Lo zafferano della rinascita

La pianta al centro della campagna “Alleva la speranza+” promossa da Legambiente e Enel con un progetto che ha messo radici in una delle aree colpite in Umbria dal terremoto del 2016, a cui si sono aggiunte le conseguenze dell’emergenza Covid. Intervista a Marta Giampiccolo dell’azienda agricola “Zafferano e dintorni”

Novembre è il mese d’oro della produzione della spezia che dà il nome all’azienda agricola di Marta Giampiccolo, “Zafferano e dintorni”, tra le quattro protagoniste della campagna di raccolta fondi “Alleva la speranza+”, promossa da Legambiente ed Enel, a cui sarà possibile contribuire fino al prossimo 30 novembre. Ma è anche la pianta che per le sue modalità di coltivazione è al centro di un progetto ancora più ampio che ha messo radici proprio in una delle aree colpite in Umbria dal terremoto del 2016, a cui si sono aggiunte le conseguenze dell’emergenza Covid: la Valnerina. Qui, come spiega Marta Giampiccolo in questa intervista, è nata, anche grazie all’impegno della loro azienda a conduzione familiare, l’associazione “Zafferano di Cascia”, impegnata a organizzare una delle mostre mercato più importanti che si svolgono in ltalia.

Lo zafferano dà il nome alla vostra azienda. Come nasce questa passione?

È sicuramente la coltura e la spezia che più ci rappresenta, implica dedizione, pazienza, perseveranza, sensibilità, costanza e resistenza, una coltura quasi esclusivamente manuale che richiede coinvolgimento, partecipazione e condivisione di tutti. Sin da quando è stata formata l’azienda a nome di mia madre, nel 1990, si è sempre data importanza a coniugare produzione, tradizione e territorio. Visto che questa spezia era già stata oggetto di coltivazione in Valnerina abbiamo dal 2000, incominciato a coltivarla. Quando mio fratello ed io abbiamo preso il testimone, formando una società agricola semplice, il nome non poteva che essere “Zafferano e Dintorni”, che rappresenta da allora tutte le nostre attività di una piccola azienda agricola multifunzionale.

Intorno allo zafferano è nata anche una rete di produttori. Che stagione è stata quella di quest’anno?

Nel 2000 si è formato un gruppo di coltivatori di zafferano che nel 2003, noi ne siamo tra i soci fondatori, ha formato l’associazione “Zafferano di Cascia – Zafferano purissimo dell’Umbria”, impegnata a promuoverne la coltivazione e organizzare eventi, come la Mostra Mercato dello Zafferano che si svolge a Cascia. Nel 2012 è nata l’associazione Zafferano italiano, che ormai comprende più di 10 associazioni e una ventina di aziende singole. Quest’anno abbiamo vissuto un anno difficile, sia per la stagione avversa, molto siccitosa che ha determinato un raccolto scarso, sia per le difficoltà create dalla pandemia. Abbiamo riorganizzato la mostra mercato con un discreto successo. E speriamo sia di buon auspicio.

Quali obiettivi avete anche grazie alla raccolta fondi con “Alleva la speranza+”?

La nostra azienda è molto piccola e la multifunzionalità è l’unica maniera per renderla economicamente valida, con prodotti locali per la vendita diretta, agriturismo, fattoria didattica, noleggio e accompagno bici. Siamo riusciti così a resistere prima alle conseguenze del terremoto del 2016 e poi a quelle della pandemia. Abbiamo un piccolo giardino di piante officinali e abbiamo appena finito di costruire un annesso che diventerà un’aula polifunzionale. Ora vogliamo rendere usufruibile anche la parte esterna, sia per svolgere attività che per gli ospiti dell’agriturismo. Per offrire al meglio i nostri prodotti costruiremo anche una piccola cella frigorifera. Proviamo così a dare un senso di completezza alla nostra realtà, in continua evoluzione da più di 30 anni, per fare attività a stretto contatto con la natura che ci circonda.

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