Roma, 4 marzo 2026 – “I leader che avevamo pensato per l’Iran sono morti”, diceva ieri Donald Trump sul futuro della Guida suprema. Non quello a cui pensavano gli iraniani, che hanno optato per il figlio di Ali
Khamenei, Mojtaba, come nuova Guida Suprema, su indicazione delle Guardie Rivoluzionarie. Una scelta dinastica. Dall’altra parte del mondo il tycoon era impegnato in un bilaterale alla Casa Bianca con il cancelliere tedesco Friedrich Merz, primo leader europeo ricevuto a Washington dopo l’attacco contro Teheran. Un incontro in cui The Donald ha attaccato la Repubblica islamica ma anche alcuni partner europei. “La loro difesa aerea, l’aeronautica, la marina e la leadership sono state distrutte. Ora vogliono parlare, ma è troppo tardi”, ha scritto su Truth, segnando un cambio di passo rispetto ai giorni precedenti, quando aveva lasciato intendere uno spiraglio negoziale. Trump ha ammesso che i prezzi del petrolio “saliranno per un po’”, ma ha assicurato che “quando tutto finirà” scenderanno “a livelli mai visti prima”. Intanto, secondo il Wall Street Journal, la Casa Bianca sarebbe pronta a sostenere gruppi disposti a rovesciare il regime.
Il presidente americano ha poi puntato il dito contro Madrid e Londra, accusate di scarsa collaborazione. “Non possiamo usare le loro basi? Nessuno può dirci di non usarle”, ha attaccato, minacciando di “bloccare tutti gli scambi commerciali” con la Spagna e ironizzando sulla Gran Bretagna: “Non abbiamo certo a che fare con Winston Churchill”. Nel mirino anche Diego Garcia, la base anglo-americana nell’Oceano Indiano, definita “quella stupida isola”.
Sul terreno la guerra non si ferma. Al quarto giorno di conflitto, Stati Uniti e Israele continuano a colpire l’Iran “su vasta scala”, con l’obiettivo dichiarato di decapitare il regime e impedirne una ricomposizione. Nella notte l’Idf ha attaccato il “più importante” quartier generale degli ayatollah a Teheran e successivamente l’Assemblea degli Esperti a Qom, l’organo chiamato a eleggere il successore di Ali Khamenei. Non è chiaro se il palazzo fosse stato evacuato o se il raid sia avvenuto durante la votazione. Il Mossad, in un post in farsi, ha avvertito: “Non importa chi verrà scelto: il suo destino è già scritto”.

Secondo la Mezzaluna Rossa iraniana, le vittime nel Paese sarebbero ormai quasi 800. Israele ha confermato di aver colpito anche siti legati al programma nucleare, compreso il “complesso segreto di Minzadehei”, dove – stando all’Idf – il regime avrebbe continuato a sviluppare armi atomiche. Teheran ha ampliato la sua rappresaglia. Due droni hanno colpito l’ambasciata americana in Arabia Saudita, provocando un incendio limitato; in serata un sospetto drone ha causato un rogo anche al Consolato Usa di Dubai. Il Dipartimento di Stato ha esortato gli americani a lasciare “immediatamente” 15 Paesi della regione. Trump ha promesso che l’attacco e la morte di sei soldati Usa in Kuwait “non resteranno senza risposta”: “Abbiamo scorte di armi illimitate. Potremmo combattere per sempre”.
L’Europa si muove tra cautela e deterrenza. Jet britannici hanno abbattuto droni iraniani nei cieli di Giordania e Iraq. Londra ha inviato a Cipro la nave militare Dragon ed elicotteri anti-drone a protezione della base Raf di Akrotiri, già finita nel mirino di due Shahed. Parigi ha disposto l’invio di rinforzi aerei e navali, compresa la portaerei nucleare Charles de Gaulle, mentre Atene ha rafforzato le difese con navi, F-16 e una batteria Patriot nel Mar Egeo. Teheran ha avvertito che qualsiasi “azione difensiva” europea sarà considerata “un atto di guerra”.