L’Italia sceglie il Board of peace, il governo: saremo osservatori. No delle opposizioni, gelo del Colle

Roma, 16 febbraio 2026 – Domani pomeriggio la Camera approverà la risoluzione del centrodestra che apre le porte all’ingresso dell’Italia nel Board of Peace voluto da Donald Trump. Un voto che segna una frattura netta: maggioranza compatta da un lato, opposizione in blocco dall’altro. L’Italia parteciperà come osservatore, ma da Palazzo Chigi il messaggio è inequivocabile: “Il tavolo per il futuro di Gaza è quello. Non esserci significa rinunciare a incidere proprio ora che si intravede uno spiraglio”. Il via libera definitivo è arrivato ieri dal vertice dei leader (Meloni, Tajani, Salvini, Lupi), e va da sè che la posta in gioco supera l’emergenza umanitaria: nel Board si discuterà anche di ricostruzione. A orientare la premier non è solo la solidarietà, ma il calcolo geopolitico: Roma, storicamente centrale negli equilibri mediorientali, non intende farsi tagliare fuori dal nuovo scacchiere. Una scelta pragmatica, insomma: impossibile aderire formalmente (lo statuto cozza con la Costituzione), impensabile restarne fuori.

Board of Peace, Tajani: “Siamo stati invitati come osservatori, ma non siamo membri”

La mossa è rischiosa, quasi un sasso lanciato in un vespaio. Il Quirinale non commenta, ma il suo silenzio è tutt’altro che disinteressato: gelido, piuttosto. Da Bruxelles, invece, si avvertono i primi scricchiolii. La Commissione interverrà con Dubravka Suica, ma rifiuta l’etichetta di “osservatore”: l’Ue “non sarà membro del Board of Peace” ma sarà negli Usa “per partecipare alle discussioni su Gaza”. Una distinzione semantica che appare come un’acrobazia diplomatica per marcare la distanza da Roma. “Ipocrisia”, tagliano corto dalla maggioranza.

Il prezzo politico dell’operazione è alto: irritazione del Colle, scontro con le opposizioni compatte (da Fratoianni a Calenda) e freddezza dell’Ue guidata da Ursula von der Leyen. Tuttavia, giovedì a Washington l’Italia sarà in compagnia di Grecia, Ungheria, Polonia, Romania, Repubblica Ceca e Cipro (presidenza di turno dell’Ue).

Per non allargare il solco con l’Europa, Meloni non andrà: a rappresentare l’Italia ci sarà il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, che oggi illustrerà la linea italiana prima in aula alla Camera, poi alle commissioni Esteri e Difesa riunite al Senato. Scartata l’ipotesi di un tecnico, non apprezzata dagli americani, serviva un livello politico alto per bilanciare l’assenza della premier. “Vogliamo essere protagonisti ma come osservatori, come lo sarà la Commissione europea”, avverte Tajani. Rimbeccato dal Pd con Peppe Provenzano: “L’Ue lo smentisce”.

Palazzo Chigi fa notare che anche l’Anp (Autorità nazionale palestinese) e il mondo arabo, Qatar incluso, guardano con favore all’iniziativa. Non vanno giù le critiche che il centrosinistra mette nero su bianco sulla risoluzione, ovvero l’opportunità di non partecipare “in qualunque forma” per “non legittimare un organismo internazionale non conforme ai principi previsti dall’articolo 11 della Costituzione e a quelli del diritto internazionale”, e per non delegittimare il ruolo dell’Onu “che va sostenuto”.

Accuse respinte al mittente dalla maggioranza: l’assenza delle istituzioni internazionali classiche non giustifica la diserzione solo perché c’è Trump, la replica. “Putin e la Cina sono nel Consiglio di Sicurezza Onu, eppure nessuno abbandona le Nazioni Unite”. In ballo, riassume gli umori comuni il titolare della Farnesina, “c’è l’interesse nazionale, la sicurezza del Mediterraneo e le rotte del Mar Rosso”. E parlare di “comitato d’affari” come fa l’opposizione “è del tutto fuori luogo”, assicurano da Chigi. È vero, si riconosce, in gioco c’è anche la ricostruzione di Gaza, ma “se è per questo ci sarà anche in Ucraina e nessuno se ne stupisce”.

Considerazioni non prive di fondamento, ma nel clima che si è creato tra Stati Uniti ed Europa la sensazione dello strappo è inevitabile. A meno che Giorgia Meloni non riesca a convincere in extremis l’alleato e interlocutore privilegiato: il Cancelliere tedesco Friedrich Merz.