Articolo di Linnea Lueken Venerdì 31 ottobre 2025 – Tempo di lettura 4 minuti
Un recente articolo del Guardian, intitolato “Cambia rotta ora: l’umanità ha mancato l’obiettivo climatico di 1,5°C, dice il capo delle Nazioni Unite”, sostiene che il pianeta sia in grave pericolo di superare i cosiddetti “punti di non ritorno” climatici, poiché risulta ormai inevitabile il superamento della soglia di riscaldamento di 1,5°C. Sebbene sia possibile ancora limitare il riscaldamento a 1,5°C – purché non sia già stato superato –, l’idea che tale soglia rappresenti una pietra miliare catastrofica è infondata. Non solo i “punti di non ritorno” sono un concetto privo di fondamento scientifico, ma non esistono evidenze che il riscaldamento di 1,5°C costituisca una minaccia specifica e imminente. La presunta soglia termica è stata stabilita in modo arbitrario, per motivazioni prevalentemente politiche anziché rigorosamente scientifiche.
L’articolo del Guardian si concentra sui commenti del segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, espressi in vista del vertice sul clima COP30 in Brasile. Guterres ha avvertito che il superamento di 1,5°C di riscaldamento è “inevitabile” e che ciò comporterà “conseguenze devastanti” per il pianeta. Secondo il Guardian, Guterres “ha esortato i leader che si riuniranno nella città brasiliana di Belém, immersa nella foresta pluviale, a rendersi conto che più a lungo ritarderanno il taglio delle emissioni, maggiore sarà il rischio di superare catastrofici ‘punti di non ritorno’ in Amazzonia, nell’Artico e negli oceani”.
Non esiste alcuna base scientifica per i cosiddetti “punti di non ritorno”, e sostenere il contrario non è altro che allarmismo finalizzato a ottenere vantaggi politici.
Partendo dalla foresta pluviale amazzonica – sede del prossimo vertice sul clima a novembre –, Guterres ha avvertito che essa potrebbe trasformarsi in una “savana” o in una prateria secca. Non vi sono prove a sostegno di questa affermazione surreale. Come il suo precedente commento sugli “oceani bollenti”, si tratta di un’iperbole fantasiosa, priva di qualsiasi riscontro fattuale. Guterres fa riferimento a un periodo di siccità che ha colpito alcune parti del bacino amazzonico negli ultimi anni, ma tale siccità non è storicamente anomala, e le aree colpite di recente non sono state più gravi dei precedenti episodi. Come discusso nel post di Climate Realism intitolato “I media continuano a diffondere false affermazioni sulla ‘siccità record’ dell’Amazzonia”, la regione ha già vissuto in passato periodi di piogge torrenziali e siccità prolungate ben più intense di quelle odierne. I dati storici non indicano alcun aggravamento della siccità in Amazzonia. La vera minaccia per la copertura arborea è la deforestazione e il disboscamento illegale, non il cambiamento climatico.
Neppure l’Artico si sta avvicinando a un punto di non ritorno pericoloso. Se il riscaldamento dovesse persistere, l’estensione del ghiaccio marino potrebbe ridursi ulteriormente, ma ciò non sta avvenendo al ritmo allarmistico propugnato dagli attivisti. L’estensione del ghiaccio marino artico è rimasta sostanzialmente stabile dal 2010 circa, suggerendo l’instaurazione di un nuovo equilibrio, la cui durata è incerta. Se il passato geologico può fungere da guida, il ghiaccio marino potrebbe riprendere a espandersi, come è accaduto in cicli storici di crescita e contrazione.
Infine, il “punto di non ritorno” oceanico evocato da Guterres – ovvero l’estinzione delle barriere coralline a causa dell’alterazione del pH marino e dell’aumento delle temperature – è altrettanto infondato. La scienza e la paleostoria dimostrano che i coralli hanno resistito a variazioni ambientali ben più estreme del modesto riscaldamento degli ultimi decenni. Come evidenziato più volte in Climate Realism, gli oceani globali non rischiano di acidificarsi in modo irreversibile, e le barriere coralline stanno anzi ampliando il loro areale, registrando record di crescita.
È vero che la soglia di 1,5°C rischia di essere superata. Tuttavia, ciò non implica nulla di significativo, e tanto meno di catastrofico. Il limite di riscaldamento di 1,5°C è già stato oltrepassato nel 2024, a causa delle condizioni di El Niño, senza che si sia verificato alcun cataclisma. Tale episodio non dovrebbe destare preoccupazioni, poiché quel limite non è un valore scientificamente consolidato. Il Guardian ne ha già trattato in passato – un tema affrontato da Climate Realism in questo articolo –, ma sembra non aver tratto alcuna lezione. Il numero di 1,5°C fu scelto in modo arbitrario da un comitato consultivo politico tedesco composto da undici membri, tra cui un solo meteorologo. Non si tratta di una soglia scientifica rigida, come il punto di ebollizione dell’acqua, sebbene gli allarmisti la trattino con tale inappropriatezza.
I commenti di Guterres non si fondano su scienza, dati o storia. Essi mirano semplicemente a instillare paura nell’opinione pubblica, con la complicità del Guardian, per ottenere leva politica nei negoziati della COP30. Eppure, un numero crescente di paesi sta ridimensionando le preoccupazioni climatiche, valutando realisticamente che altre questioni siano più urgenti e che, per il momento, i combustibili fossili rimangano essenziali per la prosperità globale.
Fonte: Climate Realism
L’articolo IL GUARDIAN E GUTERRES SI SBAGLIANO: LA SCIENZA NON MOSTRA “PUNTI DI NON RITORNO” PER IL CLIMA proviene da MIOMETEO.COM.