La scomparsa di Gino Paoli ha lasciato un vuoto profondo nella musica italiana, ma anche in chi lo ha conosciuto da vicino negli ultimi anni della sua vita. In un’intensa intervista rilasciata al Corriere della Sera, il cardiologo che lo aveva seguito racconta con lucidità e affetto gli ultimi momenti del cantautore, restituendo il ritratto di un uomo complesso, fragile ma sempre fedele a sé stesso.
Negli ultimi tempi, però, la vita si era fatta più dura. «È stato un periodo segnato da lutti molto pesanti — racconta il medico Reggiani — la morte del figlio Giovanni, quella della suocera Leda, a cui era legatissimo, dell’amica di una vita Ornella Vanoni e poi altre perdite vicine. Sono cose che, anche per uno forte come lui, pesano». Eventi che hanno lasciato un segno profondo anche in un uomo abituato a convivere con le contraddizioni dell’esistenza. Proprio un anno fa suo figlio si spegneva, improvvisamente, a soli 60 anni. Un lutto dal quale Gino Paoli non si è mai ripreso.
Gino Paoli segnato dagli ultimi lutti subiti
Proprio Leda, madre della moglie Paola, rappresentava un punto fermo nella quotidianità del cantante. «Quando andavamo a Genova, ci preparava delle tagliatelle straordinarie», ricorda Reggiani. Un dettaglio semplice, ma capace di raccontare l’intimità di una vita lontana dai riflettori. Quelle stesse tagliatelle, così buone da essere fatte assaggiare anche allo chef Fulvio Pierangelini, diventano simbolo di un mondo domestico autentico, fatto di affetti sinceri e piccoli rituali.
Il legame tra Gino Paoli e il suo cardiologo si era consolidato durante un momento particolarmente delicato: l’intervento per un aneurisma all’aorta nel 2017, eseguito quando Reggiani era direttore dell’Hesperia Hospital di Modena. «Aveva piena fiducia in me — racconta Reggiani al Corriere della sera — ma volle comunque sentire anche il dottor Gaggero di Genova», un dentista che il cantante consultava per qualsiasi dubbio sulla salute. L’ultimo incontro tra i due risale a poche settimane prima della morte: un pranzo a Genova, dopo il Festival di Sanremo, durante il quale Paoli si era mostrato lucido, presente e ancora ironico.
E proprio quell’ironia, insieme al suo stile di vita libero e poco incline alle regole, lo ha accompagnato fino alla fine. «Non era disciplinato, gli piaceva godersi la vita», ricorda il medico. Fumo, buon cibo, alcol, amori: Gino Paoli non si è mai negato nulla, arrivando comunque a 91 anni. «Una volta disse: “Tutto quello che non dovete fare, sono io”», racconta sorridendo Reggiani. Il suo addio è arrivato lentamente, senza una causa unica, ma come somma di tutto: «Si è spento così, piano. Non per una cosa sola. Per l’insieme. Come si diceva una volta: per selectus». Una fine che rispecchia perfettamente la sua vita: intensa, autentica e senza compromessi.
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