In Italia si spreca meno cibo, ma 7,3 miliardi di euro finiscono nella spazzatura: il rapporto Waste Watcher

In Italia, dal febbraio 2025 lo spreco di cibo è sceso di 63,9 grammi arrivando a 554 grammi pro capite settimanali: il 10% di cibo in meno finisce nella spazzatura rispetto allo scorso anno. Eppure, la quantità di alimenti che vengono buttati è ancora significativa: tradotto in valore si parla di circa 7 miliardi di euro. Questi numeri, raccolti dall’Osservatorio Waste Watcher International e diffusi nel rapporto “Il caso Italia 2026” in occasione della 13/a Giornata nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare, fotografano una situazione in cui il nostro Paese si allontata dall’obiettivo Onu del 2030 di ridurre lo spreco del 50%.

A fare da traino verso un deciso miglioramento sono le famiglie boomer (con componenti nati fra il 1946 e il 1964), che sprecano solo 352 grammi a settimana. Ancora molto indietro invece i giovani della generazione Z con quota 799 grammi di spreco settimanali, a cui viene però affidato il compito di alfabetizzare il Paese in tema di nuove tecnologie #sprecozero. I boomer oggi sono la locomotiva della prevenzione, mentre la generazione Z è più fragile sul piano organizzativo ma possiede un capitale decisivo per la padronanza degli strumenti digitali e la disponibilità al cambiamento. “È qui che nasce l’intelligenza intergenerazionale: quando l’esperienza incontra la tecnologia, quando il sapere pratico dei più anziani viene tradotto in nuovi linguaggi dai più giovani. Solo favorendo questo scambio possiamo davvero dimezzare lo spreco alimentare entro i prossimi quattro anni”, sottolinea Andrea Segrè, direttore scientifico dell’Osservatorio Waste Watcher International-Campagna Spreco zero.

 I dati di Waste Watcher

I dati raccolti nel rapporto sottolineano un certo miglioramento degli italiani sul tema dello spreco alimentare. Tuttavia, la somma delle perdite e degli sprechi alimentari totali tocca cifre vertiginose: vale infatti oltre 13 miliardi se si parla di tutta la filiera del cibo sprecato in Italia (oltre 5 milioni di tonnellate). Di questi, oltre ai 7,3 miliardi di euro riguardano gli sprechi casalinghi, ma ci sono anche i quasi 4 miliardi nella distribuzione, gli oltre 862 milioni dell’industria e oltre un miliardo nei campi.

Waste Watcher
In Italia si spreca meno cibo, ma 7,3 miliardi di euro finiscono nella spazzatura: il rapporto Waste Watcher (Fonte Ansa) – Blitz Quotidiano

Scendendo nel dettaglio, nel nostro Paese si spreca meno al Nord (516 g -7%) e più al Sud (591,2 g +7%), poco più al Centro (570,8 g +3%); sprecano meno le famiglie con figli (-10%) e i Comuni fino a 30mila abitanti (-8%). Tra i cibi più sprecati, invece, troviamo la frutta fresca (22,2 g), la verdura fresca (20,6 g), il pane fresco (19,6 g), l’insalata (18,8 g) e cipolle/aglio/tuberi (17,2 g).

Tra i dati di riferimento del rapporto troviamo anche quelli relativi all’insicurezza alimentare, che misura la difficoltà di accesso a cibo sufficiente, sicuro e nutriente per indagare la preoccupazione, la qualità e la quantità del cibo. La nuova rilevazione denota un significativo aumento nell’allarme sociale nel 2026: l’indice che misura l’insicurezza alimentare sale di mezzo punto rispetto all’ultima rilevazione del 2025, toccando quota 14,36 e confermandosi quindi un fenomeno strutturale e non marginale. A sud aumenta del 28% e sale addirittura del 50% per la generazione Z. Nel 2026, infine, si assiste anche a una rilevante evoluzione del costume sociale nei luoghi di ristorazione. Dal report, monitorato in sinergia con Confcommercio e Fipe, emerge infatti che 8 italiani su 10 non sprecheranno il cibo al ristorante perché lo consumano tutto, oppure porteranno a casa quello rimasto.

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