Il manifatturiero pesa per circa il 15% del Pil italiano, ma una larga parte delle imprese continua a lavorare con sistemi gestionali obsoleti, rigidi e costosi. Strumenti che spesso non rispecchiano i processi reali e rallentano decisioni che, nelle filiere moderne, devono essere rapide e data–driven. Da questa frizione – strutturale e sempre più evidente – nasce Arke, startup fondata nel 2024 da Michela Andreolli, classe 1998, ingegnere con esperienze in Google, Amazon e SAP.
Prima di iniziare a codificare, Andreolli e il suo team hanno fatto quello che dovrebbero fare più spesso gli innovatori: hanno ascoltato. Attraverso una ricerca approfondita, hanno intervistato 300 imprese manifatturiere italiane per identificare i veri colli di bottiglia. Ne è emerso un quadro disarmante: le aziende hanno estremo bisogno di un sistema intelligente, modulare, flessibile, che non le obblighi a adattare i processi al software, ma che al contrario si adatti ai loro processi.
Il problema tradizionale dei gestionali è esattamente questo: sono stati costruiti come fortezze rigide, difficili da implementare, ancora più difficili da modificare. Una piccola fabbrica con 50 dipendenti deve affrontare la stessa complessità di un’azienda da mille persone. Il risultato? Data entry manuale, errori sistematici, informazioni sparse in fogli Excel collegati male gli uni agli altri, decisioni prese al buio.
Da qui la scelta di costruire un sistema capace di unire in un’unica piattaforma ERP, MRP, MES e WMS, ma senza la complessità tipica dei gestionali tradizionali.
«Per troppo tempo abbiamo incolpato le aziende della scarsa digitalizzazione, ignorando che gli strumenti forniti non erano all’altezza della sfida», racconta Andreolli. «Arke nasce per ribaltare questo paradigma: non un software passivo, ma un sistema proattivo che accompagna le persone nelle decisioni quotidiane».
La tecnologia sviluppata dal team – oggi composto da otto professionisti – permette alle imprese di implementare la piattaforma in circa tre settimane, configurando i processi senza scrivere codice. Un’app basata su AI automatizza l’inserimento dei dati da qualsiasi documento e la piattaforma suggerisce automaticamente ordini, acquisti e piani di produzione in base alle regole dell’azienda. Il risultato è un “copilota di processo” pensato per piccole e medie imprese che hanno bisogno di chiarezza immediata, non di complessità.
«Vogliamo dimostrare che l’innovazione profonda può nascere anche in Italia e scalare fuori dai confini», spiega la fondatrice. «Negli Stati Uniti si massimizza il ritorno, in Italia si minimizza il rischio. Ma oggi esistono le condizioni per costruire tecnologie di impatto globale anche qui».
Una visione che ha convinto investitori internazionali e italiani: nel 2024 Arke ha raccolto capitali da Dig Ventures, Vento Ventures, 2100 Ventures e Ithaca. Risorse che serviranno a rafforzare la piattaforma e ad accelerare una roadmap ambiziosa: trasformare il gestionale da semplice archivio dati a vero cervello operativo delle imprese.
«Le aziende manifatturiere sono il cuore del Paese», continua Andreolli. «Il nostro obiettivo è dare loro strumenti finalmente all’altezza: semplici, veloci e capaci di generare valore reale. La rivoluzione dei gestionali potrebbe partire proprio da chi, ogni giorno, produce il made in Italy nel mondo».
La startup apre ora un nuovo capitolo della propria crescita, annunciando quattro nuove assunzioni strategiche: un Senior Software Engineer, un Senior Frontend Engineer, un Head of Operations e un Founder’s Associate che lavorerà a stretto contatto con la CEO. «Nelle ultime settimane abbiamo già registrato un crescente interesse da parte di giovani italiani che lavorano all’estero e che stanno valutando concretamente un rientro nel Paese per contribuire alla crescita di realtà tecnologiche», conclude Andreolli.