Roma, 10 gennaio 2026 – La Russia lancia il suo primo missile ipersonico Oreshnik a Leopoli, nell’ovest dell’Ucraina, a pochi chilometri dal confine con l’Unione europea e la Nato, e getta un vero e proprio guanto di sfida all’Occidente. Le cancellerie europee condannano il gesto e attendono una reazione da Donald Trump. Il presidente Zelensky chiede nuove armi e la Russia gonfia il petto, minacciando nuovi attacchi per difendersi da “un ordine mondiale impazzito”.
Zelensky: Russia ignora sforzi diplomatici e colpisce civili e infrastrutture
Ma la capitale Kiev affronta, stremata, l’ennesima notte di bombardamenti e combatte la sua personale battaglia per la sopravvivenza. Uno stillicidio che dura da mesi e davanti al quale, ieri, per la prima volta, il sindaco Vitaliy Klitschko ha chiesto ai residenti che possono farlo di lasciare “temporaneamente” le loro case. Anche perché, nella maggior parte dei casi, non sono più abitabili.
La città da settimane deve sopportare razionamenti di corrente: i russi colpiscono da mesi le infrastrutture energetiche che ne permettono il funzionamento. Ancora nella notte fra giovedì e venerdì, Mosca ha scagliato sul Paese invaso, oltre all’Oreshnik, 242 droni e 22 missili da crociera. Di questi, l’aeronautica ucraina è riuscita a intercettarne rispettivamente 226 e 18. Non è bastato, però, a salvare Kiev dal collasso. Oltre alle infrastrutture energetiche, sono stati colpiti anche 20 edifici residenziali.
Il risultato è che, dopo decine di attacchi violenti, la metà dei condomini di Kiev — quasi 6mila — non ha più il riscaldamento. La stessa sorte tocca ai servizi essenziali. “I servizi pubblici hanno rifornito le strutture sociali, in particolare ospedali e maternità, con caldaie mobili — ha spiegato il sindaco Klitschko —. Insieme agli operatori energetici stanno lavorando per ripristinare la fornitura di elettricità e riscaldamento nelle case dei cittadini di Kiev. Stiamo facendo tutto il possibile per farlo il più rapidamente possibile. Ma l’attacco combinato a Kiev della scorsa notte è stato il più doloroso per le infrastrutture critiche della capitale. I servizi municipali stanno lavorando in modalità di emergenza”.
Una situazione drammatica, aggravata dalle condizioni meteorologiche. Nella zona della capitale la temperatura si aggira attorno ai 10 gradi sotto lo zero e nei prossimi giorni il clima diventerà ancora più rigido. In molte case, oltre al riscaldamento, manca anche la corrente elettrica e l’acqua corrente, che è stata drenata per evitare lo scoppio delle tubature durante gli attacchi.
Sui social si rincorrono offerte di aiuto: chi mette a disposizione stalli, chi generatori e stufe per far fronte al gelo, chi un pasto caldo. Segno che, anche in quello che è l’inverno più duro dall’inizio della guerra, il coraggio del popolo ucraino non si ferma.