Roma, 2 marzo 2026 – Apriti cielo. “Mio padre sosteneva che la politica italiana spesso si appropriava delle sue idee” e “la questione della separazione delle carriere non è un tema nuovo e il fatto che oggi sia al centro di un referendum rispecchia la lungimiranza di mio padre”. Il problema è che queste parole le ha dette, sul Fatto Quotidiano, il figlio del Gran Maestro della P2 Licio Gelli, Maurizio. Un cognome, per usare un eufemismo, ingombrante. Parole che scatenano la reazione del centrosinistra.
Il primo a parlare è il deputato dem Andrea De Maria: “Nordio e le forze politiche di governo dicano parole chiare sulla loggia P2 e si dissocino in modo netto da riferimenti di questo genere”. Anche i Cinquestelle ci vanno giù duri: “Il figlio di Licio Gelli offre una delle dichiarazioni politiche più limpide: la riforma di Meloni e Nordio sta dando forma al piano di suo padre, Licio Gelli, il capo della P2. Parliamo di quella organizzazione eversiva i cui vertici, come sancito dalla Corte di Assise di Bologna, furono tra gli organizzatori e finanziatori della Strage di Bologna. La P2 aveva messo nero su bianco il Piano di Rinascita democratica: un riassetto dei poteri che colpiva al cuore l’autonomia della magistratura. Un progetto pericoloso che viene da molto lontano, da un passato oscuro che in Italia non vuole passare mai. E in cui, come dice suo figlio, è ancora attuale il copyright di Licio Gelli”. Così il capogruppo M5s al Senato Luca Pirondini.
Per il centrodestra parla Antonella Zedda, senatrice di Fratelli d’Italia e vicepresidente del gruppo a Palazzo Madama: “Il Piano di Rinascita democratica della P2 prevedeva anche la riduzione del numero di parlamentari e nel programma dei 5Stelle era prevista la separazione delle carriere. Se uno più uno fa due e se la riforma della giustizia è di stampo ‘piduista’, viene da chiedersi: i 5Stelle sono i naturali eredi di Gelli e della P2 e il loro programma era tutto scritto da Gelli? O riprendeva solo alcune parti del piano di Rinascita?”.
Intanto, sempre sul fronte referendario, da registrare la dura presa di posizione del magistrato antimafia Nino Di Matteo: “Io sono perfettamente d’accordo con Nicola Gratteri per un motivo fondamentale: assieme alle persone perbene che voteranno sì” al referendum, “voteranno Sì i massoni, i grandi architetti del sistema corruttivo e i mafiosi”.