La lite sulla Privacy dopo Report. Opposizioni contro il garante. Meloni: lo avete scelto voi

Roma, 10 novembre 2025 – Si infiamma lo scontro sul Garante per la Privacy dopo l’inchiesta di Report sui conflitti di interesse, l’opacità di gestione e la contiguità con la politica dell’Authority. L’opposizione si muove in maniera compatta per chiedere le dimissioni dell’attuale vertice, azzerando tutti gli incarichi. La premier Meloni fa muro: sottolinea di non avere “competenze” in materia e ricorda che gli attuali membri del Garante sono stati nominati durante il governo giallorosso. E non sono assolutamente disposti a cedere il passo neppure gli attuali vertici dell’Authority, che ribadiscono l’indipendenza dell’organismo dalla politica.

Meloni: azzeramento Garante della Privacy non competenza del governo

Il tutto in una giornata in cui il conduttore di Report, Sigfrido Ranucci, ribadisce che il Garante della Privacy è ormai “un tribunale politico“ e respinge al mittente le accuse di aver violato la riservatezza di Meloni: “Io non ho diffuso un messaggio privato, lo ha diffuso Agostino Ghiglia (il membro del collegio del Garante di area FdI, ndr). Noi non abbiamo mai trafugato materiali. Se lo ha fatto qualcun altro, non lo so”. E Ghiglia, a sua volta, ribatte: “L’approccio di Report rispetta i principi di rigore e imparzialità che la stessa Cassazione indica come limite invalicabile? Qualche dubbio c’è”.

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Il giornalista e conduttore Sigfrido Ranucci posa per i fotografi nello studio del programma televisivo della Rai “Report”, Roma, 07 novembre 2025. ANSA/ANGELO CARCONI

Una polemica tira l’altra, mentre in serata interviene anche il responsabile organizzazione di Fratelli d’Italia, Giovanni Donzelli, per dire chiaro e tondo che non sarà il suo partito “a difendere un’autorità nominata da Pd e M5s”. Parole che suonano come il via libera di FdI all’azzeramento. Poche ore prima era stata proprio la leader del Pd, Elly Schlein, a sposare la linea delle dimissioni di tutto il collegio: “Penso che non ci sia alternativa: è emerso un quadro grave e desolante sulle modalità di gestione, che rende necessario un segnale forte di discontinuità“. La replica della premier Giorgia Meloni non si fa attendere: “Non abbiamo competenza sulla possibilità di azzerare l’autorità. È una decisione che, casomai, spetta al collegio”. Poi precisa: “Questo Garante è stato eletto durante il governo giallorosso, quota Pd e M5s, e ha un presidente in quota Pd. Dire che sia pressato da un governo di centrodestra mi pare ridicolo. Se Pd e M5s non si fidano di chi hanno messo all’Autorità, non se la possono prendere con me. Forse potevano scegliere meglio”.

Parole figlie di “ipocrisia”, attacca in Aula alla Camera il leader M5s Giuseppe Conte: “C’era competenza quando, da leader di FdI, si scambiava i messaggini con Ghiglia”, aggiunge, riferendosi allo scambio in tema Green Pass ai tempi del Covid. Durissimo anche il portavoce di Europa Verde e deputato alla Camera di Alleanza Verdi e Sinistra, Angelo Bonelli: “Non ci sono più alibi. Lo dico con chiarezza: non basta una difesa d’ufficio, non basta prendere tempo. Serve l’azzeramento”. Il capogruppo Pd Francesco Boccia, poi, annuncia un’interrogazione parlamentare “perché quello che è emerso nelle scorse ore, anche grazie all’inchiesta di Report, è di una gravità inaudita”.

Ma anche FdI prepara una nuova interrogazione, però sulla trasmissione guidata da Ranucci: “Report viola le comunicazioni di un parlamentare, che come sappiamo sono tutelate dalla Costituzione. Quello di Report non è giornalismo di inchiesta, o perlomeno non lo è sempre: si tratta di giornalismo militante, un romanzo di fantasia, una fiction che stalkerizza e accusa in modo scorretto e falso unicamente gli esponenti di maggioranza”.