J-Ax a Sanremo 2026: “Quelli come me non vincono mai. Ma la focaccia dopo il Festival è già una vittoria”

“Se vinco Sanremo finisce il mondo, perché quelli come me non vinceranno mai Sanremo.” Alessandro Aleotti, in arte J-Ax, lo dice con la stessa ironia tagliente con cui ha scritto “Italia Starter Pack”, e non è chiaro se sia una provocazione o una lucida analisi del mercato discografico italiano. Probabilmente entrambe le cose.

Quelli come me non vincono mai

A 53 anni, con cappello da cowboy a tesa larga – sicuramente il gadget più ricercato tra gli addetti ai lavori – Alessandro porta sul palco una band impensabile per chi come lui fino a ieri era sempre e costantemente abbinato a Dj, banco e piatti. E invece…. “E invece alla mia età puoi permetterti anche di avere una violinista quindicenne (la bravissima Maria Adelaide Molinari n.d.r.) suonatore di banjo e nove cheerleader bardate come alla festa del paese. Volevo fare qualcosa non solo che non avevo mai fatto, ma che nessuno si sarebbe mai azzardato a fare. Tutto sommato una edizione forse non straordinaria del festival ha esaltato queste mie scelte e le ha messe ancora più al centro dell’attenzione”.

Il country che non sapevamo di avere

La domanda che gli fanno più spesso in questi giorni è sul country: come mai quel genere, come mai quella scelta. E la risposta di J-Ax è quella di uno che ci ha pensato davvero: “Il country, proprio come il rap, è una cosa che dovrebbe essere lontandissima dall’Italia, ma nessuno tiene conto che dalla seconda guerra mondiale siamo stati colonizzati culturalmente dagli Stati Uniti. È un attimo passare da un genere musicale americano a un altro. Ho scoperto il country 15-20 anni fa grazie al biopic su Ray Charles. Appassionandomi di black music ho fatto un giro completo. Ray Charles diceva che il country era la musica che ascoltava lui perché aveva ancora la capacità di raccontare delle storie. E devo dire che Ray Charles aveva ragione.”

Storie che sono anche di casa nostra: “Il country è quanto di più italiano si possa pensare. Siamo un paese di contadinotti e di provinciali. E lo dico con orgoglio perché il primo Redneck sono sicuramente io. Abbiamo sempre suonato e ascoltato country. Ma non lo chiamavamo così. Ai tempi le hanno chiamate folk. Ma ci sono dischi capolavoro di Guccini, come Di morte e di amore e di altre sciocchezze, che sono estremamente country. Così come pezzi di De Gregori, di Finardi…”

Il tutto in un paese che il country lo vive: “Decine di migliaia di persone ogni settimana si mettono gli stivali e ballano line dance nei club, vanno a cavallo, vivono in comunità una passione che è globale”.

J Ax
J Ax, 53 anni, torna a Sanremo con un brano country – Credits Ufficio Stampa (TVBlog.it)

Una canzone per gli stranieri, non per noi

Il brano, è stato analizzato. E come spesso accade capito poco. Molti hanno scritto che J-Ax ancora una volta attaccava l’Italia e il suo qualunquismo: “No – dice Alessandro in modo estremamente diretto – io ho raccontato l’Italia agli stranieri, quelli che vengono in Italia da noi. E che sono convinti che giriamo tutti in vespetta, che siamo fighissimi, che cantiamo e cuciniamo e andiamo in chiesa. Un quadretto che agli stranieri piace come se qualsiasi tardona americana che arriva qui trovi la soluzione alla sua crisi di mezza età”.

Tragedia e commedia

E invece cosa siamo? “Siamo il paese dei contrasti, dell’essere ricchi senza avere un euro, dell’arrangiarsi ma sorridendo. L’Italia è sempre stato un paese dove la tragedia sta a un soffio dalla commedia. È molto facile fare ironia sull’Italia, ma anche fare autoironia, che poi è la nostra forza. E poi lasciatemi dire che per quello che vedo fuori, non siamo nemmeno messi così male.”

Sul palco aveva scelto un look total black in omaggio a Johnny Cash, “man in black” per antonomasia, a fare da specchio al tricolore delle cheerleader. Un cortocircuito visivo deliberato: “Volevo esasperare certi simboli di cui si sono appropriate le persone sbagliate. Ho fatto la parodia di una convention repubblicana, giusto per far vedere a chi lo vorrebbe fare anche qui da noi. Ho messo cheerleader e tricolore anche per destabilizzare certi fighetti wannabe che personalmente non sopporto.”

La paura vera non è per me

Ogni volta il palco dell’Ariston lo manda in panico. Lo ammette senza esitare anche se stavolta riesce a sorriderci: “Le prime volte ero nel panico perché ne andava della mia vita, mi giocavo tutto. Adesso la prendo con più calma anche se sento addosso la responsabilità di fare felici tutti quelli che mi hanno voluto qui. Non posso permettermi di fare il cazzone e deludere gente che mi vuole bene e che ha lavorato tanto”.

Il cerchiobottismo del nulla

Fuori dal palco, J-Ax non abbassa la guardia. Niente sconti, a nessuno: “Sto in botta, mi hanno tagliato i carboidrati… quindi ho qualsiasi scusa pronta per le cose che dico. Con chi ce l’ho? Con chi è di destra senza avere il coraggio di fare cose di destra. Almeno quanto con quelli che con buona pace della coscienza dicono di essere senza sinistra: ma non sanno fare nulla che sia davvero di sinistra. Cerchiobottismo, neutralismo: tirano tutti a campare, tentando anche di fare bella figura. Mi danno il voltastomaco. C’è un solo obiettivo. Lo 0,1% che detiene tutto il potere politico ed economico…”

Dov’è la mia focaccia?

“Italia Starter Pack” è parte di un progetto più ampio che è ancora in pieno divenire: “Stavo scrivendo questo disco già da anni. A un certo punto è uscita questa canzone, l’abbiamo mandata a Sanremo molto prima che fosse previsto, e l’hanno presa. Ho dovuto mettere in pausa la produzione: il disco è già tutto scritto, ma ancora chitarra e voce. Appena finisce Sanremo chiamo i musicisti, registro tutte le tracce separate e finisco il disco. Poi probabilmente annuncerò degli eventi live — non ho ancora deciso in che modalità, ma quando J-Ax dice ‘non ho ancora deciso’ di solito vuol dire che vuole fare qualcosa che non ha mai fatto prima.”

Il vero obiettivo post-Festival, però, è un altro: “Sono in Liguria e non ho mangiato un solo pezzo di focaccia, non ne posso più. Domenica sono da Mara Venier e glielo dico chiario: in camerino pizza, focaccia e pasta se no non faccio nulla”.