L’Italia è il Paese con più liberi professionisti d’Europa

Ancor più preoccupanti le prospettive del mercato del lavoro negli studi professionali che non riescono più ad attrarre neolaureati, una tendenza che si incrocia pericolosamente con il declino strutturale demografico che impatta duramente sui livelli occupazionali, dove tra il 1996 e il 2021 si nota un tracollo del 46% tra i giovani under 30. È l’ultima e più aggiornata fotografia del settore professionale quella che emerge dal “VII Rapporto sulle libere professioni in Italia – anno 2022”, curato dall’Osservatorio libere professioni di Confprofessioni, coordinato dal professor Paolo Feltrin, e presentato oggi a Roma nella Sala del parlamentino del Cnel che ha visto la partecipazione del ministro del Lavoro, Marina Elvira Calderone; del viceministro della Giustizia, Francesco Paolo Sisto; dalla senatrice Maria Stella Gelmini; dell’onorevole Marta Schifone, responsabile Professioni di Fratelli d’Italia; del coordinatore dell’Osservatorio delle libere professioni di Confprofessioni, Paolo Feltrin; del presidente dell’Istat, Gian Carlo Blangiardo; del presidente della Fondazione Astrid, Franco Bassanini; del presidente del Cnel, Tiziano Treu; del segretario generale della UilTucs, Paolo Andreani; e del presidente di Itinerari previdenziali, Alberto Brambilla. “Il Rapporto sulle libere professioni 2022 è lo specchio fedele di una realtà economica che mostra una forte resilienza di fronte alle turbolente oscillazioni congiunturali e a una politica che fino a oggi non ha saputo intercettare il valore del lavoro professionale nei meccanismi di crescita della nostra economia. Assistiamo infatti a una sorta di strategia difensiva da parte dei liberi professionisti che, per difficoltà oggettive o a causa di un contesto normativo poco incentivante, ritardano la partenza della ripresa del settore nel suo complesso”, commenta il presidente di Confprofessioni, Gaetano Stella. “In questo contesto, i liberi professionisti italiani guardano al nuovo corso politico del Paese con estrema attenzione, nella prospettiva di trovare risposte concrete per il mercato del lavoro e per lo sviluppo economico del Paese. Il declino demografico, l’occupazione giovanile e la crescita dimensionale degli studi professionali rappresentano fronti aperti sui quali la politica può e deve intervenire per rendere più attrattivo e competitivo il nostro settore, attraverso un auspicato confronto e una dialettica costruttiva con gli organismi di rappresentanza delle professioni”, aggiunge. Con 1.402.000 unità i liberi professionisti rappresentano il 28,5% del lavoro indipendente in Italia, segnando una crescita ininterrotta dal 2010, a parte la battuta d’arresto dovuta alla pandemia che tra il 2018 e il 2021 ha determinato una contrazione del 2% (-24 mila unità), in controtendenza rispetto al lavoro indipendente che tra il 2018 e il 2021 ha perso 343 mila posti di lavoro. L’emergenza Covid si fa sentire soprattutto sui liberi professionisti con dipendenti, dove negli ultimi quattro anni si è registrata una flessione di quasi il 13%, soprattutto nel Nord Ovest e nel Centro. In questo ambito, tuttavia, si registrano saldi occupazionali sempre positivi tra i dipendenti degli studi: nel 2021 si contano oltre 41 mila attivazioni nette, contro le 29 mila nel 2019, grazie anche all’aumento dei contratti di lavoro stabili, passati da 38.607 a 46.333 negli ultimi tre anni: un dato che riflette la stabilizzazione del lavoro negli studi professionali come confermato anche dai contratti di apprendistato. La progressiva crescita del comparto libero professionale e la parallela contrazione del lavoro autonomo hanno portato ad una riconfigurazione strutturale dell’universo dell’occupazione indipendente in Italia: se nel 2009 i liberi professionisti valevano solo il 20% del lavoro indipendente, oggi il loro peso e’ salito al 28,5%. In questo ambito i settori economici più dinamici sono quelli legati alle professioni scientifiche e tecniche e all’area sanità e istruzione.