LDA e Aka7even, andamento forte

“Conti ci ha fatto sentire in famiglia, come se fosse un parente” ammettono LDA & Aka7even raccontando l’esperienza sanremese davanti alle telecamere di “Soundcheck”, il format musicale del nostro giornale disponibile su social e sito web. Luca D’Alessio e Luca Marzano. Insomma, Luca al quadrato. Ventisette anni in due.

Parliamo di “Poesie clandestine”

Luca D’Alessio: “Il pezzo perché era l’unico che avevamo e quando Carlo ha annunciato il nostro nome, in 16 giorni abbiamo fatto il disco e forse c’è un pezzo nel disco che avremmo voluto presentare, però siamo contenti anche di questa siamo super contenti di ‘Poesie clandestine’.

Il vostro primo album arriva il 6 marzo e s’intitola come il brano che portate in gara

Marzano: “L’album racchiude in maniera molto naturale l’emozione affiorata spontaneamente in studio durante le registrazioni. Crediamo di aver fatto assieme agli autori un lavoro bellissimo, capace di spogliare i nostri pensieri sull’amore, di metterli a nudo al meglio delle nostre capacità”.

Lei Aka7even è venuto al Festival nel 2022, lei LDA nel 2023. Come avete corretto il tiro rispetto a quelle esperienze soliste?

D’Alessio: “Col tempo si cresce, si matura, si affrontano nuove esperienze. E la musica che fai cresce con te.

Marzano: “I pezzi che abbiamo proposto al Festival rappresentavano foto del momento che stavamo vivendo. Eravamo giovani, meno esperti, e i testi raccontavano quel momento lì”.

Nella serata delle cover, connection campana, visto che ospitate Tullio De Piscopo con quella “Andamento lento” presentata proprio a Sanremo nell’88. Avete pensato subito a lui?

Marzano: “A dire il vero, avevamo in mente Elton John, Chris Brown, Sting…”.

D’Alessio: “A parte gli scherzi, è arrivato tutto in modo abbastanza spontaneo, perché volevamo portare sul palco dell’Ariston lo spirito di Napoli e abbiamo pensato a De Piscopo che è veramente un’icona di Napoli, un orgoglio campano e italiano nel mondo. Non era scontato che due ragazzi come noi riuscissero ad avere un artista di questo calibro, che li ha fatti crescere con la sua musica”.

Marzano: “E poi io da piccolo ho studiato batteria, quindi, condividere il palco col maestro, con la leggenda, è un onore”.

“Quanto vorrei portarti via da questo inferno di ragione e follia?

Settantasei anni di Festival in una canzone?

D’Alessio: “Diremmo ‘Ancora’ di Eduardo De Crescenzo. Mia mamma aveva questo video dei tempi in cui Sanremo era ancora in playback e io associo ancora la manifestazione a quelle immagini”.

Marzano: “Io dico ‘Soldi’ di Mahmood, perché è un pezzo che ha cambiato i connotati di Sanremo modernizzandolo tantissimo, lasciando prendere piede alla musica elettronica in modo clamoroso. E ha significato tanto pure il fatto che lui venisse da Saremo Giovani e da lì sia arrivato direttamente sul gradino più alto del Festival”.

Con Baglioni non si portava la cover, ma la canzone in gara reinventata assieme ad un ospite. Voi in che chiave avreste rielaborato la vostra e soprattutto con chi l’avreste voluta seguire?

D’Alessio: “Io avrei puntato su una versione ballad di ‘Poesie clandestine’, quindi piano e archi, assieme a Serena Brancale.

Marzano: “Mi aggrego alla scelta della Brancale, ma avrei forse scelto una versione ancora più latineggiante, una specie di reggaeton o di bachata, comunque sempre movimentato”.