Milano, 6 marzo 2026 – Contrari alla guerra all’Iran con forti timori per un’escalation e per le ripercussioni economiche (caro gas-carburanti in primis). Ma non solo. Sui principali temi di attualità il “No” al Referendum sulla giustizia ha superato il fronte del “Sì” (anche con alta affluenza) mentre a riguardo della “nuova legge elettorale” c’è una decisa maggioranza di pareri negativi. E se si votasse oggi? FdI è stabile, PD e M5S sono in crescita, mentre Futuro Nazionale del Generale Vannacci sarebbe in calo nelle intenzioni di voto. Come in calo (-2%) sono i giudizi positivi sul governo. È quanto emerge da un sondaggio sui principali temi di attualità svolto da Youtrend per Sky TG24.
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Gli italiani e la guerra in Iran
Il 56% degli italiani si dichiara in disaccordo con l’intervento militare congiunto di Stati Uniti e Israele contro l’Iran (il 25% è d’accordo, il 19% non si esprime). La contrarietà è prevalente in tutte le fasce d’età e tra entrambi i generi, con un divario particolarmente ampio tra le donne (55% in disaccordo, 20% d’accordo).
La lettura politica è fortemente differenziata: nel ‘Campo Largo’ il disaccordo è schiacciante (79% contro 11% di accordo), con punte del 86% tra gli elettori AVS e del 79% tra quelli PD. Nel centrodestra, invece, prevale l’accordo con l’intervento (57% favorevole, 33% in disaccordo): il consenso è particolarmente elevato tra gli elettori FdI (63%), mentre tra quelli di Lega/FI/NM il quadro è più sfumato (47% d’accordo, 40% in disaccordo). Tra gli elettori centristi (Azione/IV/+Europa) prevale nettamente il disaccordo (76%).
Le preoccupazioni
Le due principali fonti di preoccupazione per gli italiani sono l’inizio di un conflitto più ampio (escalation) con il coinvolgimento di altri paesi (38%) e le conseguenze economiche legate all’aumento dei prezzi del petrolio e del carburante (37%). Il rischio di attacchi terroristici sul territorio italiano è indicato dal 12%, mentre solo il 4% dichiara di non essere preoccupato. Le preoccupazioni variano sensibilmente per orientamento politico: nel centrodestra prevalgono le conseguenze economiche (48%) rispetto al rischio di conflitto allargato (28%), con una quota significativa che teme attacchi terroristici in Italia (19%). Nel ‘Campo Largo’, al contrario, la preoccupazione dominante è il rischio di un’escalation militare (52%), seguita dalle ricadute economiche (40%). Tra gli elettori AVS la paura di un conflitto più ampio raggiunge l’85%.
L’Italia: neutrale o interventista?
Quasi la metà degli italiani (48%) ritiene che il governo italiano dovrebbe mantenere una posizione di neutralità e mediazione, il 29% chiede di condannare l’intervento militare e sollecitare un cessate il fuoco immediato, e solo l’8% vorrebbe schierarsi apertamente a fianco di Stati Uniti e Israele. Un ulteriore 15% non si esprime. La mediazione è la posizione prevalente in quasi tutti gli elettorati: è la prima scelta fra gli elettori di FdI (60%), Lega/FI/NM (55%), M5S (50%) e soprattutto Azione/IV/+Europa (79%). Fanno eccezione gli elettori di PD e AVS, dove prevale la richiesta di condannare l’intervento (rispettivamente 60% e 72%). Nel centrodestra il 18% si schiera apertamente con USA e Israele, quota che nel Campo Largo scende al 3%.
Referendum: Il “No” sorpassa il “Sì”
Referendum sulla giustizia: il “No” in vantaggio ad alta affluenza, si allarga a bassa partecipazione. Nello scenario di alta affluenza (chi voterebbe sicuramente o probabilmente), il “No” è per la prima volta avanti con il 51,4% (+1,4%) contro il 48,6% del ‘Sì’ (-1,4%), con un’affluenza potenziale stimata al 57,3% (+1,9%). Si tratta di un passaggio significativo rispetto al perfetto equilibrio della rilevazione precedente. Nello scenario di bassa affluenza (solo chi voterebbe “sicuramente”), il vantaggio del No si allarga ulteriormente: 54,1% (+1%) contro il 45,9% del Sì (-1%), con un’affluenza al 47,5% (+1,5%). In entrambi gli scenari il fronte del No guadagna terreno. La frattura resta nettamente politica: tra gli elettori di centrodestra oltre il 93% voterebbe ‘SÌ’, mentre nel ‘Campo Largo’ oltre il 93% si schiera per il No. Il fronte del ‘SÌ’ è quasi unanime tra gli elettori FdI (98% in entrambi gli scenari), compatto fra Lega/FI/NM (83%-81%) e più sfumato fra gli elettori M5S, dove il ‘NO’ è prevalente ma circa il 10% voterebbe ‘SÌ’. Tra gli elettori centristi (Azione/IV/+Europa) circa sette su dieci voterebbero ‘NO’, ma con differenze marcate fra Azione (più orientata al Sì) e gli altri due partiti (relativamente compatti sul “No”). Sul piano demografico, i giovani tra 18 e 34 anni restano il segmento più orientato verso il “No” (60% ad alta affluenza, 62% a bassa), mentre fra gli over 55 il “No” è ora leggermente in vantaggio anche in questo segmento (52%). L’affluenza potenziale (scenario alto) è più alta al Nord (66%) e più bassa al Sud (47%).
