La chat delle femministe: insulti a Mattarella e Segre. Tre indagate per stalking

Roma, 1 novrembre 2025 – Circa la mortificante vicenda della chat che riguarda le tre attiviste Carlotta Vagnoli, Valeria Fonte e Benedetta Sabene, ora indagate per stalking e diffamazione, provo una gran tristezza. Mi infastidisce tutto, forma e contenuto; anche la pubblicazione dei contenuti, alimentando un voyeurismo sempre più esasperato, il diritto di entrare in ogni momento nel privato di ciascuno, giudicarlo e condannarlo oltre ogni ragionevole dubbio. Io della gogna pubblica e dei tribunali del popolo non ne posso più.

Degli aspetti giudiziari si occuperà la procura. Quelli etici e politici (nel senso della polis) mi impongono, però, una riflessione che riguarda l’uso del potere, se esista un modo diverso di intenderlo da parte di uomo o una donna. Risultano particolarmente spiacevoli gli epiteti gettati su donne vive e morte del mondo della cultura e dei media, ma non ne farei una questione di genere, o non solo. Fra i bersagli c’erano anche uomini. A me sembra solo un volgare esercizio di potere, gestito con la stessa tracotanza e arroganza che imputiamo agli uomini. Un modo di fare squadra che in alcuni momenti ricorda lo squadrismo. Le battute da bar, darsi di gomito, le pacche sulle spalle, soppesare colleghi o avversari un tanto al chilo.

Le femministe accusate di stalking: “Farà la fine della mer*a che è”, “si ammazzi”, “avrà una morte sociale”

Le attiviste in questione probabilmente avranno fatto della lotta a questo sistema di potere il loro pane quotidiano, per poi incarnarne la versione peggiore. Non uso il termine a caso: contare centinaia di migliaia di follower, pubblicare articoli e libri, avere un pubblico che ritiene autorevoli le tue opinioni è un potere, specie in una società orizzontale, di esibizione, dove un influencer ha lo stesso peso specifico di chi ricopre un’alta carica pubblica. Intendiamoci, questo vale anche per chi aumenta il proprio consenso pubblicando la chat e cavalcando l’indignazione per erigersi a paladina.

È comunque un esercizio di potere. Vediamo chi fra noi due è più forte. Perché i circoli e le conventicole esistono per un genere e per l’altro, e purtroppo anche noi donne siamo spesso infarcite di quei metodi che subiamo da quando abbiamo l’uso della ragione e che a parole combattiamo. Ma ancora non abbiamo trovato un modo per essere autorevoli senza ricorrervi. Non sempre, intendiamoci, ci sono magnifiche eccezioni. Quello che mi ferisce è che non siano la regola.

In definitiva, questa triste storia marca una volta in più la distanza ancora da percorrere sulla strada dell’emancipazione. E, per favore, non tiriamo in ballo il femminismo, che non è un abito buono per tutte le stagioni, ma una questione di postura. Che sa distinguere fra diritti e abuso di potere.