Napoli – Tommaso resta nella lista trapianti dell’ospedale Monaldi e mercoledì 18 febbraio ci sarà a Napoli un super-consulto. «Le sue condizioni sono stazionarie. Mi hanno confermato che resta ancora trapiantabile, martedì faranno un’altra valutazione». La voce di Patrizia non tradisce rassegnazione, solo una stanchezza infinita mista a una determinazione che non conosce cedimenti. Sono 57 giorni che suo figlio Tommaso, due anni e quattro mesi, lotta per la vita. Dal 23 dicembre scorso, quando il trapianto che doveva salvargli la vita si è trasformato in un incubo per colpa di un organo danneggiato, forse ‘bruciato’ dal ghiaccio secco durante il trasporto da Bolzano.

«Ho chiesto un terzo parere, non mollo, non devo mollare. Sto con mio figlio tutti i giorni, mi hanno dato un permesso speciale», racconta la donna che vive a Nola, ma è originaria di Buscate nel Milanese: «È un guerriero». E guerriero lo è davvero questo bambino che resiste in condizioni definite «stabili in un quadro di grave criticità» dal Monaldi, un ossimoro medico che racchiude tutta la drammaticità del caso.
Non devo mollare. Sto con mio figlio tutti i giorni, mi hanno dato un permesso speciale
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«L’Heart Team, sulla base della decisione assunta dal medico responsabile, ritiene che il piccolo paziente sia ancora idoneo a permanere in lista trapianto. Il paziente resta ricoverato in terapia intensiva sotto stretto monitoraggio assistenziale e strumentale. Al fine di garantire la miglior cura possibile, si ribadisce che l’Azienda ospedaliera dei Colli si è attivata sin da subito nel coinvolgere i maggiori specialisti in campo pediatrico, anche attraverso le professionalità dell’ospedale Santobono-Pausilipon. Si è organizzato un consulto con gli specialisti delle strutture italiane con i maggiori volumi in termini di trapianto pediatrico per una rivalutazione congiunta al letto del paziente. L’Heart Team si svolgerà nella giornata di mercoledì e sarà utile a valutare anche ulteriori trattamenti terapeutici in aggiunta al trapianto», recita il bollettino medico quotidiano emesso alle 19 di lunedì.

Resta accesa la fiammella ma c’è un documento che pesa come un macigno su quella speranza. Tre pagine fitte stilate dall’ospedale Bambino Gesù di Roma che ritengono nulle le possibilità di un nuovo trapianto. Per il pediatrico di Roma è ‘game over’. «Il paziente presenta controindicazioni contingenti (emorragia cerebrale e infezione in atto) associate a un quadro di condizioni sistemiche incompatibili con il trapianto simultaneo combinato e a fattori clinici di prognosi altamente sfavorevoli per il ritrapianto precoce». I medici romani elencano una serie di fattori che renderebbe nefasto un nuovo intervento: un’emorragia cerebrale che presenta elevato rischio di aggravamento con l’anticoagulazione necessaria; la presenza di un’infezione attiva; infine un’insufficienza multiorgano avanzata che coinvolge polmoni, reni e fegato.
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A tenere in vita Tommaso da quasi due mesi è l’Ecmo, l’Extracorporeal Membrane Oxygenation, una tecnologia che sostituisce temporaneamente la funzione cardiaca e polmonare. Quanto può durare questa situazione? L’Ecmo è un sistema di ossigenazione extracorporea a membrana: il sangue viene prelevato dal corpo attraverso cannule inserite nei grandi vasi sanguigni, ossigenato artificialmente e poi reimmesso in circolo. Nel caso di Tommaso si utilizza l’Ecmo veno-arteriosa, che mantiene la pressione arteriosa e garantisce l’ossigenazione degli organi vitali. Il punto cruciale è che l’Ecmo non può essere mantenuta indefinitamente senza conseguenze. Più il supporto si prolunga, più aumentano le complicanze. I dati del registro internazionale Elso sono impietosi: quando l’Ecmo si protrae oltre i 28 giorni, la sopravvivenza si riduce al 13%.