Roma, 29 marzo 2026 – Solo l’ennesima questione in Medioriente – con il divieto imposto ieri dalle autorità israeliane al cardinale Pizzaballa di celebrare la messa della Domenica delle Palme al Santo Sepolcro – interrompe la lunga domenica di riflessione della presidente del Consiglio Giorgia Meloni sui problemi aperti nel governo. A una settimana dal risultato referendario e dopo la cena dei giorni scorsi con i due vicepremier la questione resta quella di come far uscire l’esecutivo dall’angolo, rilanciarne l’azione, scrollarsi di dosso la sconfitta e, prima di tutto, “non farsi logorare”. A giudicare dall’intervento di ieri sera sul fermo di 91 anarchici con la rivendicazione della bontà del decreto, la sicurezza, dopo la bocciatura della riforma della giustizia, è il tema scelto per ripartire e su cui “il governo continuerà a muoversi”.
Ma come affrontare lo scossone sull’assetto e sugli equilibri dell’esecutivo? Se è vero che il voto anticipato non è più un tabù, si tratta anche di un’ipotesi ventilata “a caldo” e una settimana è già passata. Gli altri scenari non sono che in parte nelle mani di Meloni: sia in caso di rimpasto indolore o “chirurgico”, come lo definiscono alcuni esponenti della maggioranza, sia di governo bis – ipotesi non amata da Palazzo Chigi ma che consentirebbe un rimpasto più corposo della sola sostituzione di Daniela Santanchè –, sia, ancora di più, di crisi pilotata verso un governo tecnico, che porti il Paese alle elezioni dell’anno prossimo, l’arbitro della partita è il Presidente Mattarella che terrà ferma, esplorando ogni possibilità concessa dalla Costituzione e dalla prassi, considerando anche, particolare non da poco, che la maggioranza in Parlamento ha i numeri per proseguire, la necessità di mantenere la stabilità nel Paese mentre il mondo è in fiamme.

Le ipotesi sono, in teoria, tutte sul tavolo e a capire verso quale di esse ci si dirigerà aiuterà quanto accadrà – c’è chi dice a breve – sul fronte dell’interim sul Turismo, dopo l’uscita di scena di Daniela Santanchè (che ieri ha precisato che non se ne andrà da Fratelli d’Italia). Secondo una lettura piuttosto accreditata il ministro Adolfo Urso, vista anche l’insoddisfazione degli imprenditori, potrebbe finire al Turismo e allo Sviluppo economico arriverebbe, con un ruolo di grande peso dentro l’esecutivo, che già farebbe storcere la bocca a Forza Italia, il leghista Luca Zaia. Altrimenti, in pole position c’è anche la presidente dell’Enit Alessandra Priante o il deputato di FdI Gianluca Caramanna. C’è, infine, l’idea di assegnare la direzione generale di un dipartimento del ministero della Giustizia a qualche magistrato che molto si è speso per il Sì: il nome più gettonato è quello della pm di Santa Maria Capua Vetere, Annalisa Imparato.