Pronostico sul referendum
Alla domanda su chi vincerà il referendum – un pronostico, non un’intenzione di voto – il 37% prevede la vittoria del “sì”, il 28% quella del ‘”No” e il 35% non si esprime. Prevale dunque l’attesa di una conferma della riforma, nonostante i dati sulle intenzioni di voto indichino il contrario. Il pronostico è fortemente influenzato dall’orientamento di voto referendario, ma con una differenza di intensità: il 79% degli elettori del “Sì” è convinto che alla fine la riforma passerà, mentre solo il 61% degli elettori del “No” pronostica una bocciatura.
Il destino del governo se vince il “No”
Nell’ipotesi di vittoria del “No”, il 42% degli italiani ritiene che Giorgia Meloni dovrebbe continuare a guidare il governo, il 37% che dovrebbe dimettersi e il 21% non si esprime. Il Paese è diviso, con una leggera prevalenza della continuità. La lettura è fortemente politica: tra gli elettori di centrodestra l’86% è per la continuità (e solo il 9% per le dimissioni), mentre nel ‘Campo Largo’ il 69% chiede le dimissioni. Fra gli elettori di Azione/IV/+Europa il quadro è più sfumato: il 56% chiede le dimissioni ma il 41% è per la continuità. Sul piano demografico, gli over 55 sono più favorevoli alla continuità (49% contro 36%), mentre tra i 35-54enni prevalgono le dimissioni (44% contro 30%). Tra i 18-34enni prevale la continuità (42% contro 29%), ma con una quota elevata di indecisi (29%).
Proposta di nuova legge elettorale
La proposta di legge elettorale delle forze di maggioranza in senso proporzionale, e con un premio di maggioranza aIto, raccoglie il 30% di giudizi positivi, il 42% di negativi e il 28% di “Non so”. Il saldo è nettamente sfavorevole, con 12 punti di differenza tra contrari e favorevoli, e un’area molto ampia di elettori che non si sono formati un’opinione. La polarizzazione politica è massima: tra gli elettori di centrodestra il 78% dà un giudizio positivo e solo il 13% negativo, mentre nel ‘Campo Largo’ il rapporto si inverte (71% negativi, 11% positivi). Fra gli elettori di Azione/IV/+Europa il quadro è quasi perfettamente diviso (42% positivi, 44% negativi), segno di una spaccatura interna significativa. I giovani 18-34enni e i 35-54enni sono i più critici (rispettivamente 37% e 46% di giudizi negativi), mentre gli over 55 sono il segmento più favorevole (38% positivo, 40% negativo). L’area degli indecisi è particolarmente ampia tra i più giovani (41%).
Intenzioni di voto
E se si votasse oggi? Fratelli d’Italia si conferma primo partito al 28,7% (=), mentre il Partito Democratico sale al 22,4% (+0,6%). Il Movimento 5 Stelle cresce in pari misura, portandosi al 12,9% (+0,6%) e consolidando la terza posizione a 9,5 punti dal PD. Nel centrodestra Forza Italia arretra all’8,1% (-0,3%), la Lega risale al 6,4% (+0,3%) e Noi Moderati scende allo 0,9% (-0,2%). Il blocco di governo (FdI, FI, Lega, NM) si colloca al 44,1%. Futuro Nazionale registra il calo più marcato della rilevazione, scendendo al 3,2% (-0,9%). A sinistra Alleanza Verdi-Sinistra è sostanzialmente stabile al 6,5% (-0,1%). Nell’area centrista-liberale Azione resta al 4,3%, Italia Viva sale al 2,2% (+0,6%) e PiùEuropa scende all’1,3% (-0,2%).
Il giudizio sul governo
Il giudizio sull’esecutivo guidato da Giorgia Meloni peggiora leggermente: i giudizi positivi scendono al 32% (-2%), quelli negativi restano stabili al 57%, mentre cresce la quota di “Non so” all’11% (+2%). Il saldo resta negativo, con 25 punti di differenza tra valutazioni critiche e favorevoli. Il giudizio è più favorevole tra gli over 55 (39%) rispetto alle fasce d’età più giovani (25% tra i 18-34enni). Sul piano territoriale, il Nord esprime giudizi più positivi (40%) rispetto al Centro (33%) e soprattutto al Sud (24%).