Palmoli (Chieti) – Un’udienza “documentale”, con la trasmissione degli atti per via telematica e la speranza di poter ottenere un passo indietro sull’ordinanza con cui, il 20 novembre scorso, il Tribunale dei minorenni dell’Aquila ha sospeso la patria potestà a Nathan Trevallion e Catherine Birmingham, e il conseguente allontanamento in casa famiglia dei loro tre figli minorenni (due gemellini di 6 anni e la maggiore di 8, attualmente ospitati in una struttura protetta a Vasto con la mamma). Il giorno tanto atteso è ormai alle porte –martedì 16 dicembre – e la coppia anglo-australiana tenta il rush finale per poter riabbracciare i propri figli in tempo per Natale.

Le carte in Corte d’Appello: memorie e documenti su casa nel bosco, scuola e vaccini
Gli avvocati, Marco Femminella e Danila Solinas, sono pronti a consegnare alla Corte d’appello memorie e documenti utili a certificare il cambio di atteggiamento da parte della famiglia che, ad oggi, sarebbe non solo pronta ad adeguare la casa di Palmoli (il papà è intanto ospitato gratis nel B&B Casetta di Nonna Gemma) ma anche a consentire ai figli di frequentare la scuola e a completare il percorso vaccinale. Una decisione dei giudici, però, non appare così scontata, almeno a breve. La Corte d’Appello ha tempo fino al 27 gennaio (a due mesi dalla presentazione del ricorso) per prendere una decisione.
La tutrice smentisce la scuola di Brescia che ha certificato il percorso scolastico dei bambini
Nel frattempo sul caso pende ancora il giudizio del Tribunale dei minorenni che il 4 dicembre si è riservato dopo aver ascoltato le parti in udienza. Da parte della ‘famiglia nel bosco’ si registra comunque un netto cambio di paradigma rispetto a quanto avvenuto nei 13 mesi che hanno indotto gli assistenti sociali a redigere le relazioni che hanno portato alla contestata ordinanza. Un ostacolo verso il ‘ritorno a casa’, però, potrebbe essere rappresentato proprio dalla scolarizzazione dei bambini, costantemente monitorati nella casa famiglia. Secondo la tutrice Maria Luisa Palladino, infatti, i minori “non sanno leggere, stanno imparando ora l’alfabeto” e la più grande, di otto anni, “sa scrivere il suo nome sotto dettatura”. Un giudizio che, di fatto, smentisce quanto affermato da una scuola di Brescia che aveva certificato il grado di istruzione dei bimbi.
Il ministro Valditara: “Ci atteniamo alle certificazioni ufficiali delle scuole”
“È evidente che faremo anche noi le nostre valutazioni – ha spiegato il ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara, che proprio nei giorni successivi al clamore mediatico aveva richiamato l’attestato della scuola lombarda – ma il Ministero si attiene a quelle che sono le certificazioni ufficiali delle scuole che hanno rilasciato questi documenti”. Ed è proprio l’istruzione parentale il tema sul quale si infervora la polemica politica, sulla scia delle dichiarazioni al vetriolo del vicepremier Matteo Salvini, lanciate domenica dal palco di Atreju.

La proposta di legge della Lega e l’interrogazione di Avs: duello politico
La Lega ha presentato una proposta di legge per “valorizzare la libertà di scelta educativa, sancita dall’articolo 30 della Costituzione, che attribuisce ai genitori il diritto e il dovere di istruire ed educare i propri figli”.
Al contrario, Avs ha annunciato un’interrogazione parlamentare diretta a Valditara, definito “ministro della Propaganda del suo capo Matteo Salvini” affinché spieghi “com’è possibile che la bambina abbia superato gli esami annuali di idoneità che consistono in una prova scritta di italiano, una di matematica e un colloquio, se sa a malapena scrivere il proprio nome?”. Domande a cui cercheranno di rispondere anche i giudici dell’Aquila, su cui martedì 16 dicembre saranno puntati tutti i riflettori.