L’editoria guarda sempre con un occhio particolare l’adolescenza e il settore young adult, ma nel romance è stata soprattutto una piattaforma digitale a restituirle voce, febbre e battito cardiaco. Wattpad non è solo un social di scrittura: è un laboratorio emotivo collettivo, un luogo dove milioni di ragazze e ragazzi hanno imparato a raccontare il primo amore prima ancora di viverlo davvero.
Da lì sono nati fenomeni editoriali capaci di trasformarsi in bestseller e poi in film. Love Me, Love Me segue esattamente questa traiettoria: nato online dalla penna dell’autrice italiana Stefania S., diventato saga di culto in libreria, ora approda su Prime Video con la regia di Roger Kumble.
La storia è quella di Joan (Mia Jenkins), che dopo un dolore improvviso lascia tutto e si trasferisce in Italia per ricominciare. In una scuola d’élite incontra James (Pepe Barroso Silva), magnetico e tormentato, e Will (Luca Melucci), amico leale e rassicurante. Triangolo amoroso, certo. Ma anche rivalità, segreti, verità scomode che si insinuano dietro le facciate perfette.
Incontrare i tre protagonisti per il vodcast SediciNoni significa scoprire quanto il confine tra personaggio e interprete sia sottile quando si parla di adolescenza. “È difficile non rivivere quelle emozioni”, confessa Melucci. E in effetti l’ossessione – parola chiave del film – è un’esperienza universale: voler essere come l’amico più brillante, desiderare ciò che sembra irraggiungibile, misurarsi continuamente con l’idea di perfezione.
Mia Jenkins rivendica con ironia la propria storia di “fangirl”: da Hannah Montana agli One Direction, passando per Twilight e Hunger Games, fino al K-pop. Non è un dettaglio pop, è una dichiarazione poetica: le saghe young adult funzionano perché romantizzano le “prime volte”. Il primo amore, la prima scelta irreversibile, la prima frattura con il mondo adulto. Pepe Barroso Silva, invece, riconosce in James la competitività adolescenziale, quella fame di riconoscimento che può diventare luce o ombra.
Perché storie come questa tornano ciclicamente a conquistare i giovani? “Perché Stefania è riuscita a fotografare ciò che i ragazzi stanno vivendo adesso”, dice il cast. Identificazione. Specchio. Catarsi. In un’epoca iperconnessa ma fragilissima, l’amore narrato diventa uno spazio sicuro dove sperimentare emozioni estreme senza pagarne fino in fondo il prezzo.
E poi c’è la chimica, quella che davanti alla macchina da presa non si può fingere. Sei ore di lettura attorno a un tavolo d’albergo, un cast internazionale lontano da casa, la sensazione di costruire una piccola famiglia temporanea. “Comunicavamo tutto, difficoltà comprese”, raccontano. È lì che il triangolo prende forma: non come formula commerciale, ma come relazione vissuta.
Love Me, Love Me non reinventa il romance, ma intercetta una verità: l’adolescenza è il tempo in cui tutto sembra assoluto. Da adulti ci chiediamo se è questo ciò che i nostri ragazzi dovrebbero leggere o vedere, se il genere romance young adult debba essere per forza enemies to lovers oppure esplicitare delle dinamiche tossiche e, in qualche modo, assecondarle. L’editoria e il cinema in questo periodo storico seguono soprattutto dinamiche di mercato, spingono ciò che ha già un seguito.
E senza dubbio questo filone è molto amato soprattutto dalle lettrici adolescenti. Ogni sguardo è destino, ogni rifiuto è abisso, ogni promessa è eterna. Forse è per questo che si ritorna a queste storie: da adolescenti amare significa rischiare tutto.