

I contatti segreti con Mojtaba: pizzini e messaggeri 

Lunedì sera il Pakistan aveva ottenuto il via libera Usa per una proposta aggiornata di cessate il fuoco di due settimane. Spettava poi a Khamenei – che qualcuno dava in fin di vita ma che secondo Axios è stato attivamente coinvolto nel processo –  prendere l’ultima decisione. I contatti col leader supremo sono stati difficili. Costretto a muoversi come un fantasma per il timore concreto di un attentato israeliano, Mojtaba ha evitato qualsiasi mezzo di comunicazione moderno. In questo clima di segretezza assoluta, l’intero accordo è passato attraverso un sistema arcaico ma sicuro di messaggeri e biglietti scritti a mano. 

In questo dedalo, Abbas Araghchi è emerso come l’architetto fondamentale delle trattative, capace di muoversi su due fronti opposti: da una parte il tavolo internazionale e dall’altra i corridoi del potere iraniano, presidiati dagli ostici pasdaran . 

L’incertezza fino all’ultimo 

Martedì mattina risultava chiaro che si stavano compiendo progressi. Poi è arrivato l’ultimatum di Trump con la minaccia più altisonante di sempre (“Stanotte un’intera civiltà potrebbe morire”) che ha evidentemente rischiato di far saltare il tavolo. Secondo alcuni media americano, l’Iran a quel punto avrebbe lasciato i negoziati. Per Axios, le comunicazioni non si sono mai interrotte, con il vicepresidente JD Vance in contatto costante con i pakistani dall’Ungheria. Fondamentale per l’accordo sarebbe stato proprio l’ok di Mojtaba Khamenei. Negli Usa, come si diceva, l’incertezza ha regnato fino all’ultimo, anche nell’entourage di Trump. Dopo un colloquio con Netanyahu, da cui ha ricevuto garanzie sul cessate il fuoco, il presidente ha sentito il feldmaresciallo pakistano Asim Munir per chiudere l’accordo. La riposta ufficiale è arrivata con un post sui social. Quindici minuti dopo l’esercito ha ricevuto i nuovi ordini. Araghchi ha fatto seguito, annunciato l’apertura dello Stretto di Hormuz sotto il controllo delle forze armate iraniane.