Palmoli (Chieti) – “Qui in casa famiglia i miei figli non dormono bene, hanno un’ansia profonda”. Le prime frasi della mamma di Palmoli rimbalzano dalla comunità di Vasto ai telefoni cellulari degli amici, dei legali e delle persone – tante – che credono in lei e la stanno accompagnando in questa fase durissima della vita. Sono messaggi Whatsapp. “Sfoghi digitati velocemente sullo schermo di un telefono”, scrive il quotidiano Il Centro. Catherine Birmingham è una donna afflitta dagli eventi. La sospensione della potestà genitoriale. L’intervento dei servizi sociali. Il trasferimento dei tre piccoli – i due gemellini di 6 anni e la sorella maggiore di 8 – dal bosco di Palmoli alla casa protetta. I ricorsi respinti dalla Corte d’Appello e dai giudici del Tribunale per i minorenni dell’Aquila. Il Natale spezzato, con papà Nathan Trevallion ritrovato solo poche ore e non oltre le 12.30 del 25 dicembre.

“Quando li sento svegliarsi, entro e mi assicuro che stiano zitti per non svegliare gli altri bambini”
Il racconto di Catherine via sms si muove dai grandi temi giudiziari alla piccola della quotidianità dei suoi figli. Rivela un dettaglio, tra le altre cose: la figlia maggiore ha piccole ferite su entrambe le mani. “Le morde di continuo, giorno e notte – scrive la madre – sono i segni di un’ansia intensa”. La mamma vive al piano superiore della casa famiglia rispetto a quello in cui sono ospitati i figli e i momenti di contatto sono contingentati e monitorati: può vedere i fratellini solo a colazione, pranzo e cena, prima di andare a dormire. A chi le chiede se sia vero che lei svegli molto presto i tre piccoli, racconta Il Centro, risponde con la semplicità di chi si sente fraintesa: “Non è assolutamente vero. Scendo e controllo se sono svegli, ma se non lo sono vado in cucina e preparo il porridge. Quando li sento svegliarsi, entro e mi assicuro che stiano zitti per non svegliare gli altri bambini”. I suoi tre figli, aggiunge, “non dormono bene e si svegliano da soli”.

“Per favore, confermatemi che tutto quello che dicono è falso”
Nelle carte gli assistenti sociali e i giudici tratteggiano la figura di una donna “diffidente” che si oppone con “insistenza” ai tentativi di dialogo, descrivono una madre che anche in comunità “pretende che vengano mantenute dai figli abitudini e orari difformi dalle regole che disciplinano la vita degli altri minori ospiti della comunità, circostanza che fa dubitare dell’affermata volontà di cooperare stabilmente con gli operatori nell’interesse dei figli”. Lei, nei messaggi riportati da Il Centro, replica con stupore e amarezza: “Per favore, confermatemi che tutto quello che dicono è falso”, stenta a credere che i suoi comportamenti vengano interpretati come atti di ribellione o di sabotaggio del percorso educativo.

“Me li hanno portati via. Da quel momento la mia vita si è spezzata in due”
Sui social network, in particolare su Facebook, circolano altre parole apparentemente firmate da Catherine Birmingham. Forse, più probabilmente, sono “traduzioni” dall’esterno dei suoi pensieri, un’interpretazione del dolore per la separazione dai figli, un testo romanzato ma verosimile. “Me li hanno portati via. Da quel momento la mia vita si è spezzata in due. Un prima in cui ero madre ogni minuto, e un dopo fatto di silenzi, attese e porte chiuse. I miei figli sono vivi, ma non sono con me. E questo è un dolore che non ha tregua. Li vedo tristi. Li guardo negli occhi e capisco che non comprendono perché non possano tornare a casa, perché qualcuno abbia deciso che stare lontani da noi fosse giusto. Mi chiedono quando finirà, quando potranno dormire nel loro letto, quando torneremo a essere una famiglia. E io non ho risposte che possano consolarli”. E ancora: “Questa separazione è un trauma. Non è una pausa, non è una protezione, è una ferita che rischia di restare dentro per sempre. Ogni giorno lontano da noi è un giorno in cui imparano la paura, l’assenza, l’idea che l’amore possa essere interrotto. Io so che non c’era pericolo per la loro vita. So come li ho cresciuti, so quanto erano amati, protetti, seguiti. E vivere con il pensiero che qualcuno abbia deciso il contrario è una sofferenza che logora, che toglie il respiro”.
Questa separazione è un trauma. Non è una pausa, non è una protezione, è una ferita che rischia di restare dentro per sempre

Lo psichiatra Tonino Cantelmi perito di parte della famiglia Trevallion
La difesa della coppia anglo australiana, intanto, si affida alle competenze di Tonino Cantelmi, psichiatra e professore associato all’Università Gregoriana, scelto come consulente per la perizia disposta su genitori e figli. Cattolico militante, già nominato da Papa Francesco (era il 2020) “membro del dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale” come recita il suo curriculum, Cantelmi – spiega il Corriere – giocherà un ruolo anche nel consolidamento della strategia mediatica dei Trevallion.