Il cameriere guarito dal coronavirus che scende in piazza contro la chiusura dei ristoranti

Si chiama Renzo Paris, ha 53 anni, fa il cameriere e dopo essere guarito dal coronavirus ora guida le proteste in piazza a Roma contro la chiusura dei ristoranti.

“In sei mesi mi sono entrati 1.800 euro, come ci campa una famiglia?”, dice Renzo Paris, cameriere che si è salvato dal coronavirus ad aprile. Oggi guida le proteste contro le chiusure dei ristoranti la sera imposte dal nuovo Dpcm.

Fabrizio Peronaci per Il Corriere della Sera l’ha contattato. Coronavirus? “Figuriamoci se sottovaluto il problema . dice -. Ancora oggi ci vuole massima cautela. Distanziamento. Mascherine. Quarantena. Però se si sbaracca tutto, se l’Italia chiude, si muore lo stesso. Di fame. Dico sul serio”.

“E pensare che il nostro locale sta per riaprire dopo lunghi lavori di ristrutturazione – spiega Paris -. Ora quest’altra mazzata. Solo all’ora di pranzo, ma come fai? Noi ci proviamo, certo. I titolari sono bravissimi, cercano di resistere per i clienti e anche per noi dipendenti. La sera ci si organizzerà con il servizio a domicilio. Ma basterà?“.

La cassa integrazione e il mutuo

Al Corriere della Sera Renzo Paris spiega: “Da quando sono stato dimesso dall’ospedale, ho preso 361,52 euro di cassa integrazione per il periodo tra il 13 e il 30 aprile e 222,45 per i primi 10 giorni di maggio. Poi stop, basta. I famosi ritardi dei pagamenti da parte dell’Inps hanno colpito duro. Da metà aprile a oggi, in tre, avremmo dovuto campare con 583,97 euro. Se non ci aiutavano i cari vecchi, mamma e papà, e qualche amico, saremmo alla Caritas”.

Con il mutuo da pagare? “Certo, 600 euro al mese per la prima casa comprata al Villaggio Prenestino nel 2004. Appena è uscito, ho aderito al “Cura Italia”, quello sì che è stato un Dpcm utile! Il guaio è che mezza Italia è in questa situazione, noi camerieri, i cuochi, i fornitori, i nostri principali, che hanno speso 99 euro per ogni pannello di plexiglass più tutto il resto per mettere in sicurezza i locali, e poi gli artigiani, gli autonomi, i professionisti…”. (Fonte Il Corriere della Sera).