Iran, colpo al cuore del regime: Israele uccide il leader Larijani e il ras Soleimani. Netanyahu agli iraniani: “Ora potete ribellarvi”

Roma – Nessuna approvazione preventiva. L’ordine impartito da Israele all’esercito è chiaro: eliminare immediatamente qualsiasi figura di spicco iraniana o di Hezbollah non appena le informazioni di intelligence lo consentano. Seguendo questa linea, ieri le Forze di difesa israeliane (Idf) hanno inferto un duro colpo alla leadership di Teheran. Appena è arrivata l’informazione che il segretario del Consiglio supremo della sicurezza nazionale iraniano, Ali Larijani, si sarebbe recato nella notte, insieme al figlio, in uno dei suoi appartamenti che usava come rifugio, è partito il raid dell’aeronautica militare israeliana.

Fuoco nei pressi dell’ambasciata Usa a Bagdad. A destra, l’artiglieria di Israele colpisce il sud del Libano

Sul leader de facto della Repubblica islamica – colui che dopo la morte di Ali Khamenei prendeva le decisioni, tesseva i rapporti con i principali alleati dell’Iran, Russia e Cina, e negli scorsi giorni aveva minacciato Trump di far pagare agli Usa “un prezzo altissimo” per i loro attacchi – pendeva una taglia fino a 10 milioni di dollari. “Lo abbiamo ucciso gratis” ha commentato il ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa’ar.

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Nei raid notturni tra lunedì e martedì le Idf hanno colpito anche il capo delle forze Basij, il comandante Golam Reza Soleimani, il vice comandante dei Basij, Seyyed Karishi. E – secondo fonti israeliane – nei prossimi giorni Israele continuerà a prendere di mira i Basij, la forza paramilitare nota per la brutale repressione dell’opposizione interna al regime iraniano. “Larijani e Soleimani hanno raggiunto Ali Khamenei, e tutti i membri sconfitti dell’asse del male nelle profondità dell’inferno”, ha annunciato senza mezzi termini il ministro della Difesa Israel Katz. “Abbiamo eliminato Ari Larijani, il capo delle Guardie Rivoluzionarie, che è la banda di gangster che di fatto governava l’Iran, ora gli iraniani hanno la chance di prendere in mano il loro destino”, ha detto il premier israeliano Benjamin Netanyahu.

Cosi’ Usa e Israele stanno demolendo i vertici politico-militari dell’Iran

Il suo posto secondo il direttore dell’Iran Project presso l’Icg di Bruxelles, Ali Vaez, sarà preso ora dall’attuale speaker del Parlamento, Mohammad Bagher Ghalibaf e questo “renderà il sistema ancora più militarizzato”. Per gli analisti la morte di Larijani allontana, di fatto, la possibilità di una soluzione diplomatica del conflitto segnando una grossa perdita per chi cerca un’interlocuzione con Teheran e rendendo sempre più evidenti gli interessi israeliani e americani dietro all’attacco all’Iran.

Un uomo nella casa distrutta a Tehran
TOPSHOT – A man speaks on a mobile phone as he stands outside damaged homes, following a military strike on the Iranian capital Tehran on March 15, 2026. Iran’s Foreign Minister said in an interview published on March 15, that the war pitting his country against the United States and Israel will only end when Tehran can be certain it will not be restarted. On February 28, Israel and the United States launched strikes on Iran, killing its supreme leader Ayatollah and triggering a war that spread across the Middle East. (Photo by Atta KENARE / AFP) /

Dopo che Israele negli ultimi decenni si è garantito il confine meridionale con l’Egitto, il confine orientale con la Giordania, ed è stata annullata anche la possibilità di scontro con la Siria ora la guerra all’Iran apre la strada per un regime change a Teheran e, soprattutto – visto l’allargamento delle maglie del conflitto – in Libano, vero obiettivo per Netanyahu. L’esercito israeliano ha ampliato la manovra in Libano in una fascia fino a 10 chilometri dal confine: all’alba di ieri aerei israeliani hanno bombardato i quartieri di Beirut di Kafaat, Haret Hreik, e Doha Aramoun.

Chi è Joe Kent, il veterano Maga che si oppone a Trump. La moglie caduta Siria: “Morta in una guerra provocata da Israele”

Si inseriscono in tale scenario le dimissioni del direttore del Centro nazionale antiterrorismo americano, Joe Kent. “Non posso in buona coscienza sostenere la guerra in corso in Iran. L’Iran – ha detto Kent – non rappresentava una minaccia imminente per la nostra nazione, ed è chiaro che abbiamo iniziato questa guerra a causa delle pressioni di Israele e della sua potente lobby americana”.