L’attimo fuggente

‘Nell’utilizzare le risorse del Next generation Eu abbiamo l’obbligo morale di pensare solo ai giovani. E di coinvolgerli nelle scelte’

foto di Francesco LoiaconoNon c’è stato, e forse mai più ci sarà, un momento così favorevole per programmare e realizzare una giusta e lun­gimirante transizione ecologica. La mobilitazione di milio­ni di giovani in tutto il mondo sotto la sigla dei Fridays for future e dietro l’impegno iconico di Greta Thunberg è il terreno migliore su cui è piombata la pandemia, con tutte le urgenze che solleva per il presente ma soprattutto per ciò che impone per il futuro. Chi discute su come utilizzare le risorse del “Next generation Eu” ha l’obbligo morale di pensare solamente ai giovani, e di coinvolgerli nelle scelte. L’Europa, questa volta, non ha perso tempo e con il nome scelto per il programma di finanzia­menti per la ripresa ha esplicitato solennemente che questo è il nostro “appuntamento con il futuro”, come scrive a pagina 25 Mauro Albrizio presentando i pilastri e i paletti su cui costruire il domani “verde”.

A questo appuntamento epocale dobbiamo presentarci con parte­cipazione, ascoltando le idee dei tanti soggetti della società civile, ma soprattutto con buone idee per costruire un avvenire sostenibile e giusto. Nell’illustrazione di co­pertina di Pierluigi Longo, la mano dell’Europa consegna all’Italia i soldi necessari alla nostra ricostruzione verde. Dietro quella mano ci sono le future generazioni, sarebbe delittuoso puntare su vecchi progetti che giac­ciono nei cassetti di qualche ministero e di chi ancora, ostinatamente e anacronisticamente, continua a sostenere le fonti fossili e le grandi opere.

La definizione entro dicembre della nuova Politica agri­cola comune, con il suo considerevole assegno di oltre 340 miliardi per i prossimi sette anni, conferma l’irripeti­bilità del momento. Abbandonare la chimica e convertire le produzioni agricole in chiave sostenibile è un sentiero obbligato e già aperto da tanti imprenditori lungimiranti. Il governo non volga lo sguardo al passato e liberi il campo da chimica e produzioni che male fanno al pianeta, alle comunità e alla salute dei cittadini.

La pandemia Covid-19 è solo l’ultima malattia del pianeta. Le nostre Alpi stanno soffrendo il cambiamento climatico, come denuncia la recente campagna “Carovana dei ghiac­ciai” di Legambiente e del comitato glaciologico. Dal 1850 a oggi, ci ricorda Elisa Cozzarini nel servizio a pagina 34, le aree coperte dai ghiacciai si sono ridotte di oltre il 50%. Il tempo per agire è adesso.

 

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