Il Papa nel Principato di Monaco: “Ridistribuire opportunità e beni. Abitare qui un privilegio, fondamentale la condivisione”

Roma, 28 marzo 2026 – “È un immenso onore, una grande gioia e una profonda emozione accoglierla oggi per questa visita storica”. Così Alberto II di Monaco ha salutato l’arrivo di Papa Leone XIV a Monte Carlo. Il principe ha ricordato le “molte lotte in comune” con la Santa Sede tra cui “quella per una pace ‘disarmata e disarmante’. La pace può essere duratura se fondata su una giustizia orientata alla riconciliazione e se passa per il dialogo”, ha aggiunto citando l’Enciclica Laudato si’ di Papa Francesco. 

Iniziata la visita di papa Leone nel Principato di Monaco

E di pace ha parlato anche il pontefice nel suo primo discorso (in francese) della giornata alla folla radunata nel cortile del Palazzo del Principe. Prevost ha infatti sottolineato come il Principato di Monaco abbia “nella propria indipendenza una vocazione all’incontro e alla cura dell’amicizia sociale, oggi minacciati da un diffuso clima di chiusura e autosufficienza”. “Il dono della piccolezza e un’eredità spirituale viva impegnano la vostra ricchezza a servizio del diritto e della giustizia, specie in un momento storico in cui l’ostentazione della forza e la logica della prevaricazione danneggiano il mondo e compromettono la pace – ha aggiunto affacciato dal balcone del Palazzo del Principe –. Nella Bibbia, come sapete, i piccoli fanno la storia! Le autentiche spiritualità tengono viva questa consapevolezza. Occorre confidare nella provvidenza di Dio – ha rilevato il Pontefice – anche quando prevale il senso di impotenza o di insufficienza, perché noi crediamo che il Regno di Dio è simile a un minuscolo seme che diventa un albero. Naturalmente, questa fede cambia il mondo solo se non veniamo meno alle nostre responsabilità storiche”.

Abitare qui rappresenta per alcuni un privilegio e per tutti una specifica chiamata a interrogarsi sul proprio posto nel mondo”, ha poi detto Leone XIV. Ricordando la parabola dei talenti, ha esortato a non seppellire sottoterra quanto ci è stato affidato che va invece “messo in circolo e moltiplicato nell’orizzonte”. “Tale orizzonte è più ampio di quello privato e non riguarda un mondo utopico: il Regno di Dio, cui Gesù ha consacrato la vita, è vicino, perché viene in mezzo a noi e scuote le configurazioni ingiuste del potere, le strutture di peccato che scavano abissi tra poveri e ricchi, fra privilegiati e scartati, fra amici e nemici. Ogni talento, ogni opportunità, ogni bene posto nelle nostre mani ha una destinazione universale, un’intrinseca esigenza di essere non trattenuto, ma ridistribuito, perché la vita di tutti sia migliore”.

“Per questo Gesù ci ha insegnato a pregare: ‘Dacci oggi il nostro pane quotidiano’; e nel medesimo tempo dice: ‘Cercate, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia’. Questa logica di libertà e di condivisione è al fondamento della parabola del giudizio universale, che ha i poveri al centro: il Cristo giudice, che siede in trono, si identifica con ciascuno di loro”, ha concluso.

Visita lampo di Papa Leone XIV nel Principato di Monaco (dove il cattolicesimo è religione di Stato): il programma e le foto della giornata

L’omelia nella Cattedrale

Successivamente Leone XIV, primo Papa nella storia della chiesa a fare una visita apostolica espressamente dedicata al Principato di Monaco, ha incontrato la comunità nella Cattedrale dell’Immacolata Concezione per la celebrazione dell’Ora Media. Nel corso dell’omelia ha ricordato come il Principato sia ”un piccolo Stato cosmopolita, in cui alla varietà delle provenienze si associano anche altre differenze di tipo socio- economico”. ”Nella Chiesa – ha detto – tali differenze non diventano mai occasione di divisione in classi sociali ma, al contrario, tutti sono accolti in quanto persone e figli di Dio, e tutti sono destinatari di un dono di grazia che incoraggia la comunione, la fraternità e l’amore vicendevole. Questo è il dono che proviene da Cristo, nostro avvocato presso il Padre”.

”Una fede viva è sempre profetica, capace di suscitare domande e offrire provocazioni: stiamo davvero difendendo l’essere umano? Stiamo proteggendo la dignità della persona nella custodia della vita in tutte le sue fasi? È davvero giusto e improntato alla solidarietà il modello economico e sociale vigente? È abitato dall’etica della responsabilità, che ci aiuta ad andare oltre la 0logica dello scambio di equivalenti e del profitto come fine a se stesso’ per costruire una società più equa?”, ha quindi chiesto il pontefice.

Prevost ha quindi invitato ad arginare il secolarismo. ”Offrite nuove mappe di orientamento capaci di arginare quelle spinte del secolarismo che rischiano di ridurre l’uomo all’individualismo e di fondare la vita sociale sulla produzione della ricchezza”, ha detto ed esortato a difendere ”la vita di ogni uomo e donna dal suo concepimento alla fine naturale”.